Editoriale

Assenteismo, di chi è il bluff di Brunetta o dell’Espresso?

La settimana scorsa ha visto una querelle di grande rumore mediatico tra il ministro Brunetta e l’Espresso innescata da un articolo, posto con grande rilievo in copertina del settimanale, intitolato il “Bluff di Brunetta”: un’indagine che riduce, appunto, ad un bluff il cosiddetto “effetto Brunetta” sull’assenteismo.

Ci siamo occupati più volte del tema e l’occasione è buona per tornarci sopra cercando di fare chiarezza e nello stesso tempo di ribadire alcune personali convinzioni. 

Cominciamo dai documenti che, come sempre, vi inviterei a leggere direttamente:

Bene, in sostanza l’articolo della rivista dice che i dati non sono attendibili; che l’effetto, se c’è, è comunque molto meno di quanto annunciato e che sta svanendo, e che, infine, la rilevazione è punitiva per alcune categorie di lavoratori.

Il Ministro risponde punto per punto difendendo dati e risultati. 

Credo innanzi tutto sia necessario fare chiarezza e mettere in ordine gli argomenti separando nettamente le considerazioni di carattere metodologico dai cosiddetti “giudizi di valore”. Partiamo dalle prime:

  • Credo che ammiratori e detrattori del Ministro debbano serenamente prendere atto della realtà: l’effetto Brunetta esaminando i dati esposti c’è, è importante ed è strettamente correlato all’azione del Ministro e ai suoi provvedimenti.
  • Non c’è altresì dubbio sul fatto che esso sia calante nel tempo. Peraltro non potrebbe che essere così: una volta che si sia compiuto il ciclo di un anno (quindi da giugno 2009) ci troviamo a confrontare dati mensili che non sono più rapportati ad una fase “preBrunetta”, ma ad un mese in cui già forte era stata l’influenza dei provvedimenti. Casomai c’è da chiedersi come mai le giornate di assenza per malattia continuino nonostante tutto a calare ancora con tassi a due cifre.
  • Rimane un punto dolente che neanche le spiegazioni del Ministro sanano del tutto: la qualità del campione esaminato che, seppure molto grande (coinvolgendo più della metà di tutte le amministrazioni italiane) non è comunque un campione statistico corretto. In quanto non casuale non è infatti possibile calcolarne esattamente la percentuale di errore. Per farmi capire farò un esempio: se in un’indagine rispondesse la metà della popolazione italiana su base volontaria sarebbe un dato assai meno certo che non un’indagine statistica su un campione casuale di qualche migliaio di soggetti. Su questo non c’è molto da dire: il dato è significativo in sé, vista la grandissima quantità e l’importanza delle amministrazioni che hanno risposto, ma ci dà solo indicazioni e non reale conoscenza sull’altra metà delle amministrazioni che non hanno risposto. Forse per confermare il dato (e io credo che sarebbe confermato, ma la mia convinzione non vale nulla dal punto di vista scientifico) sarebbe il caso di adire ad un campione casuale di amministrazioni, rappresentativo per categoria di ente e dislocazione geografica e imporre loro di dare i dati (magari verificandoli direttamente).

Altra cosa del tutto diversa sono le considerazioni dell’articolo sulla stessa necessità di fare medie e costruire indicatori (si ricorre alla abusata metafora dei “due polli”); sulla discriminazione negativa che questi dati indurrebbero verso le categorie più deboli (in primis le donne); infine su alcune grandi amministrazioni in controtendenza (ad es. il comune di Napoli).

Anche qui vale la pena di fare chiarezza:

  • Misurare è vitale, divulgare le misure lo è altrettanto. In questo senso l’azione di un ministro che chieda e pubblichi dati non può che essere meritoria. Chiaramente ogni media porta con sé semplificazioni e nasconde fenomeni puntuali, ma certo non è un buon motivo per non usare le medie o per non farle conoscere.
  • Correttamente la risposta di Brunetta sottolinea come l’indagine non è né potrebbe essere punitiva, ma solo conoscitiva. Dire poi che la riduzione delle assenze per malattia discrimina negativamente le donne è veramente offensivo verso una categoria che già tante difficoltà ha nell’emergere con pari opportunità. Non di chiudere un occhio su false malattie usate per coprire le esigenze di donne costrette a fare le equilibriste tra figli, genitori, impegni domestici e lavoro, ma di servizi migliori c’è bisogno e di un uso non discriminatorio del tempo.
  • Infine i casi in controtendenza: ci sono, come sempre nei fenomeni, ed è bene siano conosciuti e che se ne investighi i perché. Sono, infatti, in genere preziosi per capire meglio i percorsi da fare e gli errori da evitare. Dire però che rappresentino la realtà intera non può che essere fuorviante.

Allora in questa ideale disfida diamo la palma del vincitore al Ministro e attribuiamo il bluff al settimanale? Se dobbiamo giudicare dalla qualità dei dati e delle argomentazioni esposte è così che è andata, ma direi che conviene esser più cauti.

