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Consiglio dei Ministri approva Decreto anti corruzione

Ieri mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione”.

Contro la corruzione vengono varate iniziative a medio e lungo termine.

In primo luogo viene previsto il Piano nazionale anticorruzione, predisposto dal Dipartimento della funzione pubblica sulla base dei singoli Piani di azione.

Una rete nazionale anticorruzione, formata dai referenti individuati dalle diverse Amministrazioni, che fornirà al Dipartimento della funzione pubblica elementi per valutare l'idoneità degli strumenti adottati e monitorare l'effettiva attuazione dei singoli Piani di azione.

Presso il Dipartimento della funzione pubblica viene istituito l'Osservatorio sulla corruzione e gli altri illeciti nella pubblica amministrazione, con compiti di analisi e informazione.

IL PIANO NAZIONALE ANTICORRUZIONE

Attua una delle previsioni di cui all’articolo 5 della Convenzione ONU contro la corruzione (ratificata con Legge n. 116 del 3 agosto 2009) e viene predisposto e coordinato dal Dipartimento della Funzione pubblica, quale Autorità nazionale anticorruzione.
Esso prevede che le Amministrazioni pubbliche debbano:

  • valutare e ‘mappare’ il livello di corruzione dei diversi uffici;
  • definire misure idonee a presidiare il rischio corruzione e prevenire le potenziali minacce all’integrità del sistema (ad esempio, con la rotazione dei dipendenti nelle posizioni più esposte al rischio corruzione);
  • integrare i programmi di formazione continua con azioni informative dedicate.


MISURE SULLA TRASPARENZA

Incidono su tre dei settori maggiormente a rischio (appalti, contributi, assunzioni) ed esaltano il ruolo della risorsa tecnologica, al fine di alimentare controllo diffuso da parte dei cittadini. Queste misure si saldano a quelle già adottate con il decreto legislativo n. 150 del 27 ottobre 2009 (“Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione”, consultabile sul sito www.riformabrunetta.it) e valorizzano anche il ruolo dell’Autorità di vigilanza per i contratti pubblici per servizi, lavori e forniture. Le Amministrazioni pubbliche dovranno assicurare la trasparenza come livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili, con particolare riferimento ai procedimenti di:

  • autorizzazione o concessione;
  • scelta del contraente per l’affidamento dei lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta;
  • concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari;
  • concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera.

Le Amministrazioni pubbliche dovranno anche provvedere al monitoraggio periodico del rispetto dei tempi procedimentali, anche al fine di evidenziare eventuali anomalie. La mancata o incompleta pubblicazione di queste informazioni sarà una violazione degli standard qualitativi ed economici e sarà oggetto di responsabilità dirigenziale.
Per quanto riguarda la trasparenza negli appalti pubblici, l’Autorità di vigilanza per i contratti pubblici dovrà inoltre pubblicare nelle proprie banche dati le informazioni che - in maniera completa e tempestiva - le verranno comunicati dalle singole stazioni appaltanti su ciascun contratto: bandi e avvisi di gara, aggiudicatari ed elenco dei partecipanti, inizio dell’esecuzione del contratto, sospensioni e varianti, imprese subappaltanti, durata e importi finali del contratto, dati sul contenzioso e relativo esito (compresi gli eventuali arbitrati).

L’OSSERVATORIO SULLA CORRUZIONE E GLI ALTRI REATI CONTRO LA P.A

Costituirà una sorta di ‘faro’ per quanti cercano informazioni ufficiali, complete e corrette su questo fenomeno, spesso raccontato con termini (“allarme”, “emergenza”) che non ne aiutano la reale comprensione. Il suo compito sarà infatti quello di curare l’analisi aggiornata dei fenomeni corruttivi e riferirne con cadenza annuale al Ministro per la Pubblica Amministrazione l’Innovazione. Questi, a sua volta ne informerà il Governo, il Parlamento, gli organismi internazionali nonché la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle Pubbliche Amministrazioni.
Sul sito www.anticorruzione.it verranno rese disponibili le informazioni ufficiali più aggiornate sulla materia:

  • le statistiche della delittuosità, originate grazie al Sistema di indagine del Ministero dell’Interno: fotografano il numero dei casi denunciati da parte di tutte le forze di polizia, la regione nella quale è stato accertato l’illecito, il genere e l’età dell’autore;
  • le statistiche sulla criminalità o giudiziarie predisposte dal Ministero della Giustizia e dall’Istat, con l’indicazione dei dati relativi all’esercizio dell’azione penale e alle condanne;
  • l’attività in materia di responsabilità svolta dalla Corte dei Conti.

