Editoriale

Finanziaria: comma 176, la soluzione finale

Mentre scrivo, la bagarre intorno alla legge finanziaria è al culmine, tra emendamenti di ogni provenienza che seguono percorsi carsici, apparendo e scomparendo a comando, e furbi di ogni squadra in cerca di righe e commi da aggiungere o togliere in un balletto che è tradizionale come i Babbi Natale che occhieggiano in questi giorni nei negozi.

Mi muovo, quindi, con cautela nella mia reazione all’ennesima prepotenza della “dittatura del rubinetto” che rischia, una volta di più, di tagliare insieme al grasso presunto, tessuto vivo e connettivo della nostra democrazia. Vorrei sperare anzi di essere smentito dai fatti, ma le versioni accreditate del maxi-emendamento sia sulla stampa, sia presso le associazioni degli Enti Locali, mi fanno pensare ahimè che così non sarà.

Mi riferisco ai commi 173-174-175 e soprattutto 176 del famoso art.2 (Disposizioni diverse) completamente stravolto dal maxi-emendamento presentato nella notte tra il 4 e il 5 dicembre in Commissione Bilancio della Camera e approvato il 7 mattina senza discussione.

Nei primi tre commi citati si opera l’ennesimo taglio ai trasferimenti agli EL, taglio leggero per il 2010, ma pesantissimo invece nei due anni a seguire. Si impone poi una riduzione del numero dei consiglieri comunali e provinciali, invero abbastanza più blanda di quella definita dalle precedenti versioni (un 20% in meno) e una conseguente riduzione degli assessori a non più di un quarto dei consiglieri per i Comuni e non più di un quinto per le Province. Sin qui mi pare che l’unico peccato sia un certo strabismo rispetto alla Carta delle Autonomie appena approvata in Consiglio dei Ministri.

Ma è nel comma 176 che viene alla luce un sostanziale disprezzo per l’autonomia degli enti locali: vale la pena di citarlo tutto nella versione in questo momento più probabile.

176. In relazione alle riduzioni del contributo ordinario di cui al comma 173 i comuni devono altresì adottare le seguenti misure:
a) soppressione della figura del difensore civico di cui all'articolo 11 del Testo unico;
b) soppressione delle circoscrizioni di decentramento comunale di cui all'articolo 17 del Testo unico;
c) possibilità di delega da parte del sindaco dell'esercizio di proprie funzioni a non più di due consiglieri, in alternativa alla nomina degli assessori, nei comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti;
d) soppressione della figura del
direttore generale;
e) soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali, facendo salvi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato esistenti, con assunzione delle funzioni già esercitate dai consorzi soppressi e delle relative risorse e con successione ai medesimi consorzi in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto.

Credo che il testo parli da solo: si fa piazza pulita, senza dibattito e senza opposizione, di importanti presidi democratici quali le circoscrizioni (o quartieri o municipi a seconda come questi organi di partecipazione sono stati chiamati nelle varie città); i difensori civici, con buona pace di quell’empowerment dei cittadini decantato ad ogni piè sospinto; i direttori generali, entrando così a gamba tesa nelle prerogative di organizzazione di ogni ente; i consorzi di funzioni tra enti locali, senza differenza tra quelli virtuosi e quelli che non lo sono stati con una livella che denuncia una totale incapacità di discriminare.

Su Saperi Pa trovi approfondimenti e commenti sulla "Carta delle Autonomie"

In questo Paese in cui la partecipazione democratica alla cosa pubblica trova sempre maggiore disaffezione, mi pare assolutamente pernicioso abolire organi elettivi e spazi di discussione e di decisione vicini ai cittadini come gli organi di decentramento comunale: essi sono frutto di una storia lunga e molto spesso gloriosa per conquistare voce e rappresentanza. Il loro costo, che è certamente poco rilevante per il bilancio aggregato della Repubblica, è comunque frutto di una negoziazione continua con le amministrazioni comunali ed è ampiamente ripagato dai servizi offerti e dalla “pratica” della politica attiva che inducono. Questo taglio, molto meglio di altri più complessi e controversi provvedimenti quali la Carta delle Autonomie, mette in luce con estrema chiarezza (come succede con i lapsus rivelatori) cosa veramente il Governo centrale pensa della democrazia rappresentativa decentrata: un lusso che non ci possiamo permettere. Non ho parole.