Il rischio del bluff c’è, infatti, anche per il Ministro, ma non è nei dati sulle assenze, quanto sullo stesso fine ultimo dell’operazione: rendere più efficiente l’amministrazione pubblica e più vicina ai bisogni dei cittadini.
Qui la partita è ancora del tutto aperta: alcune cose si sono mosse, ma per ora più nei provvedimenti legislativi in itinere che sul campo. Qui si gioca la partita ed è una partita che vede nella misurazione e nella valutazione gli strumenti chiave.

Insomma come ho avuto modo di dire già altre volte “ben altro” è il problema che non tenere gli impiegati pubblici in stanza: l’impegno vero e la vera rivoluzione è farli lavorare in modo produttivo restituendo ai cittadini e alle imprese il valore conferito con le tasse. 

Per saperne di più sulla legge delega 15/09 naviga su Saperi pa

Il decreto legislativo che nasce dalla legge delega 15/09 è in corso di approvazione ed è certo un risultato importante, ma alcuni punti sono ancora una scommessa: prima di tutto la scelta della dirigenza e l’effettiva possibilità di decidere e di dirigere che ad essa deve essere garantita. Qui il provvedimento in questione non basta: ci vuole una profonda riforma della contabilità pubblica e un reale riconoscimento dell’autonoma responsabilità del dirigente che, partendo da una contabilità economica, gli dia la possibilità di conoscere e di tenere sotto controllo i costi globali dei servizi offerti.

Su questo molta strada c’è ancora da fare: questa è la vera sfida che tutti, anche i settimanali di opinione importanti come l’Espresso, dovranno monitorare e giudicare con giusta severità.

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Commenti

Dati Statistici da informativi ad operativi

Ho letto la precisazione dell'Istat "Sulla rilevazione mensile che riguarda le assenze dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche" e mi sono ricordato di un incontro che fu fatto, ero presente anch'io, tra il Preside della Facoltà di Scienze Statistiche de "La Sapienza", poi diventato Rettore della stessa, alcuni professori di statistica ed i giornalisti economici, nella loro Sala Stampa.

Lo scopo era quello di rendere edotti i detti giornalisti sulle modalità di rilevazione dei dati e le relative tecniche di analisi, ma il risultato fu scarso, sentite le domande di chiarimento effettuate. Il tempo è passato ma poco o nulla è stato recepito su come si opera nel settore delle statistiche. In Italia manca la cultura dell'uso operativo delle statistiche. Quando nomini la "statistica" tutti pensano alla media di Trilussa, ma non sanno che esiste anche la "distribuzione di frequenza".

Carlo Tasciotti

Brunetta rispetta il suo contratto di lavoro?

Il signor Brunetta e' un professore universitario, il professore universitario e' tenuto, per contratto firmato, a non portare maleficio all'immagine dello Stato anche al di fuori dell'esercizio della sua attivitá' lavorativa. A dire dei principali telegiornali Italiani, il signor Brunetta avrebbe affermato che qualcuno vorrebbe compiere un golpe nel nostro Paese, inoltre avrebbe invitato a uccidere i membri della parte avversa ai suoi ideali politici. Premesso che io e Brunetta siamo dalla stessa parte politica, mi chiedo se, in veste di professore universitario, egli abbia, o meno, violato il suo contratto di lavoro con queste affermazioni. In caso affermativo, mi chiedo se sia ragionevole presentare un esposto, o ancora peggio, una querela nei suoi confronti e nei confronti del suo datore di lavoro (che resta tale anche se il signor Brunetta si e' messo in aspettativa dai suoi ruoli accademici). Che ne pensate? La mia opinione e' che chi si mette al sevizio della verita' non possa servire una parte politica, percio' uno scienziato e/o un professore universitario non dovrebbero mai candidarsi ad elezioni politiche senza essersi licenziati. La stessa cosa e' sempre auspicabile per i magistrati e per i sacerdoti. Non varrebbe la pena di ragionare politicamente su una forma di incompatibilita' tra i ruoli di accademico e di politico? Infatti, in veste di accademico, io mi sento leso dalle affermazioni del mio collega Brunetta e mi chiedo se sia il caso di intentargli una causa o meno.

normativa Brunetta

sono un dipendente pubblico (scuola) che ha fatto pochissime assenze per malattia e tutte motivate (intervento operatorio, influenze "pesanti" patologie personali; approvo l'idea di fondo di impedire le assenze per finte malattie che danneggiano tutti, ma tutti sono capaci di mettere una tassa sulla malattia per cui si parla di statistiche che evidenziano il calo delle assenze, ma si parla poco della nuova tassa a cui sono stati costretti i malati veri: nella scuola c'è un ivecchiamento degli insegnanti e quindi un fisiologico aumento delle assenze per malattia, con la "tassa Brunetta" i malati veri sono costretti a pagare ulteriormente con stipendi modesti; poi c'è l'altro aspetto di chi si può permettere di pagare (benestanti e dipendenti con coniugi facoltosi) continua ad usufruire di finte malattie... alla faccia dell'etica della normativa Brunetta; rimane infine il problema di fondo: di quanto è aumentata l'efficienza della pubblica amministrazione: francamente penso che il vero parametro da misurare sarebbe questo e non le dispute tecniche sulle statistiche.
grazie

