Editoriale

La PEC non risolve… ma aiuta! Sempre che sia usata

Certo non segnerà la fine della lotta alla cattiva burocrazia né sarà l’arma finale contro l’immobilismo di molte pubbliche amministrazioni, ma anche uno scettico come me deve convenire che la PEC, se non risolve, aiuta.
Aiuta perché con la PEC, per parlare solo delle incombenze di questa settimana sulla mia scrivania, potrò rispondere - senza andarci - all’Agenzia delle Entrate che mi richiede documenti che ho già mandato più volte; potrò chiedere alla scuola di mio figlio che mi trasmetta tutta la corrispondenza e anche quella autorizzazione che mi chiede di andare a firmare in segreteria; aiuta perché così potrò parlare con i gestori dei servizi pubblici locali senza estenuanti file e senza, goduria massima, ascoltare per mezz’ore di fila i dischi rotti dei loro call center.

Aiuta quindi… a patto di avercela: sì perché se da lunedì prossimo (26 aprile) i cittadini potranno facilmente e gratuitamente dotarsi di PEC, le amministrazioni che hanno la PEC, che hanno pubblicato i relativi indirizzi nell’apposito sito www.paginepecpa.gov.it, e prevedono quindi di usarla effettivamente sono ancora una minoranza (i dati li ha appena pubblicati il sito del Ministero per la PA e l’innovazione).
Eppure se è relativamente nuova l’opportunità per i cittadini (in effetti anche prima con un esborso molto modesto era possibile dotarsi di PEC), non è nuovo affatto l’obbligo per le PA di dialogare con questo strumento con qualsiasi cittadino o impresa che abbia dichiarato il suo indirizzo di posta elettronica certificata e abbia così espresso la sua volontà di essere interpellato solo attraverso questo mezzo.

FORUM PA 2010 dedica un intero zoom tematico al tema della "PA senza carta"

Sono cinque anni che questo obbligo esiste, dall’entrata in vigore del Codice dell’Amministrazione Digitale, eppure nessuno, in questo squinternato Paese in cui si fanno le leggi innovative e si trascura completamente di verificare se qualcuno per caso le applica, aveva fatto nulla per ribadire questo obbligo.
Eppure era un nuovo diritto di “cittadinanza digitale”, quello di scegliere di parlare con la PA solo attraverso mezzi telematici, che allora fu annunciato con squilli di tromba. Poi però cambiano i Governi, cambiano i Ministri e tutto resta com’è [a tal proposito vi segnalo l'articolo di Andrea Lisi e Simonetta Zingarelli su questa newsletter sui punti ancora in sospeso].

Ora un paio di circolari del Ministro Brunetta rilanciano questo obbligo e, finalmente verrebbe da dire anche ad un buonista come me, indicano anche sanzioni, non banali, per le amministrazioni che non sono in regola.
Basteranno circolari anche con la faccia feroce a far sì che le PA si mettano in regola al di là della formalità di dichiarare un indirizzo ?
Non credo: un uso intelligente ed utile della PEC prevede infatti che ciascuna amministrazione (tutte, anche la scuola sotto casa) abbia una corretta gestione dei documenti. Come dice la circolare, per fortuna in linguaggio comprensibile a tutti:

E' pertanto preferibile adottare prodotti di gestione del protocollo informatico predisposti per il trattamento dei messaggi e degli allegati veicolati via PEC o soluzioni in grado di "collegare" il sistema di gestione della posta elettronica di tipo PEC e quello di gestione del protocollo.
Per motivi analoghi, si raccomanda di adottare sistemi di gestione documentale che consentano la gestione integrata e la tenuta dei messaggi, degli allegati e delle ricevute nell'ambito della gestione del fascicolo informatico.
Si rammenta che, come stabilito dall'articolo 6 del Codice dell'amministrazione digitale, le pubbliche amministrazioni sono tenute a utilizzare la posta elettronica certificata per ogni scambio di documenti e informazioni con tutti i soggetti interessati (imprese, professionisti, cittadini) che ne fanno richiesta e che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo di posta elettronica certificata.

Stiamo parlando, quindi, di amministrazioni che si siano incamminate sulla strada della digitalizzazione. E non sono certo tutte. A parziale scusante si può dire che in questa strada sono state spesso lasciate da sole, ma comunque molte sono ancora all’inizio e molte altre hanno speso un sacco di soldi in macchine che usano poco e male.

Due erano allora le strategie possibili: riprendere da capo il tema della digitalizzazione della PA ripartendo dai “fondamentali” dell’interoperabilità, della interconnessione, della reingegnerizzazione dei processi o scegliere una killer application, renderla obbligatoria davvero e vedere l’effetto che fa.

