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Duello sui certificati di malattia on line. Ma il risultato sembra positivo

Secondo il Ministro Brunetta i dati relativi all’invio on line dei certificati medici sono incoraggianti e rivelano un successo. Per i medici della FIMMG, invece si tratta di analisi ottimiste che non mettono in debita luce le notevoli difficoltà ancora presenti. In fin dei conti, però, il processo di digitalizzazione dei certificati medici sembra uno dei pochi che procede bene e velocemente.

Mentre da un mese a questa parte sul sito del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione non fanno che susseguirsi comunicati incoraggianti sui risultati relativi alla procedura di invio on line dei certificati di malattia da parte dei medici di famiglia (prevista dal D.lgs. 150/2009), ieri la Federazione dei Medici di Medicina Generale (FIMMG) ha pubblicato i dati di un’indagine interna secondo la quale un terzo del campione non è ancora in grado di trasmettere nulla all’INPS.

Vediamo nel dettaglio le due posizioni

Il sondaggio della FIMMG ha riguardato 1922 medici di famiglia che hanno risposto ad 8 domande. Il questionario non ha indagato solo l’elemento “invio” del certificato, ma anche l’aspetto qualitativo del processo, la praticità e il supporto avuto dalle strutture del Ministero.

I dati in sintesi sono stati:

  • Il 66% del campione è già in grado di inviare certificati di malattia all’INPS
  • Di questi il 78% invia il certificato direttamente, mentre il 22% utilizza la rete regionale
  • Il 28% dei medici riesce ad inviare i certificati utilizzando il proprio programma gestionale, integrato con il sistema di invio, mentre il restante 72% deve uscire dal programma gestionale e aprirne un altro apposito.
  • Il 23% del campione ha interagito con il call center messo a disposizione e tra questi oltre il 68% ha evidenziato disservizi (attesa di oltre 5 minuti o rinuncia prima ancora di iniziare la procedura)

Sul sito del Ministro Brunetta, invece, si possono trovare i dati assoluti del progetto. L’ultima rilevazione (28 settembre) evidenzia un totale di 543.000 certificati inviati, (108.000 nell’ultima settimana) con un flusso medio giornaliero triplicato nelle ultime settimane.
In15 Regioni il processo di abilitazione dei medici si è praticamente concluso e sono 4.700 i medici che, privi di connessione Internet, hanno utilizzato il numero verde che consente di inviare il certificato di malattia utilizzando un normale telefono fisso o mobile.
Passando alle percentuali si legge che l'85% dei medici è già in possesso di un PIN ed oltre la metà delle aziende sanitarie sono riuscite a consegnare il PIN a tutti i medici presenti sul loro territorio. Ciò vuol dire che poche ASL ritardatarie causano un abbassamento notevole della percentuale media (in particolare non raggiungono la soglia del 10% le aziende di Cittadella -Veneto, di Cuneo CN2-Piemonte, di Messina e di Ragusa-Sicilia).

Insomma, pur con percentuali leggermente diverse e con l’inconveniente che il sondaggio da parte della FIMMG è stato condotto su un campione non statisticamente rilevante, i dati delle due rilevazioni non sembrano discostarsi, poi, di molto. Entrambe affermano che la maggioranza dei medici è pronta all’invio del certificato di malattia all’INPS (e lo sta già facendo). Dov’è allora il problema?

L’obbligo

Il problema reale è che il d.lgs 150/09 prevede che dal 19 giugno 2010, i certificati di malattia possano essere rilasciati solo in modalità telematica e la circolare dell’11 marzo dichiara che “L'inosservanza degli obblighi di trasmissione telematica da parte dei medici costituisce illecito disciplinare e, in caso di reiterazione, comporta il licenziamento o, per i medici convenzionati, la decadenza dalla convenzione”.
E' questo, dunque, il vero nodo della questione che la FIMMG vuole mettere in luce, ossia il fatto che le scadenze individuate dalla legge sono state troppo restrittive e non hanno tenuto conto delle reali difficoltà che ogni medico avrebbe incontrato.

La risposta di Brunetta ci fa essere ottimisti

In realtà, però, Il Ministro Brunetta non è rimasto affatto sordo al grido lanciato, già da tempo, dalle associazioni dei medici. In una nuova circolare pubblicata ieri, infatti, ha comunicato che la commissione istituita a luglio scorso per valutare la funzionalità del sistema, pur ritenendo concluso il collaudo, ha evidenziato "segnalazioni di difficoltà applicativa sotto il profilo organizzativo, sia in ambito ospedaliero che territoriale, per le quali vanno previste soluzioni da porre in atto in tempi brevi nella fase di compiuta ottimizzazione".
Vista dunque l’impossibilità di accertare se un’eventuale mancata attuazione della norma è causata da un’effettiva responsabilità umana oppure semplicemente ad un impedimento tecnico la circolare:

  • Estende il periodo transitorio fino al 31 gennaio 2011
  • Vieta alle amministrazioni l’applicazione delle sanzioni

Insomma la digitalizzazione di una parte importante del rapporto tra cittadino e amministrazione si sta completando.
Finalmente un traguardo che sembra vicino e raggiungibile e non solo un “desiderata” proiettato nel futuro.

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Commenti

E' una prevaricazione burocratica

Sono medico, ma non generico, non un "medico di famiglia" alias "medico della mutua". Per di pù, sono in pensione e non esercito.
Ritengo che l'OBBLIGO della certificazione telematica per assenza sia un'altra prevaricazione all'Italiana. Una ulteriore burocratizzazione e travettizazione della professione medica.
Prima di tutto, IMPONE agli studi medici di munirsi di un computer: uno strumento che ASSOLUTAMENTE non appartiene al repertorio degli strumenti per la professione medica. Di stabilire un contratto per la connessione con Internet (costo aggiuntivo).
Impone anche l'assunzione del personale capace di farlo funzionare (altro costo).
Medici d'una certa anzianità possono essere non familiari con i computer ed addirittura tetragoni ad apprenderne l'uso. Si vuole forzarli fuori della professione??!!! Comunque, vengono messi in condizioni d'inferiorità. Magari non hanno una segretaria, lavorano da soli alla buona maniera antica. Devono assumerne una? Forse non possono permetterselo.
Non solo. La segretaria dello studio medico cui mi rivolgo (è uno studio di una diecina di professionisti ed una segretaria ed un computer ce l'hanno da anni) mi ha detto che, se accade che siano in arrivo nello stesso momento diversi certificati, sono i computer remoti dell'INPS che vanno in tilt e tutto si ingolfa, con relativi ritardi.
Se, per tale inconveniente, si verifica che un certificato non arriva in tempo, le conseguenze del ritardo vanno suil medico e sul paziente,
Io bazzico con i PC fin da quando ci dovevamo scrivere i programmi in linguaggio-macchina od in Assembler,ma la mia simpatia va ai Colleghi.
Questa è una vera Brunettata.

Dr Calibano