Fannulloni - una possibile teoria

Per stemperare il clima creato dal Ministro Brunetta, sui fannulloni, vorrei scherzare un po’ adottando un percorso logico concettuale ipotetico:
1-dicesi fannullone il soggetto che con metodo adotta volontariamente strategie finalizzate a non svolgere le proprie mansioni;
2-qui riveste carattere di importanza la volontarietà del soggetto, altri comportamenti possono produrre lo stesso fenomeno ma non hanno la componente della volontarietà (vedasi ad es: mobbing);
3-le regole adottate per le assenze in genere fanno corrispondere che tutte le ore di assenza sono ore non lavorate dai fannulloni;
4-poiché prima o dopo un dipendente farà almeno una assenza, sfortunatamente per lui, sarà annoverato fra i fannulloni;
5-se prima o dopo, volenti o nolenti, i dipendenti faranno nella loro carriera almeno una assenza, apparterranno tutti alla famiglia dei fannulloni e il fannullone, per definizione, adotta strategie per non svolgere il proprio lavoro. Cosa ne sarà della P.A.?
6-a mio avviso per essere fannulloni è necessaria una certa genialità;
7-pensate quale risultato si potrebbe ottenere convogliando opportunamente tutta questa intelligenza sprecata.

interventi seri e non propaganza

Ciò che ha fatto Brunetta rispetto alla PA è, per un aspetto, grave; per l'altro risibile.
Gravissimo è stato demonizzare in blocco la categoria dei dipendenti pubblici, definendoli "fannulloni" e creando nei loro confronti un clima di odio. Lavoro da anni nel privato dove esistono da sempre persone pigre e lavative, così come persone attive ed intraprendenti. Come nel settore pubblico, del resto. Se poi, l'obiettivo del Ministro era quello di azzerare i diritti dei dipendenti pubblici con la scusa della loro inerzia, così come temo, il suo obiettivo è perfettamente in linea con il governo di cui fa parte. Risibili sono, invece, gli interventi da lui strombazzati per migliorare la PA. Che non sono, naturalmente, quelli di tenere gli "impiegati in stanza". Non è in questo modo che si avvicina la PA al cittadino e la si rende più efficiente. Bisognerebbe iniziare ad esercitare un'attività di controllo e di seria sanzione da parte dei Ministeri su molti dei servizi erogati ai cittadini, anche in settori privati o partecipati. Un esempio, a caso? Trenitalia lasciata pascere dal Ministero dei Trasporti e ora chiamata in giudizio dalle associazioni dei consumatori per i costanti disservizi offerti a caro prezzo all'utenza.

risposta di Brunetta

A prescindere dai dati statistici Vi sembra correttao che la risposta di Brunetta all'espresso sia stata fatta su un sito della pubblica amministrazione che serve a tutto tranne che a dare risposte ad un periodico????A me la cosa fa rabbrividirie , simo decontestualizzati dalle realta un sito della PA non e' una chat dove si puo scrivere cio che si pensa ma un veicolo di informazione atto ad uno scopo ben preciso.
Brunetta se voleva replicare avrebbe dovuto trovare altri canali mediatici, non utilizzare un sito Della PA come se fosse il suo Tg ... Tutto tace e la cosa mi spventa !

Osservazioni oggettive

Da un professore universitario che aspirava al Nobel per l'Economia mi sarei aspettato più rigore scientifico. Le statistiche realizzate in modo improprio, oltre a non avere significato fisico, sono una mistificazione oggettiva e, come tali, sono sempre criticabili. In primo luogo mi chiedo quale sia la distribuzione statistica delle variabili casuali che il ministro intende valutare, in quanto ogni distribuzione ha una formula diversa per il calcolo della media. Mi chiedo poi quale sia la varianza di tale distribuzione. Infine, giusto per terminare le mie osservazioni, mi chiedo se i dati ottenuti (oltre a non essere raccolti in modo scientifico, cioè conforme alla verità) siano una collezione di diverse distribuzioni statistiche ammassate in modo informe e, pertanto, con un'ulteriore assenza di significatività. Potrei aggiungere molte altre osservazioni, ma sarebbe ora di pagarmi per questa consulenza!

Premetto che voto Lega e ne

Premetto che voto Lega e ne vado fiero!

Mi pare che i dati siano dati e non si possa dire che i dati a favore del ministro siano veri e quelli contro siano falsi.

Non ci sono dati a favore o contro ma i dati.
Ora se il ministero decide di prendere il campione che vuole, fare propaganda e poi mettere un minuscolo asterisco come in certi contratti, dicendo che "non è comunque un campione statistico corretto" mi pare alquanto ridicolo. Se non è corretto di che stiamo parlando?