Forse la prima strada era la più corretta, ma non mi pare che le condizioni della finanza pubblica, né per altro le condizioni delle strutture che l’avrebbero dovuta accompagnare (DigitPA per prima) la consentano, la seconda è più rischiosa, ma ha il pregio della concretezza. Certo è che, se produrrà effetti nel breve termine, dovrà essere poi necessariamente raggiunta e sostenuta dalla seconda azione, un’azione di sistema, altrimenti le PEC resteranno inutili e velleitarie bandiere . Siamo infatti in presenza di una riforma dell’ultimo anello della catena del valore: quello del contatto con il cliente che, seppure importantissimo, non ci può esimere da lavorare su tutto il resto. Solo così la PEC potrà essere una porta verso amministrazioni dotate dei servizi e delle strutture in grado di rispondere prontamente ai bisogni dei cittadini. Altrimenti sarà la porta verso il nulla e aprire questa porta sarà stato solo un modo per metterlo in evidenza.

Chiudo segnalando due appuntamenti importanti su questi temi a FORUM PA 2010:

Per entrambi gli eventi i panel sono in via di definizione, però è già possibile iscriversi. Se avete bisogno di una mano per sapere come fare vi rimando ai tutorial realizzati dalla nostra redazione.

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Commenti

E la firma digitale?

Temo che se lei deve firmare un documento in segreteria a scuola, dovrà continuare ad andarci di persona.
Salvo che non abbia a disposizione un kit di firma digitale.
Perché quello che si sono "dimenticati" di dirci è che la PEC senza firma digitale non serve a nulla (o a molto poco).
Se devo mandare un'istanza alla P.A. e non ho modo di firmarla digitalmente (creando il mio bel file *.p7m) è inutile che io mandi un file di word con la PEC (anzi, rischierei molto di più in termini di privacy).

Come sempre in Italia ... si fan le cose a metà!

Condivido pienamente il

Condivido pienamente il giudizio che "si sta partendo dall'ultimo anello della catena": il nodo cruciale che deve essere risolto, a mio parere (sono consulente del Servizio per la tenuta del protocollo informatico e archivi di un'azienda sanitaria), è ancora quello della conservazione dei documenti digitali nativi. Con le attuali regole tecniche il ricorso alla conservazione sostitutiva è ancora estremamente oneroso per una pa (che deve spesso conservare a tempo illimitato gran parte della sua documentazione), sia da un punto di vista organizzativo sia sotto il profilo economico.

Piccola imprecisione

Gentilissimo Carlo Mochi Sismondi,

condivido in toto le sue osservazioni e perplessità.

Preme però, per amore di correttezza, fare una precisazione, essendo il responsabile del sito www.mincomes.it (ex Ministero Commercio Internazionale). Detto Ministero NON esiste più ed è parte, ormai, del Ministero dello Sviluppo Economico (www.sviluppoeconomico.gov.it).

Inoltre fra non molto il dominio mincomes.it è destinato a sparire, ed apparirà solo nel dominio sviluppoeconomico.gov.it (del resto com'è oggi, ma godendo ancora del proprio dominio, ripeto destinato a scomparire).

Voglio sperare ardentemente, visto che le informazioni sono piuttosto puntiuali, che i dati NON siano stati forniti dal Ministero da cui dovrebbero muoversi gli Ispettori citati nell'articolo.

Se così, per disgrazia fosse - tutto è possibile in questo Paese - allora stiamo davvero freschi.

Infine, sarebbe utilissima anche una indagine statistica sui Comuni. Quanti sono i buoni ? L'ANCI non sa nulla ?
Il comune è il cuore della vita di ogni cittadino, se davvero 50 Milioni di italiani avranno gratuitamente questo prezioso strumento !

La prego, per cortesia, colmi questo vuoto informativo e dia un pungolo mediatico affinchè che gli Ispettori vadano a fare visita anche ai Sindaci.
Mettiamo alla gogna i cattivi !

Cordialità

Abbiamo appena chiesto a n.8

Abbiamo appena chiesto a n.8 ditte (di medie dimensioni) di comunicarci la loro PEC per inviare dei documenti. Risultato?
Nessuna ha la PEC...

Cordialmente

PEC ecc

Magari ci vorrebbe che le linee di comunicazione quando ci sono anche funzionino e possibilmente ad una velocità umana!
E risolvere il digital divide? (mancano i soldi? ditelo!)
Per quanto riguarda la P.A. senza carta facciamo un solo esempio, da me si scannerizza tutto, bene ma le mail per mancanza di software vengono stampate e poi scannerizzate con tanto di allegati spesso molto corposi!!!!!!! Ordini superiori!!!!!
Essendo responsabile degli approviggionamenti del mio ufficio ho dovuto fare varie mail di richiamo a stampare il meno possibile e tutto fronte/retro ovviamente.
Vogliamo risolvere queste questioni forse banalissime ma contro le quali il più volenteroso degli impiegati si scontra? Anzi "SI SCHIANTA"! Piuttosto di fare proclami che poi si rivelano in buona parte irrealizzabili o irrealizzati!
Ah sì poi mettiamoci che il server dati ogni mese si intasa (mezza giornata pressochè fermi) per una falla nel sistema operativo che è risolvibile solo cambiando il sistema stesso, cosa che ovviamente non si sa perchè (mancano soldi? ditelo!) non viene fatta.
Insomma è chiaro! Mancano soldi e le cose non si fanno ma si fanno proclami su miglioramenti incredibili che ovviamente restano limitati a piccole aree. E poi ci si mettono pure certi capi molto intelligenti che sono terribilmente affezzionati alla carta e siamo a posto.
Comunque possiamo digitalizzare tutto quello che vogliamo ma se il server e l'unità di backup sono nella stessa stanza ed attaccati alla stessa presa di corrente mi sa che non è molto ben fatto, no?
E potrei continuare con altre cose ma meglio che mi fermi.
Cari saluti a tutti.
Luigi