Anche sull’abolizione della figura del direttore  generale mi voglio soffermare:

Su Saperi PA trovate approfondimenti e commenti sulla figura del Direttore Generale dell'Ente Locale
  • l’introduzione della figura del direttore generale è ora una libera scelta dell’Ente locale (Comune, Provincia, Unione di Comuni): abolirne la possibilità (come per altro imporla) per legge non può che configurasi come arbitrio nei confronti del modello organizzativo che ogni autonomia locale ha individuato;
  • i direttori generali sono ad oggi meno di duecento e sono stati capaci di autoregolarsi attraverso percorsi certificati di accreditamento; la loro introduzione ha voluto dire molto spesso introduzione di criteri di managerialità, di professionalità, di programmazione, di reale orientamento ai risultati;
  • ricerche indipendenti hanno dimostrato che esiste una spiccata correlazione tra l’introduzione di tale figura e la collocazione dell’Ente nella fascia di eccellenza di tutte le classifiche per efficienza e per efficacia delle politiche;
  • come abbiamo più volte ribadito il dualismo tra una figura di gestione (il direttore generale) e una figura di controllo di legittimità (il segretario generale) non è un lusso sfrenato di enti spreconi, ma un principio di sana amministrazione.

Potrei continuare a lungo: ma il discorso è già molto chiaro. Con questa finanziaria si nega con i fatti un federalismo tanto decantato quanto mai praticato. Essa è la prova provata di una prassi che allontana i cittadini dalla politica, allontana gli Enti locali dall’autonoma responsabilità che pure la Costituzione garantisce loro, privilegia nuovi centralismi (siano essi di Stato o “di stati” quali la Padania o altre nuove tentazioni secessioniste…), scoraggia ogni coraggiosa e dolorosa politica di risparmio che enti locali virtuosi hanno intrapreso assieme alle loro cittadinanze.

Nessuno nega la difficoltà della condizione economica, nessuno nega la necessità dei risparmi, ma tagli lineari, imposizioni prescrittive e incapacità di distinguere i buoni dai cattivi fanno di questi provvedimenti il rovescio di quello di cui abbiamo bisogno. Il rovescio di quella politica condivisa, di quella azione di squadra che non può che basarsi sul rispetto del ruolo di ogni attore.

Your rating: Nessuno Average: 4.7 (73 votes)