Che il centro-nord è più efficente del sud è un fatto che non può essere attribuito a Brunetta. E' sempre stato così. Ma perchè il ministro non bacchetta il sindaco di Palermo? Forse perchè è del suo partito.

Allora lasciatemi dire che mi sono rotto le scatole di questo tipo di propaganda. Io vorrei che davvero Brunetta facesse lavorare tutti ma finchè non si ha l'onestà per vedere dove stanare i nemici dell'efficenza non si possono risolvere i problemi ma fare solo propaganda.

Dire che il problema è risolto non vuol dire risolverlo.
Dichiarare che tutto va bene (prendendo il campione ad hoc) non vuol dire che tutto va bene.

Stimavo Brunetta ma se iniziamo a vantarci del nulla questa detra è morta!
Dobbiamo fare e bacchettare! Chi se ne frega se il sindaco di Palermo è di destra. Questa gente non va coperta anzi smascherata. Lasciamoli alla sinistra quelli così.

Il bluff è dell'editoriale

E' veramente deludente leggere le parole a difesa del Ministro in quest'editoriale. Soprattutto perchè viene da un organo che dovrebbe conoscere bene la pubblica amministrazione e sapere perchè non funziona. Che tal mal funzionamento non è dovuto all'assenteismo o che comunque incide solo in piccola parte. Che questa battaglia è solo fumo negli occhi e tutti belanti a dire sì, con la cura Brunetta si sistema tutto il pubblico impiego. Ci vuole ben altro! Mancano strumenti e metodo oltre alle capacità manageriali dei vertici ad ogni livello per ottenere un reale cambiamento che non si ottiene certo con le punizioni. Nè incitando all'odio per la categoria pubblici dipendenti e mettendoli alla gogna mediatica per un facile consenso. Perchè il Ministro non parla mai di tutti quei dipendenti pubblici che sono anche assessori, consiglieri comunali o che rivestono altre cariche politiche e che percepiscono per intero lo stipendio facendosi vedere poco o niente in ufficio, (assenti giustificati per carità!),costando alla collettività e ai colleghi che devono sgobbare il doppio al loro posto magari con uno stipendio inferiore? La politica unita alle raccomandazioni, nepotismo o chiamiamolo come si vuole, queste sì che sono la vera zavorra che impedisce a tutta la PA di decollare. Oltre all'impossibilità per chi vale, con titoli di studio e capacità non valutati, di poter progredire nella carriera e dare così un contributo al miglioramento del sistema oltre che alle proprie legittime aspirazioni. E' con la mortificazione intellettuale ed economica che si motiva chi lavora nel pubblico impiego?

Tu hai ragione da vendere, ma

Tu hai ragione da vendere, ma la tua battaglia (che per molti anni è stata la mia stessa battaglia) è destinata al fallimento. Purtroppo il sillogismo aristotelico, che comunque costituisce una prova logica anche nel mondo giuridico, non può trovare applicazione nella P.A., in quanto la stessa occupa tutti gli spazi dove invece la logica non opera. Infatti là dove finisce la logica inizia la P.A.
Proviamo, tanto per dilettarci e non certo al fine di sollecitare qualche cambiamento, ad utilizzate il sillogismo aristotelico partendo dalle tue stesse considerazioni.
Se è vero (premessa maggiore) che la maggior parte dei dirigenti della P.A. (ma ciò vale per tutta la classe dirigente del nostro paese) assurgono alla carica non in base alla loro professionalità o meriti ma in base a logiche clientelari-corporative, vuol dire che anche essi (premessa minore) sceglieranno i loro funzionari collaboratori in base agli stessi criteri e non certo in virtù della loro professionalità o capacità, quindi (sintesi) la P.A. non è il luogo dove professionalità e merito possono trovare ingresso.
Ormai ho scritto troppi fiumi di parole, anche su questo rispettabile sito, e sono purtroppo troppo stanco e demoralizzato, non so nemmeno perchè, in questo momento, continuo a scivere, forse per sfogarmi e per rendere la rabbia un pò più digeribile. Ma tu ce lo vedi un dirigente che dopo aver vinto il concorso pubblico (magari 30 anni fa) non ha più studiato e non si è più aggiornato e che non sa nemmeno la definizione giuridica di procedimento o provvedimento amministrativo, dare incarichi a te che hai l'abilitazione professionale, hai esercitato la professione, hai frequentato master, corsi per le magistratute superiori, collabori con riviste giurigiche ecc..?? Lui è un ignorante e non permetterà mai a te di fargli da specchio.
Con buona pace del nostro rispettabilissimo ministro.