Caro Carlo, sappiamo già come

Caro Carlo,
sappiamo già come andrà a finire. Da ingegnere mi sembra difficile pensare di costruire solamente il tetto di un edificio con la motivazione che non ci sono i soldi per realizzare anche la struttura portante. Io userei i pochi soldi per costruire prima le fondamenta.
Sandro O.

Caro Osnaghi, in realtà

Caro Osnaghi,
in realtà questa iniziativa non costruisce un bel niente, neanche il tetto.
La PEC esiste già (con il gran lavoro tecnico fatto per definirne le regole), non è stata introdotta da questa iniziativa. Esistono fornitori e pacchetti PEC per tutti i gusti e le esigenze. Chi ne ha (veramente) bisogno va e la compra.
In realtà il cittadino medio non ne ha bisogno.
Io negli ultimi 5 anni avrò fatto 1-2 raccomandate alla PA. Mi serve la PEC? Non ne sono sicuro ...

Sono semplicemente soldi (tanti) spesi male.
-- Roberto Pizzicannella

dal sole 24ore del 21 aprile pag 31

Posta elettronica certificata <> in sei uffici su dieci
"i migliori sono i comuni, le peggiori le ASL".
la classifica (percentuale di enti in regola con la PEC, fonte Funzione Pubblica):
comuni 61%
provincie 57%
PA centrale 53%
Regioni 35%
Università 18%
Asl 16%

Utilizzo PEC da parte della PA

Come da voi stesso detto: la PEC è importante purché venga usata, anche dalla PA. Esempio: a dicembre ho chiesto ed ottenuto la PEC all'INPS. Il 20 gennaio ho inoltrato dalla mia casella PEC una richiesta via mail alla casella PEC dell'INPS dell'Eur (Roma) ed attendo ancora oggi, 22 aprile, una risposta!!!
Cordialmente

Cara Laura, il punto è che la

Cara Laura, il punto è che la PEC non produce di per se alcuna riduzione dei tempi (nonostante quello che è stato detto nel presentare l'inziaitiva).
Se la PA era lenta prima, lo è dopo anche se si dota della PEC.
E il tuo caso lo dimostra chiaramente.

La Pec NON è uguale per tutti

Ciao Laura, almeno tu una PEC l'hai ottenuta, ma c'è chi - pare - non ne abbia diritto, leggi qui (http://www.guidoscorza.it/?p=1792):

Ricevo e volentieri ripubblico questa lettera di per sé autoesplicativa a proposito di un ennesimo limite della CEC PAC di Stato:

Ciao, sono una ragazza dominicana, nel 2006 ho sposato un ragazzo italiano e dal 2007 viviamo in Italia. In Italia ho studiato, laureandomi in Psicologia Clinica, in Italia lavoro, assitendo i minori più deboli a scuola e a casa, in Italia vivo, apprestandomi a comprare una casa, in Italia sto frequentando un tirocinio per potermi iscrivere come Psicologa all’albo professionale. Ciò nonostante sembra che per qualcuno tutto ciò non basti. Prima, nel decreto sicurezza, si sono allungati di due anni i tempi per ottenere la cittadinanza italiana, poi il Governo ha introdotto una tassa per il rinnovo del permesso di soggiorno e adesso è arrivata la PEC.
La PEC, Posta Elettronica Certificata, è stata introdotta qualche giorno fa per, cito il sito del Governo, “eseguire comodamente via internet numerose operazioni, come richiedere informazioni, inviare istanze e documentazioni, ricevere documenti e comunicazioni senza doversi recare fisicamente negli uffici della Pubblica Amministrazione.”. Ho provato ad attivarla e: SORPRESA! I non italiani non hanno diritto alla PEC.

Mi chiedo, forse vi sentirete più sicuri se diventerò italiana due anni dopo, forse vi sentirete più ricchi se dovrò pagare una tassa ad ogni rinnovo del permesso, ma che fastidio vi do, signori Ministri, se decido di usare la Posta Elettronica Certificata? Gladis

Non c’è molto da aggiungere rispetto a quanto scrive Gladis ed a quanto è già stato scritto qui (http://blog.libero.it/KudaBlog/8761387.html).

Mi sembra superfluo ricordare che gli stranieri che legittimamente vivono e lavorano in Italia hanno le stesse esigenze di comunicare con la PA dei cittadini italiani.

Perché Gladis dovrebbe continuare a mettersi in fila…ammesso che noi riusciremo mai a farne a meno?

Mi auguro che, almeno sul punto, a Palazzo Vidoni comprendano l’errore ed aderiscano all’idea di “regalare” qualche CEC PAC in più.