Commenti

Commento a Mochi e Santo Fabiano

In risposta a Carlo Mochi e Santo Fabiano: credo semplicemente che in Parlamento non sappiano mai esattamente quello che fanno concretamente. Semplicemente penso che non sappiano mai bene di cosa parlano: non conoscono le cose, non distinguono le cose, non si occupano delle conseguenze delle norme. Altre sono le logiche che portano a rabberciare testi in fretta e furia, costruire emendamenti, chiudere su accordi generali che sottovalutano i dettagli. In fondo cosa è il 176 nel quadro generale di una finanziaria difficile? Un piccolo comma, un dettaglio che, se si mette in dubbio, rischia di riaprire la discussione su mille altri fronti. Ci penseremo poi, troveremo la soluzione giuridica per dribblare il problema, intanto approviamo: questa immagino sia stata la logica. Cosa è successo? Un emendamento governativo che introduceva una facoltà ("possono sopprimere"), peraltro inutile (quando mai sono stati obbligatori i direttori?), è stato trasformato dal maxiemendamento omnibus del relatore Corsaro (nomen omen) in un obbligo (devono sopprimere), in modo rozzo e senza considerare minimamente le conseguenze di un cambio di verbo, con il solo scopo di trovare un'immediata copertura finanziaria alla legge. Piuttosto che un disegno malvagio (cui prodest? data l'inutilità), immagino sia solo una conferma (non necessaria) della superficialità incompetente di questi signori e dell'assenza di un qualsiasi disegno riformatore non semplicemente "sfascista". A mio parere, come sempre, nel nostro Paese, sono l'incuria, la fretta e la grossolanità a dominare, non la strategia (malvagia o virtuosa che sia). Non facciamoli troppo intelligenti.
D'altro canto è vero che è impossibile non osservare la contraddizione di chi, storico paladino dell'autonomia, sceglie da Roma di tagliare ai Comuni senza porsi nessun interrogativo sull'efficienza dei Ministeri, fino a pochi anni fa additati come causa di ogni male. Ma anche questo non è che frutto dell'imbarbarimento del tessuto sociale e istituzionale del nostro Paese, dove "l'altro" (diverso da noi) è sempre considerato responsabile di ogni malvagità. Ieri, dai piccoli avanposti dei Comuni "l'altro" erano i Ministeri, colpevoli di ogni guaio del Paese, oggi, da dentro ai Ministeri, "gli altri", colpevoli dei mali, sono diventati i Comuni. Come nelle società pre industriali, si cerca sempre un "altro" al quale attribuire "la colpa", un "altro" esterno da poter sacrificare, per tenere l'equilibrio della proporia piccola comunità di interessi. E davvero questa non vuole essere una considerazione politica ma solo una riflessione di coerenza per il bene delle istituzioni, vittime di una sorta di confusa e convulsa "golden rush" verso il potere, dove a dominare nel dibattito non sono mai le idee e ciò in cui si crede, ma lo scontro infantile della battuta, della frase tagliente, del gioco delle parti, e altre dimensioni, spesso di utilità individuale (come il consenso o la notorietà), sempre troppo distanti dal bene comune.
Francamente non mi illudo che questo clima distruttivo cambi in fretta nel nostro Paese. Non ci sono i presupposti culturali, nè la voglia di pensare e confrontarsi nel merito delle questioni. Questa sorta di illusione decisionista e di corsa a chi fa più il simpatico o ha più mestiere nella mossa degli scacchi, prima o poi si fermerà, ma, a forza di giocare, forse troppi danni saranno già stati fatti.

comma 176

Io vorrei soffermarmi sull'abolizione di quartieri e circoscrizioni (credo con la sola eccezione dei municipi delle citta' metropolitane). In una delle formulazioni (quando ancora la bozza di finanziaria conteneva la riforma degli EE.LL.) mi e' stato detto che alla loro eliminazione si accompagnava anche la possibilità di consiglieri comunali questi si' eletti per circoscrizione cittadina.
Credo che questo federalismo stia assumendo sempre piu' la forma di un nuovo feudalesimo, con singole figure di feudatari, vassalli, valvassini e valvassori che basano la loro gestione sugli sforzi non piu' di cittadini ma di sudditi e sulla affinita' con il governatore supremo (presidenza del consiglio). Si decentra accentrando (soprattutto la gestione delle risorse) e si crea quindi una grande incertezza, parallela all'organizzazione di grandi imprese o delle multinazionali nelle quali la cosa piu' difficile e' l'individuazione delle responsabilita' effettive (resa anche piu' difficile per gli EELL dall'eliminazione del difensore civico). Se aggiungiamo la privatizzazione dei servizi il caos per il cittadino sara' totale. A meno che, anche il cittadino, per semplificare, si presti al gioco, creando rapporti personali con l'eletto nel suo quartiere al consiglio comunale e affidandosi alle sue possibilita' e clemenze... ma questo tipo di cultura sociale e politica assomiglia molto non a una democrazia ma a ben altro, che pure sperimentiamo nel nostro Paese.

Abolizione dei direttori generali

La norma, così come è congegnata si presta a non essere applicata da tutti gli enti locali. Non è una norma dalla forza direttamente costitutiva, o meglio abolitiva dei direttori generali, ma rinvia ad un adempimento delle singole Amministrazioni. Un comune potrebbe conservare il direttore generale motivando la scelta con l'assenza di maggiori costi derivanti dalla sua presenza.
I giuristi e gli avvocati avranno di che lambiccarsi il cervello!.

Abolizione dei direttori generali

In Italia la classe politica, e i direttori generali degli enti locali non si sono mai posti il problema di fissare un tetto alle retribuzioni dei direttori generali: Ecco le conseguenze.

Chissà se i direttori generali finiranno di guardare dall'alto in basso i segretari comunali e provinciali!