Editoriale assenteismo

Ritengo che la questione meriterebbe una riflessione più approfondita, da parte dell'editorialista, sul modo in cui viene calcolato la percentuale di assenteismo. In questa percentuale vengono incluse non solo le assenze per malattia ma anche le ferie e le assenze per astensione obbligatoria per gravidanza. Si tratta di due istituti a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, pubblici e privati, che sono sacrosanti, obbligatori e vengono pertanto assimilati a normali prestazioni lavorative (sono retribuite). Un calcolo dell'assenteismo in cui compaiono questi istituti non possiede alcuna attendibilità e conduce inevitabilmente a conclusioni false e fuorvianti sulla P.A. Ma forse è proprio questo che si vuole ottenere. Ai fini del consenso, si comprende facilmente come sia utile trovare un nemico da dare in pasto all'opinione pubblica per distogliere l'attenzione dai problemi seri del nostro paese.

Il teatrino del Ministro

L'unica cosa che riesco a rilevare è l'ennesima riprova di una gestione-farsa dei problemi del paese, dove il copione è sempre lo stesso: si parte da un problema reale (l'inefficenza della PA) si prende un luogo comune (è colpa dei dipendenti fannulloni) e.. oplà ecco la soluzione: tanto "bastone" (minacce su licenziamenti facili) e un pò di "carota" (premietti a discrezione del dirigente). A questo aggiungiamo trovate da "customer satisfaction" dell'età della pietra: le "faccine" (o "emoticon" che dir si voglia) che dovrebbero spingere le amministrazioni ad una sana competizione su chi infila più faccine sorridenti!
Ci si stupisce che l'unica cosa che preme a Brunetta è dimostrare che lui riesce a tenere i dipendenti pubblici con il sedere incollato alla sedia? (...ammesso che ci riesca).
Qualcuno crede davvero che al Ministro importi qualcosa della produttività reale degli uffici o del restituire dignità e professionalità al lavoro pubblico?
Ma pare che, a giudicare da molti commenti, la rozza propaganda e il teatrino mediatico messo su dal Ministro funzionino ancora.

Assenze per malattia o ferie?

Non concordo con l'editoriale. Mi sembra che gli argomenti del ministro siano inconsistenti. Ma questa è un'opinione (a parte alcune affermazioni sui metodi di rilevazione statistica piuttosto sorprendenti in chi si vanta di essere un profondo conoscitore della materia, ma non mi ci soffermo perché altro è ciò che mi preme).

In effetti, sembra sfuggire a tutti (e in primis, ma forse volutamente, al ministro) un argomento molto semplice che purtroppo non si presta a precise rilevazioni statistiche (se non attraverso un sondaggio fra gli stessi dipendenti pubblici), ma solo a inferenze qualitative, ma che a mio parere smonta alla radice i presunti successi brunettiani.

Sono un dipendente (II livello del profilo di Tecnologo) dell’Agenzia Spaziale Italiana, ente di non grandi dimensioni (circa 220 dipendenti), in cui nonostante stipendi decisamente più alti della media della Pubblica Amministrazione, sono molti (sicuramente più di una decina) i colleghi che o vengono in ufficio malati anche seriamente (una brutta bronchite con 38 di febbre secondo me non è una banalità) oppure rimangono a casa usufruendo di giorni di ferie anziché di malattia. Il punto è che, quale che sia la misura della ritenuta che viene operata sullo stipendio (che non è affatto come ritiene il ministro di 10 – 12 euro al giorno, ma ben più alta, potendo arrivare anche ai 25 – 30 al netto, il che dimostra tra l’altro che il ministro sembra non conoscere i contratti integrativi delle amministrazioni pubbliche), molti lavoratori pubblici con stipendi inferiori ai 1.500 € mensili non si possono permettere di perdere nemmeno qualche decina di euro (figuriamoci i 100 – 150 per malattie di 4 o 5 o più giorni), e quindi fruiscono di ferie.

Una valutazione di quanto questo incida potrebbe aversi attraverso l’esame degli incrementi di giorni di ferie goduti nei mesi non estivi.

Ritengo che in realtà quella di Brunetta sia stata un'operazione di puro consenso, posto che la gran parte degli italiani ritiene che i pubblici dipendenti vadano "debellati" e costretti ad andarsene. In questa ottica, il ministro ha in realtà trovato un sistema subdolo e francamente ripugnante per ottenere due risultati: 1. costringere la gran parte dei dipendenti pubblici a autoridursi le ferie utilizzandole per malattia (anziché costringere i dirigenti a fare il loro mestiere di controllo, non sia mai!), violando così un preciso diritto dei lavoratori a godere di ferie quando si è in salute; 2. colpire nel reddito i più deboli, cioè i malati veri che si "ostinino" a fruire di assenza per malattia.

Sarebbe bastato, per ottenere risultati veri, trasformare la cosiddetta "visita fiscale" (che è solo la verifica della presenza a casa del sedicente ammalato) in una visita vera, con la verifica delle effettive condizioni di malattia da parte del medico fiscale, e successiva denuncia per falso ideologico e truffa allo Stato nei confronti di chi si sia dichiarato malato falsamente. Ma l'obiettivo vero del ministro non era, evidentemente, ridurre l'assenteismo!

Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e fannulloni

Chiedo scusa per il secondo intervento in pochi minuti, ma ho citato l'ASI, e allora mi è venuto in mente che qualcuno potrebbe ricordare i "dati" in base ai quali i dipendenti del mio ente furono esposti al pubblico ludibrio perché la statistica diceva che nel mese di ottobre 2008 si era verificato un crollo del 75% delle assenze per malattia rispetto a un anno prima. E vorrei spiegare questo dato. Il fatto è che i due "fannulloni" malati (veri) di cancro assenti tutto il mese di ottobre 2007 (che assommarono da soli il 80% circa delle assenze per malattia di quel mese) hanno poi smesso di fare i fannulloni, uno perché è morto (e quindi nell'ottobre 2008 era, come dire, "altrove"), l'altro per fortuna no, e dopo sei mesi è tornato in ufficio, e ha trascorso il mese di ottobre 2008 alla sua scrivania. Queste sono le statistiche alla Brunetta! Scusate ancora.

Donne e lavoro

Sono pienamente d'accordo con Zanella quando afferma che le misure del Ministro sull'assenteismo penalizzano soprattutto le donne e non accetto che la critica a questa affermazione si basi sulla difesa dell'onestà delle donne. I sacrifici che le donne fanno per conciliare lavoro e famiglia e per non veder decurtato il loro già misero stipendio non hanno nulla a che vedere con l'onestà. Dobbiamo invece dire "onestamente" come stanno le cose. E' vero che alcune volte le donne sono costrette a darsi malate e non per andare dal parruchiere ma per accudire la famiglia nei periodi bui "malattia del bambino, chiusura delle scuole, stipendio insufficiente per pagare baby-sitter, centri estivi, mancanza di servizi sul territorio..". Dire che questi problemi si risolvono con le pari opportunità è voler restare sul piano del "dover essere" che purtroppo non è e non sarà. Le politiche di pari opportunità non sono tra le priorità dei governi nè di centrodestra nè di centrosinistra. Finchè la diffusione capillare sul territorio di servizi per l'infanzia, gli asili aziandali, la flessibilità dell'organizzazione del lavoro, il tele- lavoro, il part-time lungo non saranno realtà le donne dovranno continuare a barcamenarsi per conciliare tutti i loro fardelli e carichi vari.

Quando studiavo comunicazione

Quando studiavo comunicazione mi insegnavano la differenza fondamentale tra comunicazione istituzionale e politica. Vedere sul sito del forum della PA confondere volutamente i due livelli per promuovere una seppur velata difesa del Ministro Brunetta è davvero increscioso.
A questo punto il forum PA non può ergersi a indicare la strada giusta da seguire nella comunicazione e altro per le amministrazioni pubbliche d'Italia. Nemmeno del Burundi, in effetti.

E' una vergogna

Non capisco l'Espresso. Attacca Brunetta sui risultati ma non smentisce la presenza di fannulloni. Il fatto che la PA italiana sia imbottita di fannulloni mi sembra un dato di fatto, poi stiamo a discutere se alcune misure hanno diminuito o meno il fenomeno, ma il fenomeno cìè ed è la piaga di questo paese che negli ultimi trent'anni abbiamo costruito.
L'approccio alla pubblica amministrazione da parte dei "lavoratori" assunti negli anni ottanta è "prendo lo stipendio senza fare nulla" per cui oggi paghiamo trant'anni di nullafacenza: scuole fatiscenti, sanità a rotoli, infrastrutture inadeguate.
Primo complice il sindacato che ha lavorato nel portare al minimo le attività dei pubblici dipendenti al fine di minimizzarne le mansioni in modo che l'iter burocratico barocchizzato potesse essere spalmato su quanti più "lavoratori" è possibile.

Mi piacerebbe vedere degli articoli in cui si dice: cari signori ora basta, rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo nell'interesse del paese e non per la nostra misera isoletta di nullafacenza a 1.400 euro al mese passando la giornata facendo il solitario sul computer.

Ovviamente non bisogna fare l'errore sinistrorso di fare di tutta l'erba un fascio, generalizzare e fare la lotta di classe. Bisogna individuare i fannulloni ed eliminarli dalla cesta, come si fa con le mele marce. Questi signori per troppo tempo hanno contaminato la cesta al motto di "chi lavora è fesso" tanto non lavorando si prense lo stesso lo stipendio.

dipendenti pubblici e assenteismo

Credo anch'io che i dati sulla malattia siano diminuiti in quanto, per non rimetterci nello stipendio (a me ritirano 153 euro al giorno per la malattia, ma conosco persone che percepiscono un reddito molto basso e non possono perdere nemmeno pochi euro al giorno!) sia in uso consumare le ferie per guarire dalle malattie che, anche se banali come l'unfluenza, comunque non consentono di andare al lavoro, anche per rispetto degli altri che non devono essere contagiati. E proprio su questo vorrei chiedere al Ministro Brunetta: ha letto il comunicato dei Ministri Gelmini e Fazio sulle raccomandazioni per la gestione dei casi di influenza pandemica?? Sono raccomandazioni rivolte principalmente al personale scolastico (quindi pubblico) laddove il punto 2. si intitola: RESTARE A CASA QUANDO SI E' MALATI. Che ne pensa Brunetta?? E' d'accordo con i suoi colleghi ministri?? Così se per disgrazia ci viene l'influenza pandemica, per rispettare le raccomandazioni dei due ministri, oltre alla riduzione sullo stipendio, saremo pure considerati fannulloni da Brunetta!!! Ma fatemi il piacere, tutti quanti!! Non se ne può davvero più!!!

