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L'uso dello spazio pubblico nelle città intelligenti

Da Cittalia, una riflessione sulle trasformazioni che stanno investendo le nostre città, modificando il modo di vivere lo spazio pubblico (in primo luogo piazze e strade), la percezione di sicurezza, gli spostamenti (con conseguenti alti costi sociali e ambientali causati dall’aumento e dalla congestione del traffico). Quali soluzioni e strumenti innovativi possono contribuire a migliorare la qualità della vita nelle città? Una risposta potrebbe arrivare, da una parte dalla riconquista dello spazio pubblico come luogo di incontro e non solo di consumo, dall’altra dallo sviluppo e dalla diffusione dei sistemi di infomobilità.

L’uso dello spazio pubblico nelle città intelligenti 
Ci troviamo oggi di fronte ad un’importante sfida: quella di conciliare da un lato lo sviluppo economico delle città e l’accessibilità del loro territorio e dall’altra la qualità di vita e la tutela ambientale. Per questo serve uno sforzo condiviso al fine di incentivare la ricerca di soluzioni innovative quanto ambiziose in materia di mobilità urbana, integrazione sociale, occupazione che permettano di rendere le nostre città vivibili ed accessibili, più sicure e meno inquinate.

Ma quali sono le esigenze dei cittadini come pure quelle dei turisti, dei pendolari, dei cosiddetti “user” che vivono o attraversano una città? E quali sono i termini che legano la città fisica alla città immateriale? Per rispondere è necessario tenere presente i bisogni dei differenti contesti urbani e tenere alta la volontà di fare di ciascuno un centro vivibile, accogliente e competitivo.

Le città italiane e più in generale quelle europee, tutte con una lunga storia e tradizione alle spalle, debbono saper ritrovare la propria vocazione e la propria identità nel senso profondo e plurale di collettività, sapendo declinare innovazione e tradizione, inclusione e sicurezza, solidarietà e partecipazione.
A partire, ad esempio, dall’uso dello spazio pubblico.

La piazza come requisito determinante della struttura urbana
Con il crescere dei fenomeni migratori nei nostri territori, le città italiane sono sempre più spesso vittima del senso di insicurezza generato (e spesso amplificato da media senza scrupoli) dalla diffidenza rispetto a culture diverse. Questa (tra le altre) è una delle ragioni della trasformazione dello spazio dell’incontro in spazio di consumo. Ma qual è oggi il confine tra fine e rinascita dello spazio pubblico urbano?

Da sempre fulcro di ogni area urbana, la piazza ne rappresenta il “luogo” per antonomasia, dove anche storicamente questo respiro aperto e corale ha avuto un significato pieno e sostanziale per gli scambi, il commercio e molte azioni quotidiane legate alla vita di tutti i cittadini, come pure alle interazioni di semplice confronto e convivialità.
Come vediamo dall’ampio dibattito in letteratura nella nostra esperienza di ricercatori e come viviamo da cittadini nella nostra esperienza quotidiana, in questi anni, anche in virtù di nuove esigenze (spesso indotte), vi è stata una concezione prevalente secondo cui la città ha dovuto rispondere a funzioni di sola fruizione, mentre la condivisione dello spazio pubblico è diventata una questione secondaria.

Non c’è dubbio, però, che la piazza deve essere ritrovata per rappresentare ancora oggi un requisito importante della struttura urbana, altrimenti solipsistica. In questo senso, c’è da dire che molte nuove progettualità, anche nel nostro paese, sono rivolte alla rilettura di valori che diano significato agli spazi urbani comuni[1].

Ma lo spazio pubblico non è rappresentato solo dalle piazze. Sono tali anche le strade e sono sotto gli occhi di tutti i fenomeni che si verificano sulle nostre reti di trasporto urbano e i conseguenti costi sociali ed ambientali. Per questo è importante ragionare rispetto a scelte innovative finalizzate ad attenuare i fenomeni negativi, scelte basate su infrastrutture e applicazioni telematiche sia per il rilevamento in tempo reale dei flussi di traffico, che per trasmettere e visualizzare informazioni agli utenti.
In questo senso vi è una crescente sensibilità e relativa risposta alle nuove offerte di servizi di trasporto (car pooling, car sharing, dial a ride) integrati in molti casi con servizi di telefonia mobile o internet per favorire il coordinamento tra offerta e domanda. Di conseguenza, si sta modificando anche l’atteggiamento delle istituzioni locali che vedono con maggiore fiducia le potenzialità offerte dai sistemi di controllo e di infomobilità non solo per la gestione ordinaria, ma anche per eventi speciali, di sicurezza e di ordine pubblico. 

Un settore di sviluppo altamente strategico
Il tempo e i modi attraverso i quali ci si sposta all’interno delle città rappresentano un tema determinante per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Va considerato, inoltre, che l’Unione europea impone standardizzazioni sempre più stringenti su programmazione e politiche che riguardano, da un lato, la congestione e inefficienza della mobilità su scala continentale con un focus esplicito sulle reti della logistica e l’utilizzo di ICT; dall’altro la questione ambientale con la centralità sulle emissioni in stretta connessione con il traguardo del 20 20 20.

Nelle nostre città, soprattutto in quelle metropolitane vi è una congestione progressiva nonostante il continuo impegno dei sindaci in favore dei mezzi di mobilità alternativi all’auto privata. È del tutto evidente, però che questi sforzi non sono sufficienti e, nonostante la presenza di polveri inquinanti nelle nostre città sia in calo un po’ ovunque, gli effetti sulla salute (in particolare per le fasce più deboli della popolazione) possono essere pesanti.

Sondaggi e studi di settore indicano nella mancanza di informazione un elemento di criticità. È quindi urgente una reale strategia per la mobilità che tenga conto delle questioni sollevate a livello Ue e delle nostre peculiarità territoriali.
Attualmente, nella gestione del traffico, l’infomobilità apre straordinarie prospettive per arrivare a disporre in modo semplice ed efficace di tutte le informazioni che servono ai cittadini per scegliere i mezzi e i percorsi più idonei per i propri spostamenti urbani, aumentando in questo modo anche il numero degli utenti.
Nella gran parte delle città, infatti, l’informazione sulla circolazione è ancora parziale e spesso le potenzialità di strumenti innovativi sono vanificate dalla carenza di trasmissione dei dati da parte dei gestori delle strade. In una recente indagine Cittalia, questo elemento è emerso, tra gli altri, come essenziale per indurre i cittadini a modificare le proprio abitudini di spostamento, abbandonando l’auto privata in favore dei mezzi pubblici.

Un elemento che ci fa ben sperare per il futuro è l’ampiezza dei campi all’interno dei quali si muove chi si occupa di infomobilità: non solo, infatti, sistemi informativi, ma anche mezzi nuovi, ecologici e “rivoluzionari”; soluzioni logistiche basate sull’intermodalità e sull’integrazione dei diversi mezzi di trasporto; politiche di tariffazione intelligenti e personalizzate; ecc.
La crescente sensibilità ambientale (soprattutto delle giovani generazioni) e la velocità di diffusione dei sistemi di navigazione satellitare su una moltitudine di device ci fa dire che siamo all’inizio di un importante percorso di cambiamento che, se sarà percepito con la giusta rilevanza da ciascuno di noi come cittadino, porterà sensibili miglioramenti nella vita di centinaia di persone in tutto il mondo.


[1] Un esempio viene dal Comune di Firenze, con la progettazione partecipata del laboratorio sul rione di Sant'Ambrogio per ridefinire forma, uso e funzioni della nuova piazza de' Ciompi: http://news.comune.fi.it/rione_ciompi/home.htm

 

 

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