Probabilmente lei non sa che

Probabilmente lei non sa che il problema dei DG non è dato dai circa 200 DG "puri" che sono nominati da province e comuni sopra i 15.000 abitanti e che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno dimostrato di portare risultati vantaggiosi (cfr. ricerche su presenza del dg e qualità della pubblica amministrazione). Il vero scandalo su cui il Ministero della semplificazione ha lavorato è dato dalla presenza di circa 2500 segretari che si sono fatti nominare DG anche nei comuni sotto i 15.000 abitanti. Addirittura in alcuni casi perfino le loro amministrazioni non sanno con evidenza della nomina e delle conseguenze del caso, spesso infatti il loro compenso aggiuntivo non è stato reso pubblico (scandaloso il caso di Stezzano emerso nei mesi scorsi: un comune di 12000 abitanti con un SG/DG dal costo di 247.000 euro anno). La categoria dei segretari non ha mai voluto regolamentare il compenso aggiuntivo per l'incarico di DG (e questo è assai curioso perché si tratta di una categoria molto protetta che gode di un CCNL che garantisce buoni stipendi, diritti di segreteria, e posto di ruolo anche quando non scelti da alcun ente).
Mentre se c'è una cosa certa è che quando viene assunto un DG "puro" il compenso viene pubbliciizzato ed anzi spesso sta sui giornali per mesi e mesi.
Senza contare che la figura è facoltativa e quindi non rappresenta un costo fisso e ineliminabile, ma viene scelto e licenziato ad ogni cambio di amministrazione. I cittadini quindi, quando eleggono sindaco, valutano come ha utilizzato i pubblici denari e con quali risultati, Vale sia per il fatto di avere costruito opere pubbliche inutili, o di avere alzato troppo le tariffe senza servizi adeguati, o per avere scelto un DG poco efficace.
Quando autonomia e responsabilità stanno assieme allora i cittadini possono decidere e scegliere, quando esitono obblighi e divieti molto meno. E' questo il vero nodo del problema ed è proprio questo che tiene assieme le norme assurde, e peraltro probabilmente non applicabili, contenute nell'emendamento della finanziaria.

Segretari comunali e direttori generali.

Il commento di Stefano tradisce un pregiudizio (ed una certa invidia) sui segretari comunali in aggiunta ad una scarsa informazione. Asserisce che "i segretari comunali si sono fatti nominare direttori generali" pensando forse, e non è ovviamente così, che i Sindaci siano delle pecore senza senno e volontà . Seconda affermazione discutibile a dir poco: che i segretari comunali non hanno voluto inserire nel contratto un limite alle retribuzioni per le direzioni generali. Il contratto dei segretari comunali, ovviamente, nasce da una contrattazione ed inoltre è in ritardo di molti anni. Per le direzioni generali non bisogna prendere ad esempio il solito caso di Stezzano, che è un caso di follia amministrativa e gestionale. Un segretario comunale, che lavora non meno di 45 ore a settimana, guadagna quanto un direttore di banca e ha una miriade di problemi e responsabilità in più. Inoltre i tanto sbandierati city manager, scelti in assenza di criteri e senza esperienze significative negli enti pubblici, hanno fallito quasi ovunque, ed in larga parte facevano parte dei manuali cencelli della politica

