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Brunetta: la strategia della trasparenza per la lotta alla corruzione

Oltre il 40% dei circa 20mila reati consumati negli ultimi 5 anni contro la Pubblica amministrazione riguarda indebite percezioni o truffe aggravate in materia di fondi e finanziamenti pubblici, nazionali o comunitari. Insomma, si tratta di reati commessi da privati contro un sistema, quello della PA, che si rivela debole. Al contrario, i reati consumati da dipendenti pubblici (corruzione e concussione) appaiono numericamente poco rilevanti. Questo il dato che emerge dalla Relazione al Parlamento sul primo anno di attività del Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT)[1], presentata oggi in conferenza stampa dal ministro Renato Brunetta.
Dal Rapporto si evince anche un calo dei reati consumati contro la PA: rispetto ai 3.317 totali del 2008, se ne contano infatti 1.372 nel primo semestre 2009, il che fa presupporre una diminuzione del 20% circa sull’intero anno. Nel dettaglio, nella prima metà del 2009 ci sono stati 44 casi di corruzione, 58 di concussione, 133 di peculato, 475 abusi d'ufficio, 336 truffe e 99 indebite percezioni.

Da questi dati, ha sottolineato il ministro Brunetta, si deduce che “il sistema di repressione e controllo funziona, ma la PA rimane ancora fragile e facilmente soggetta ad assalti esterni”. Bisogna perciò “attuare un’operazione culturale e rafforzare gli strumenti di trasparenza, formazione, integrità e responsabilizzazione, a partire dai dirigenti”.
“Tutto il lavoro che stiamo facendo per la trasparenza – ha aggiunto Brunetta – è implicitamente un lavoro di lotta alla corruzione. Bisogna rendere trasparenti tutti i processi burocratico amministrativi al fine di evitare il più possibile la probabilità di fenomeni di corruzione. Dobbiamo poi esplicitare i reati, portarli a conoscenza dell’opinione pubblica, effettuare una mappatura che evidenzi dove si concentrano i fenomeni corruttivi”.

Nella Relazione al Parlamento è contenuta una “mappatura della corruzione” e l’elenco delle “cose fatte” a livello nazionale e internazionale.
Per approfondimenti:
vai al sito del SAeT
leggi la presentazione della Relazione
leggi l’Executive Summary della Relazione
scarica la Relazione integrale

 

 

[1] Il SAeT, che opera nell’ambito del Dipartimento della Funzione Pubblica, ha assunto (con il Decreto 2 ottobre 2008 del Presidente del Consiglio dei Ministri) le funzioni dell’ex Alto Commissario anticorruzione, soppresso dal decreto legge n. 112/2008. 

 

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CORRUZIONE, EVASIONE ED APPALTI PUBBLICI Una proposta ...

I livelli di corruzione e di evasione fiscale, oltre all’enorme giro d’affari delle mafie (ammontanti complessivamente, secondo diversi studi ad oltre 300 miliardi di euro), sono tra le cause maggiori che fanno classificare l’Italia, per questi aspetti, tra gli ultimi paesi al mondo.
La corruzione e l’evasione fiscale, due fenomeni che evidentemente vanno interpretati come associati, soprattutto per quanto concerne i danni sociali che generano.
Uno dei fattori che genera i più rilevanti fenomeni di corruzione e concussione sono da sempre, le procedure d’appalto per affidamento lavori, di servizi e forniture per l’amministrazione pubblica, regolati oggi dalla legge 163 del 2006.
Le gare d’appalto con offerte al massimo ribasso o tutte le altre procedure che lasciano discrezionalità nella scelta delle imprese, oltre a generare fenomeni di corruzione-concussione, sconvolgono le regole di mercato e determinano una scarsissima qualità delle opere, dei servizi o delle forniture che si appaltano.
Considerando che i progetti con cui si affidano le opere adottano prezziari pubblici che oltre ai costi industriali prevedono un incremento del 15% di spese generali ed un 10% di utile d’impresa, come si può affidare un opera pubblica per esempio, con un ribasso che spesso supera il 60% e “pretendere” che il lavoro sia svolto conformemente al progetto e con la regola dell’arte?
È palese che il massimo ribasso non dovrebbe superare il 10%; maggiore all’utile previsto da progetto.
È necessaria una revisione delle procedure d’appalto previste dal “codice degli appalti”, legge 163 del 2006, che elimini definitivamente l’affidamento delle gare pubbliche al massimo ribasso ed ogni tipo di procedura con la discrezionalità della committenza nella scelta del contraente.
L’unica procedura che può determinare una scelta oggettiva dell’impresa è la procedura aperta con sorteggio tra tutti i partecipanti che possiedono i requisiti previsti dalle normative vigenti, al prezzo stabilito dal progetto.
Le imprese potranno partecipare liberamente alle gare entro limiti rapportati all’attestazione SOA, per appalti di lavori, ed al fatturato medio degli ultimi esercizi per appalti di servizi e forniture. Dovranno sospendere temporaneamente la loro partecipazione alle gare d’appalto quando avranno raggiunto i limiti di acquisizione di commesse pubbliche.
Oggi, grazie alle tecnologie ed alle procedure già adottate dall’Autorità dei Lavori Pubblici, che impone alle stazioni appaltanti la comunicazione online dei risultati di gara, si può tenere sotto controllo il portafoglio lavori di tutte le imprese che partecipano a gare pubbliche.
Qualcuno obietterà che le imprese non sarebbero motivate a migliorare e che verrebbe meno la concorrenzialità, che l’Italia è obbligata ad adottare procedure conformi alle direttive europee.
Le imprese hanno tutto l’interesse a ricercare l’ottimizzazione dell’organizzazione aziendale e le tecnologie più avanzate per raggiungere i massimi risultati di bilancio. Che l’Italia con l’Europa deve ricercare tutte le soluzioni a problemi che, in misura sicuramente inferiore, sono presenti anche in altri paesi della comunità.
La cosa di cui siamo estremamente convinti è che qualsiasi provvedimento efficace, preso per combattere e diminuire il malcostume della corruzione, concussione ed evasione fiscale, ci faccia migliorare le condizioni di vita e fare un passo avanti verso un paese più civile.

Again: “Il mio lavoro e davvero un’opera”?

Tutti gli sforzi e gli impegni, se sostenuti dal desiderio del bene comune, vanno elogiati/supportati/incoraggiati.

L’innovazione non può soltanto essere affidata ad un giuramento (che sicuramente non guasta) ma a pezzi di carta scritti con firme in originale. Sbaglio?
“Bisogna impedire di far implementare giochetti di potere” a chi detiene il potere… a tutti i livelli e non soltanto in ambito accademico… e i primi a firmare dovrebbero essere proprio chi ha il potere (full prof, dirigenti, etc...) che per primi devono dare il buon esempio. Sbaglio?
Le aggressioni vengono dall'esterno oppure si consumano all'interno sulla pelle dei più deboli/indifesi?

My last question is:
Nepotism è eccezione o "una regola" in Italia?
Le piace ricordare questa domanda: “Il mio lavoro e davvero un’opera”?

All the best