Intervista

La comunicazione pubblica: il dire e il fare. Intervista a Eugenio Iorio.

it was a secret!

Foto di melanie b

Tra il 19 e il 23 ottobre si terrà a Bari il Public Camp, il Meeting dei Comunicatori Pubblici. Cinque giornate di incontri sulla comunicazione pubblica che coinvolgeranno esperti ed operatori del settore. Del ruolo del comunicatore che opera in una pubblica amministrazione, tra sfide e criticità, abbiamo parlato con Eugenio Iorio, dirigente della comunicazione istituzionale della Regione Puglia.

Da dove nasce la vostra iniziativa Public Camp?
Si tratta della seconda edizione di quella che l’anno scorso è stata una sperimentazione in occasione della Fiera del Levante, realizzata per mettere in rete, attraverso l’orizzontalità dei rapporti, il fulcro delle istituzioni pugliesi. Riteniamo che per produrre innovazione è necessario creare dall’interno dell’istituzione i terreni di fertilità.
Volevamo raccogliere questi processi di innovazione e distribuirli su base regionale migliorando la nostra rete degli Urp che abbiamo chiamato Puglia 2.0.

E’ di gran moda di questi tempi riferirsi all’urgenza di fare innovazione, produrre una discontinuità rispetto allo stato delle cose per imprimere loro una direzione nuova, appunto, adoperandosi perché sia migliore della precedente.
Come si percorre questo obiettivo per un comunicatore che opera all’interno della pubblica amministrazione?
Per fare innovazione bisogna avviare processi di apertura della P.A. e fare in modo di ricostruire il senso di sacralità delle istituzioni nel rapporto tra queste e il cittadino.
E’ necessario anche stabilire un principio di autorevolezza che è la risultante di diritti e doveri.
Il dovere dell’amministrazione è cedere l’informazione che produce affinché i cittadini e le altre Amministrazioni possano utilizzarla strategicamente ed essere sempre informati.
Dovere del cittadino è conoscere con consapevolezza le diverse competenze degli enti pubblici.
Il problema si pone nell’ottica dell’uguaglianza nei confronti dei cittadini.
Secondo noi questi sono i principi fondamentali nella comunicazione istituzionale, considerando che questa è strategica quando è intesa come un flusso che scorre a monte, durante e a valle dei processi.

Quali sono le difficoltà con cui si confronta chi opera nella comunicazione pubblica?
Un aspetto critico è sicuramente l’interpretazione della comunicazione pubblica che la colloca nella sfera di un’ambiguità che tende a unire: il mondo della comunicazione politica e quello della comunicazione pubblica
La comunicazione delle istituzioni, prodotta dall’amministrazione, presenta spesso degli spartiacque non particolarmente chiari con la comunicazione politica. È pur vero che l’informazione senza soggettivizzazione veicola una policy.
Se comunico una mia decisione politica ai cittadini, quella è comunicazione pubblica.
Se io la commento e la soggettivizzo, dicendo che quella è la migliore policy possibile, mi sposto già nel complesso mondo della comunicazione politica.

Alla luce di queste considerazioni, qual è il senso della vostra iniziativa?
Abbiamo deciso di istituire un momento di confronto con i comunicatori pubblici che lavorano con noi e che insieme a noi “fanno rete”. Noi concepiamo il bisogno di una comunicazione pubblica integrata perché per ricostruire la sacralità delle istituzioni non si può rimanere a stagnare nella propria sfera di auto-referenzialità. Soprattutto se si è una Regione, si ha il bisogno di fare rete con i comuni e le province.
Per far un esempio, noi rientriamo per l’ultimo settennio all’interno dell’obiettivo dei fondi strutturali europei 2007-2013. Essi impongono che senza rete, una rete fatta di flussi bidirezionali, non è possibile accedere ai fondi.
Noi ci confrontiamo per capire a che punto del processo siamo e cerchiamo di prendere spunto attraverso lo scambio di buone pratiche per attuare azioni migliorative di governo rispetto alla comunicazione pubblica istituzionale.

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