Segretari comunali e direttori generali

Il commento di Silvio tradisce un pregiudizio (ed una certa invidia) sui direttori di banca in aggiunta ad una scarsa informazione. E' sempre il solito discorso tipicamente all'italiana. Mai che arrivi una riflessione seria sui reali contenuti delle rivendicazioni (attualmente non esistono argomentazioni valide per sostenere la difesa di quello che ormai è un relitto del vecchio modello organizzativo che vedeva lo Stato tutore del Comune). Siccome i direttori di banca guadagnano [tot.], e noi segretari-direttori lavoriamo non meno di 45 ore a settimana (ma ne siamo sicuri?), abbiamo una miriade di problemi e responsabilità in più (ma ne siamo sicuri?), allora dobbiamo guadagnare più di loro!!!
Finalmente si parla, senza ipocrisia, dell'inutilità della casta dei segretari comunali... i quali se prima si ergevano a garanti della legalità... ora si ergono addirittura a veri e propri manager... dimenticando però che un approcio aziendalistico mal si concilia con l'originaria funzione di garanzia...
Ciò che ha detto Stefano è tutto vero. E' vero che il CCNL dei segretari non prevede un tetto ai compensi per gli incarichi di direttore generale, come pure è vero che le nomine dei direttori generali agli stessi segretari siano state originate in prevalenza da "disinteressati" pareri...
Inoltre, se il caso di Stezzano è un caso di follia amministrativa e gestionale, cosa dire allora del caso di Cuglieri in Sardegna? A fronte di una popolazione di 3000 abitanti, l'incarico di direttore generale al segretario comunale prevedeva un compenso aggiuntivo di oltre 50.000 euro all'anno... Quanti sono i casi come questi in Italia?
Finalmente si inizia a mettere mano anche ad una categoria che, ritenendo di essere al di sopra di ogni sospetto, ha coltivato per anni il luogo comune che vede nei pubblici dipendenti degli scansafatiche colmi di privilegi... ed eccessivamente costosi...
Per troppo tempo sono state condotte politiche di contenimento della spesa, avendo riguardo soltanto alle paghette di operai ed impiegati...
Spero che questa norma sia soltanto l'inizio di una più ampia serie di misure finalizzate a rendere i Comuni più efficienti e meno costosi, proprio in ragione di quell'art. 97 della Costituzione a cui è solita appellarsi questa casta.
Prima di concludere voglio soltanto lanciare l'idea di quella che dovrà essere la sfida del futuro: la figura del dirigente deve avere soltanto una obbligazione di risultato. Quindi l'intero compenso dovrebbe essere erogato soltanto in relazione al risultato conseguito, senza minimi contrattuali, indennità ecc. ecc.. Personalmente trovo disgustoso che ad un dirigente venga erogato un "lauto stipendio" comunque, anche in assenza di risultati, e che anzi, in presenza di risultati positivi, oltre a ciò debba essere erogato anche un ulteriore "premio".
La mia personale riconoscenza a chi oggi sta lavorando per rendere migliore la P.A..
Saluti a tutti.

Segretari comunali.

Gentile (si fa per dire) Salomone,
lei non è per nulla "salomonico" nei suoi giudizi e nelle sue riflessioni, ammesso che siano riflessioni e non una serie di affermazioni generiche, rancorose e da "bar dello sport". Due sono le conclusioni: o lei in Comune ha messo piede unicamente per qualche certificato oppure è dipendente di qualche ente locale e guarda con invidia alla posizione economica e giuridica del Segretario comunale. Ribadisco che di segretari comunali megastipendiati ce ne sono ben pochi in giro (non si può far riferimento a quella decina dei quali hanno parlato i giornali) e che la maggioranza lavora sodo e con soddisfazione dei primi cittadini. Sinceramente non capisco perchè perdo tempo con uno come lei, disinformato e qualunquista. Le consiglio di fare un pò di yoga, che nel suo caso distende i nervi e cura l'invidia.

Gentile (si fa per dire)

Gentile (si fa per dire) Silvio,
anche lei non è per nulla "salomonico" nei suoi giudizi e nelle sue riflessioni, ammesso che siano riflessioni e non una serie di affermazioni generiche, rancorose e da "bar dello sport". Due sono le conclusioni: o lei in Comune ha messo piede unicamente per qualche certificato oppure è proprio uno dei segretari comunali strapagati e guarda con invidia alla posizione economica dei direttori di filiale o di agenzia degli istituti di credito (banche). Sinceramente non capisco perchè anch'io perdo tempo con uno come lei, disinformato e qualunquista. Come potrebbe definirsi altrimenti uno (come lei) che, anzichè rispondere nel merito del problema, si trincera dietro insinuazioni personali fantasiose (queste si, degne da "bar dello sport"). Se proprio ci tiene a saperlo, io sono proprio uno dei vituperati "direttori di banca" cui lei ha fatto riferimento nel suo "autorevole" intervento. Sappia che tuttavia io non le serbo rancore, e quindi non mi permetterei mai di darle dei consigli...

Venite allo scoperto!