L’Osservatorio ha anche il compito di raccogliere, condividere e sviluppare ogni notizia utile o analisi sulla fenomenologia, con l’obiettivo di migliorare progressivamente l’obiettività dell’informazione.

 

Per saperne di più, vai al Dossier sul sito del governo

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Commenti

Pilato ha ed ha avuto ragione?

Ma se nelle PA si implementasse la strategia di Pilato chi se ne accorgerebbe?
Meglio l'omertà?
Meglio fare buon viso a cattivo gioco?
Ma chi sono i mandanti e chi i mandatari?
Not easy?

Perdonatemi per queste domande & all the best!

CORRUZIONE, EVASIONE ED APPALTI PUBBLICI - Una proposta di rifor

I livelli di corruzione e di evasione fiscale, oltre all’enorme giro d’affari delle mafie (ammontanti complessivamente, secondo diversi studi ad oltre 300 miliardi di euro), sono tra le cause maggiori che fanno classificare l’Italia, per questi aspetti, tra gli ultimi paesi al mondo.
La corruzione e l’evasione fiscale, due fenomeni che evidentemente vanno interpretati come associati, soprattutto per quanto concerne i danni sociali che generano.
Uno dei fattori che genera i più rilevanti fenomeni di corruzione e concussione sono da sempre, le procedure d’appalto per affidamento lavori, di servizi e forniture per l’amministrazione pubblica, regolati oggi dalla legge 163 del 2006.
Le gare d’appalto con offerte al massimo ribasso o tutte le altre procedure che lasciano discrezionalità nella scelta delle imprese, oltre a generare fenomeni di corruzione-concussione, sconvolgono le regole di mercato e determinano una scarsissima qualità delle opere, dei servizi o delle forniture che si appaltano.
Considerando che i progetti con cui si affidano le opere adottano prezziari pubblici che oltre ai costi industriali prevedono un incremento del 15% di spese generali ed un 10% di utile d’impresa, come si può affidare un opera pubblica per esempio, con un ribasso che spesso supera il 60% e “pretendere” che il lavoro sia svolto conformemente al progetto e con la regola dell’arte?
È palese che il massimo ribasso non dovrebbe superare il 10%; maggiore all’utile previsto da progetto.
È necessaria una revisione delle procedure d’appalto previste dal “codice degli appalti”, legge 163 del 2006, che elimini definitivamente l’affidamento delle gare pubbliche al massimo ribasso ed ogni tipo di procedura con la discrezionalità della committenza nella scelta del contraente.
L’unica procedura che può determinare una scelta oggettiva dell’impresa è la procedura aperta con sorteggio tra tutti i partecipanti che possiedono i requisiti previsti dalle normative vigenti, al prezzo stabilito dal progetto.
Le imprese potranno partecipare liberamente alle gare entro limiti rapportati all’attestazione SOA, per appalti di lavori, ed al fatturato medio degli ultimi esercizi per appalti di servizi e forniture. Dovranno sospendere temporaneamente la loro partecipazione alle gare d’appalto quando avranno raggiunto i limiti di acquisizione di commesse pubbliche.
Oggi, grazie alle tecnologie ed alle procedure già adottate dall’Autorità dei Lavori Pubblici, che impone alle stazioni appaltanti la comunicazione online dei risultati di gara, si può tenere sotto controllo il portafoglio lavori di tutte le imprese che partecipano a gare pubbliche.
Qualcuno obietterà che le imprese non sarebbero motivate a migliorare e che verrebbe meno la concorrenzialità, che l’Italia è obbligata ad adottare procedure conformi alle direttive europee.
Le imprese hanno tutto l’interesse a ricercare l’ottimizzazione dell’organizzazione aziendale e le tecnologie più avanzate per raggiungere i massimi risultati di bilancio. Che l’Italia con l’Europa deve ricercare tutte le soluzioni a problemi che, in misura sicuramente inferiore, sono presenti anche in altri paesi della comunità.
La cosa di cui siamo estremamente convinti è che qualsiasi provvedimento efficace, preso per combattere e diminuire il malcostume della corruzione, concussione ed evasione fiscale, ci faccia migliorare le condizioni di vita e fare un passo avanti verso un paese più civile.