Più ci penso e piùmi viene in mente altro...

Più ci penso e più mi viene in mente altro! Posto che le ferie sono un diritto irrinunciabile (e non dovrebbero essere godute quando uno sta male bensì quando uno sta bene) e posto che il diritto alla salute è costituzionalmente garantito, possiamo dire che Brunetta, con un colpo solo, ha fatto fuori due importantissimi diritti! Ma non sarà che tutta questa “grancassa” sui dipendenti pubblici fannulloni, e sui dirigenti conniventi con loro, serve a spostare lo sguardo dai veri problemi del Paese? Ad esempio dalla crisi economica devastante (che si continua a dire che non esiste), dalla disoccupazione dilagante che sta rovinando intere famiglie, dai servizi pubblici insufficienti (e non per colpa dei dipendenti pubblici), ecc, ecc. Forse tutto questo serve a giustificare l’assunzione dall’esterno di persone che arrivano nella P.A. senza concorso?? Mi riferisco, ad esempio, ai dirigenti assunti con contratti a tempo determinato, con stipendi molto più alti di quelli percepiti dai dirigenti assunti con regolare concorso, in virtù degli “assegni ad personam” elevati che vengo erogati a fronte di curricula non sempre così eclatanti come si vuole far credere…..Del resto, ai dipendenti pubblici, che contribuiscono al fisco regolarmente, gli si riserva questo trattamento, mentre egli evasori fiscali gli si riserva ben altro trattamento, lo sappiamo….Viene quasi da pensare che a comportarsi regolarmente ci si rimette, mentre a comportarsi da <> (come dice il Buon Di Pietro) forse in questo Paese ci si guadagna molto, e non ci si deve preoccupare se non si gode di una salute perfetta, cosa della quale invece oggi si devono vergognare i dipendenti pubblici che, magari, hanno lavorato per tutta la vita con impegno e rispettando le regole con un’etica morale che qualcuno, che tanto ciancia, forse non ha mai avuto in vita sua!!!!

dalla parte delle mele buone

mi associo alla risposta della sig.a Fiore all'ingegnere: ma lei, che razza di gente frequenta?!?
al lavoro non ce li abbiamo nemmeno, i computer! per colpa degli sprechi, si... ma di qualcun altro!
se il sig. Brunetta volesse veramente cacciar via i fannulloni (quelli veri -lo vorremmo anche noi, certo!-) dovrebbe far funzionare meglio i controlli! i controllori ce li abbiamo, facciano il proprio lavoro -medici di base che prescrivono giorni di riposo e medici fiscali che verificano la presenza in casa- e poi ne riparliamo
vengano, vengano pure quando vogliono, il sig. Brunetta ed anche l'ing. Del Sorbo, ad usufruire dei nostri servizi (N.B. lavoro in ospedale!!!) e vediamo quanti fannulloni riescono a trovare!

Vergogna

Gent.mo Ing. Del Sorbo, sono una lavoratrice assunta nello Stato negli anni '80, su regolare concorso, senza raccomandazioni, con la sincera volontà di servire lo Stato e guadagnarmi onestamente lo stipendio. Non sono una nullafacente e con il mio lavoro ed il mio impegno, il mio continuo studio, perchè nel frattempo per poter far carriera ho dovuto continuare a studiare per poter fare altri concorsi, che mi consentissero un aumento di grado cosa che nel privato non è prevista, ovviamente tutto a mie spese, lo Stato ha potuto risparmiare diversi bei soldini, visto che negli Uffici dove i miei colleghi ed io prestiamo servizio è quello che da sempre riusciamo a fare. Ma di questo non se ne deve parlare, ovviamente.
Adesso, dopo anni di servizio onorato ed onorevole e spessissimo disinteressato, portato avanti sacrificando tempo, famiglia ed anche interessi personali, arrivano persone come lei che non ci conoscono e hanno nessun interesse a conoscerci, e ci insultano a più non posso, e chi ci dovrebbe difenderci, soprattutto a noi donne che lavoriamo il doppio per questa nostra società che non ci ama, non dice nulla, anzi. Lei dice che rubiamo lo stipendio di 1400 euro al mese perchè facciasmi il solitario al Pc, mi domando: ma che razza di gente frequenta?
Non mi sento una mela marcia, non sono una fannullona, non sono una sinistrorsa, piuttosto, ma lei chi è?