La provocazione di Salomone non è peregrina eritengo giusto che una parte significativa della retribuzione dei dirigenti venga ancorata ai risultati. Attenzione, però, se tutta la retribuzione sarà legata ai risultati avremo dirigenti sempre più mercenarizzati, meno rispettosi della legalità e della deontologia. Non è un problema diverso dal "patto di quota lite" eternamente dibattuto nel mondo dell'avvocatura. Un avvocato sicuro che sarà retribuito solo in caso di vittoria potrebbe non fare sempre l'interesse del cliente e non avrà interesse a proporre la conciliazione della lite anche quanto potrebbe essere vantaggiosa per il cliente.
Per quanto riguarda la "auspicata" abolizione dei segretari comunali, chi la sostiene si faccia pure avanti, ma sappia che con la scomparsa dei segretari i comuni si trovaranno sicuramente ad affrontare spese più alte in consulenze e prestazioni di servizi.

sappiamo bene

che cosa sono stati i direttori generali nei dodici anni di esistenza. Ci sono stati esempi molto negativi (mi riferisco ai direttori di Milano e Napoli rimbalzati agli onori della cronaca rispettivamente per lo scandalo dei derivati e per la monnezza) e altri molto positivi.
Così come sappiamo che non si può generalizzare sulla categoria dei segretari comunali che in questi dodici anni, per la gran parte, stando ai dati sulle riconferme, si sono rimboccati le maniche e hanno affrontato anche la sfida del nuovo con grande soddisfazione degli amministratori locali che non sono tutti allocchi pronti a spargere i pubblici denari secondo come va il vento.

Peraltro le ricordo che i compensi dei segretari comunali sono tutti pubblicati sul sito internet del Comune. Basta andare a guardare. Senza pregiudizi.

direttori e segretari

Mi dispiace apprendere che la questione sollevata dalla proposta di emendamento alla legge finanziaria si sia svelata per quello che è: non si tratta della finalità di perseguimento di economie, ma più "volgarmente" di un regolamento di conti, come ormai accade nel nostro Paese, nel quale soltanto l'idea di avere una strategia di azione sembra destare allarme e preoccupazione.
Dai commenti che leggo mi confermo nel convincimento che la norma è stata inserita da mani pregevoli che rispondevano al mandato di "regolare i conti" tra direttori segretari, eliminando i primi a vantaggio (siamo sicuri ?) dei secondi.
Si tratta di un comportamento che Bandura definirebbe "disimpegno morale" e che in soldoni è soltanto l'ennesimo copione di chi esprime logiche di potere o di posizione o di schieramento.
Io credo (non solo perchè temporaneamente sono direttore generale nel Comune di Ladispoli) che la norma palesi l'ennesimo intervento invasivo dello Stato nei confronti dell'autonomia degli Enti locali e mi aspetto che gridino allo scandalo tutti gli operatori del settore, soprattutto i Segretari Comunali.
In caso contrario mi scandalizzerei perchè sarei portato a pensare che nell'interesse di quella categoria professionale (di cui nessuno può nascondere l'importante ruolo esercitato) non sia presente l'autonomia dell'Ente. Se così fosse, sarebbe grave e si paleserebbe un segnale di "dissonanza" rispetto all'Ente che molti di loro dirigono.
Ritengo che non sia nemmeno lecito rappresentare i segretari comunali come una categoria che "teme" di direttori fino al punto di volerne la soppressione. Anche perchè, molti di loro sono investiti di questa funzione e preferiscono presentarsi come "direttori", prima che come "segretari".
So bene che siamo tutti vittime di un equivoco che costringe professionisti a concorrere per segretario generale nella speranza di fare un'altro mestiere, il direttore generale, ma la soluzione prospettata mi sembra peggiore del male.
Sbagliano i Direttori (se lo fanno) che si contrappongono ai segretari comunali, figura storicamente utile al sistema amministrativo italiano; sbagliano i segretari a interpretare la nomina di un direttore nel proprio comune come una deminutio. E sbaglia ancor di più la politica quando con leggerezza nomina direttori generali senza arte nè parte.
Sbagliamo tutti se generalizziamo e facciamo di una norma ingiusta per il sistema delle autonomie una bandiera di una categoria: questa è una guerra senza vincitori !

aggiungo

quando altre mani o persino le stesse provvederanno ad abolire i segretari comunali... perchè lo faranno e se ne parla con insistenza, io non brinderò
Quello che serve è la definizione reale di ciò che costituisce il vero management degli enti locali, senza difese corporative e senza tabù. sarebbe ora!

abolizione agenzia segretari

Tra le diverse sorprese che la conversione del decreto legge n. 78/2010 ci ha riservato durante i convulsi lavori parlamentari, puntualmente caratterizzati dal maxiemendamento sul quale il Governo ha posto la fiducia al Senato, abbiamo trovato anche la soppressione dell’Agenzia autonoma per la gestione dell’Albo dei segretari comunali e provinciali. Una mossa decisamente inattesa per i non addetti ai lavori e che non attira le prime pagine dei giornali, ma che dimostra ancora una volta che l’unico modo per approvare misure di riforme amministrative nel nostro paese sono le «spallate» in Parlamento sotto forma di maxi emendamento e nei momenti in cui l’attenzione dell’opinione pubblica è attirata da altri problemi. In tal modo viene evitato quel minimo di confronto dialettico che costringe ad interrogarsi sulle ragioni della nascita di un tale organismo e della peculiarità dello status dei segretari degli enti locali.
I primi e più facili commenti alla manovra diranno che l’Agenzia dei segretari era diventato un carrozzone i cui costi ben possono essere cancellati attraverso il trasferimento delle sue funzioni al Ministero dell’Interno. La condizione lavorativa dei segretari non dovrebbe cambiare perché si ritroverebbero alle dipendenze di un diverso datore di lavoro (il Ministero dell’Interno) in luogo della soppressa Agenzia. Dalle prime notizie di fonte parlamentare, poi, pare che la proposta di sopprimere l’Agenzia sia stata formulata da due senatori del P.d.l. e che tale proposta sia stata accolta dalla Commissione parlamentare all’unanimità. Il maxiemendamento del Governo ha fatto il resto.
Eppure chi coltiva la speranza di riforme che migliorino seriamente l’efficienza della nostra pubblica amministrazione e che contribuiscano ad inverare lo spirito della nostra Carta costituzionale ha poco da festeggiare.
Nel “lontano” 1997 la legge Bassanini-bis, la n. 127, quella del cosiddetto federalismo a Costituzione invariata, aveva tolto i segretari comunali dalle dipendenze del Ministero dell’interno e li aveva posti alle dipendenze di un’Agenzia appositamente creata. Accanto all’Agenzia nazionale vi sono delle articolazioni regionale, ciascuna retta da un consiglio di amministrazione nei quali una certa quota dei posti era riservata ad amministratori degli enti locali e rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Durante i dodici anni di funzionamento dell’Agenzia dei segretari è entrata in vigore un’importante riforma costituzionale, quella del Titolo V, che ha rafforzato a livello costituzionale l’autonomia organizzativa degli enti locali e la loro potestà regolamentare ( l.cost. 3/2001). Di seguito una elaborata e complessa giurisprudenza costituzionale ha stabilito che se da un lato le leggi dello Stato – sull’onda della “consueta” emergenza dei conti pubblici - potevano imporre limiti all’autonomia finanziaria delle amministrazioni territoriali ovvero l’obbligo di raggiungere determinati obiettivi finanziari, come nel caso del Patto di stabilità, dall’altro lato lo Stato non poteva dettare specifiche limitazioni su particolari voci di spesa, come quelle sul personale, in modo da comprimere eccessivamente l’autonomia organizzativa di enti territoriali, come le Regioni.
In questo quadro normativo e giurisprudenziale riportare i segretari comunali alle dipendenze del Ministero dell’interno significa effettivamente fare un passo indietro di vent’anni, quando i segretari venivano inviati nei Comuni dal Prefetto ed erano effettivamente la longa manus del Prefetto negli affari interni delle Autonomie locali. E’ vero che i Sindaci e i presidenti delle province conservano la facoltà di scegliersi il segretario che preferiscono, ma non va dimenticato che il Ministero dell’Interno è un datore di lavoro e un interlocutore dallo stile amministrativo, dalle esigenze e dagli orizzonti ben diversi da quelli di un’Agenzia autonoma. Mentre oggi i sindaci possono scegliersi liberamente i segretari supplenti e reggenti che più gradiscono, con la nuova gestione del Ministero dell’interno potrebbe non essere più così. Non è da escludere, perciò, che prima o poi la Corte costituzionale sia chiamata ad occuparsi dei profili di costituzionalità di questa riforma. Chi si ricorda dell’art. 5 della Costituzione in base al quale «la Repubblica adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento»? Nella realtà Governo e parlamento vanno sempre in senso contrario!
Ci sarebbe da stupirsi anche del fatto proprio una forza politica come la «Lega Nord per l’Indipendenza della Padania» non si preoccupi dello svilimento dell’autonomia dei Comuni e delle Province, tenuto conto che la circostanza che attualmente il Ministro dell’Interno è espressione di quel partito non ci offre delle spiegazioni significative, se non quella di una sbalorditiva miopia politica.
In realtà non c’è molto di cui stupirsi dal momento che l’attuale classe politica mostra sempre più segni di insofferenza verso tutte le figure professionali della P.a. deputate ad assicurare la legalità nei procedimenti amministrativi. Non si può escludere, quindi, che il “retropensiero” dei nostri legislatori sia quello di pervenire in modo subdolo alla totale abolizione della figura del segretario comunale. Ci si potrebbe domandare perché il legislatore, spinto dalla ricerca di economie di spesa, non abolisce anche i revisori dei conti. La spiegazione è semplice: i revisori dei conti sono eletti – a scrutinio segreto – dalla maggioranza consiliare all’interno degli organi di vertice dei comuni e delle province: per questo non possono dar fastidio al manovratore! Leggendo la stampa finanziaria, tuttavia, non si hanno notizie di fenomeni di sprechi adeguatamente contrastati degli organi di revisione. Si pensi, a titolo di esempio, a tutti quegli enti territoriali che hanno sottoscritto contratti derivati di ristrutturazione del debito per poi pentirsene amaramente ( Milano docet…..).
Dall’avvento della riforma Bassanini bis ad oggi i segretari comunali e provinciali, investiti in pieno da un sistema di spoil system prima d’ora sconosciuto il tutto il panorama del pubblico impiego, hanno compiuto uno sforzo significativo per adeguare la propria professionalità al fabbisogno di managerialità delle amministrazioni locali. Di fatto sono una categoria all’avanguardia dei processi di modernizzazione del lavoro pubblico e anche questo aspetto non trova riscontro, e forse anche gradimento, nelle riforme amministrative che i nostri legislatori riescono a partorire.
Si avverte, quindi, la necessità che nelle sedi politiche competenti si affronti un vero dibattito sui profili caratterizzanti della figura del segretario comunale: se egli debba rimanere una specie di notaio dell’ente locale, ovvero se debba specializzarsi nelle funzioni di controllo interno e valutazione del personale, o se debba diventare un manager a tutto tondo, con poteri gestionali, però, adeguati al suo ruolo.
In assenza di una politica delle autonomie locali autenticamente meditate e orientate ad un assetto di lungo periodo c’è il pericolo che la politica abbandoni a se stessa la categoria dei segretari degli enti locali, affinché il numero dei segretari in servizio si riduca sempre di più di numero e si proceda ad una loro abolizione ricollocando i segretari rimasti in servizio presso altre amministrazioni pubbliche attraverso processi di mobilità.
Un altro scenario potrebbe essere quello di trasformare la figura del segretario comunale in un libero professionista che lavora con contratti a tempo determinato nei comuni che lo scelgono, come se fosse un normale amministratore delegato di un’azienda manifatturiera o di servizi.
Si pensi anche alla categoria degli ufficiali giudiziari, nella quale una componente sindacale propone da tempo la trasformazione in liberi professionisti al fine di dare più slancio ed efficienza alle funzioni tipiche degli UNEP ( uffici notificazione esecuzione e protesti), senza essere vincolati dalla scarsità delle risorse materiali messe a disposizione dell’Amministrazione della Giustizia, ovvero dagli orari di lavoro stabiliti dalla contrattazione collettiva.

abolizione agenzia segretari

Il Governo e il Parlamento hanno deciso di abolire l'Agenzia autonoma per la gestione dei segretari comunali. Tutta la baracca sarà trasferita alle dipendenze della Funzione pubblica, quindi del min. Brunetta. In Italia le riforme si fanno solo a spallate o non si fanno.
allora non è megli trasformare i segretari comunali in liberi professionisti che si collocano sul mercato?