L'ingegnere in realtà è

L'ingegnere in realtà è Brunetta che scrive su questo blog... Mai sentito tanti luoghi comuni da un Ministro e da quei pecoroni che lo seguono, si vergognino lui e tutti costoro.

Brunetta, Espresso e Assenteismo

Ho letto l'articolo dell'Espresso e la risposta di Brunetta. Mi pare che il Ministro abbia risposto esattamente a tutte le obiezioni dellìEspresso: peccato che non esista della stessa importanza, giustamente o ingiustamente guadagnata, che possa uscire con in prima pagina il titolo: "Tanto per cambiare l'ESPRESSO ci prova a raccontare fole".
Un' altra considerazione: anche se l'effetto Brunetta fosse solo il 10%, sarebbe sicuramente un guadagno ed in tempo di crisi ...meno male che c'è Brunetta, come suonava una famosa canzone riferita ad un certo "il Riccardo".

Prosecuzione del dibattito

Consiglio di leggere con attenzione la risposta del Giulio Zanella alla risposta del Ministro Brunetta. La risposta di Zanella è riportata nello spazio reso disponibile dalla pagina che il Ministro ha imposto a tutti coloro che intendessero accedere al sito del ministero. Sono convinto che le "contro deduzioni" del prof. Zanella sono senz'altro interessanti quanto quelle del Ministro e le riporto di seguito:
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Brunetta e il metodo scientifico
di giulio zanella, 12 Settembre 2009 permalink stampa

L'Espresso ha pubblicato un'inchiesta sull'effetto Brunetta per la quale sono stato intervistato assieme ad altri ricercatori. Oggi il Ministro ha convocato una conferenza stampa (che si puo' riascoltare qui, ringrazio un gentilissimo lettore di nFA che me l'ha segnalata) nella quale tra le altre cose mi accusa di averlo criticato senza metodo scientifico. Replico brevemente su quello che mi riguarda direttamente.

Dice il Ministro in conferenza stampa:
La loro [dell'Espresso, ndr] fonte per le critiche e' un giovane professore [che sarei io, ndr] che vive negli Stati Uniti e che e' l'unica voce critica. Dal mondo accademico italiano o dagli altri centri studi non e' venuta mai una critica né al questionario né al campione né all'espansione né ai dati statistici. Esiste un signore (legittimo) che fa il ricercatore negli Stati Uniti che non e' d'accordo. Ma, vedete, non e' d'accordo pero' non spiega perché non e' d'accordo.

Innanzitutto, signor Ministro, io vivo in Italia e scrivo dall'Italia. E questo c'e' scritto chiaramente nell'articolo dell'Espresso. Si tratta di un dettaglio, naturalmente, ma non vorrei che chi l'ascolta avesse l'impressione che certe critiche sono irrilevanti perché provengono da tanto lontano (gli Stati Uniti, addirittura) e da gente che non sa come vanno le cose in Italia e nella pubblica amministrazione. Io lo so benissimo. E sono pure dipendente pubblico.

Ma veniamo alla sostanza. La prima parte la prendo come un complimento troppo generoso: non credo proprio di essere l'unica voce critica. Il perché non sono d'accordo l'ho gia' spiegato ma evidentemente devo rispiegarlo. Non c'e problema. Sintetizzo (e non c'e' nulla di nuovo rispetto a quanto scritto su nFA quasi un anno fa http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1238 ).

IL PERCHe' e' QUESTO: le indagini mensili del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione non hanno valore scientifico (nel senso che non permettono di fare inferenza sul fenomeno di interesse, ossia la riduzione delle assenze nella Pubblica Amministrazione) perché si basano su un campione autoselezionato di amministrazioni che per quanto numeroso (50% dei dipendenti pubblici) e "corretto" dall'Istat in base ad alcune caratteristiche osservabili resta essenzialmente non casuale rispetto alla distribuzione delle assenze per malattia, che sara' osservabile solo dopo la pubblicazione del Conto Annuale della Ragioneria Generale. Punto.

Questo implica che Brunetta stia facendo il bluff? No. Implica che non si puo' inferire che le assenze si siano ridotte del 40% come reclamato dal Ministro. Questo ho detto. Chi ha orecchie aveva gia' inteso un anno fa. Come replica il Ministro? In conferenza stampa difende le proprie indagini affermando che

La rilevazione statistica e' serissima e fatta insieme all'Istat. Riguarda la meta' di tutte le amministrazioni pubbliche. Quindi un campione che non e' piu' un campione perché quando un campione riguarda la meta' dell'universo non e' piu' neanche un campione. Il riporto all'universo e' stato fatto insieme all'Istat, la campionatura e' stata fatta insieme all'Istat, e il questionario e' stato fatto insieme all'Istat.

E precisa per iscritto http://www.innovazione.gov.it/ministro/pdf_home/relazione_critica.pdf(grassetto mio)

Si tratterebbe del fenomeno che in termini tecnici viene definito “autoselezione del campione”. Dell’autoselezione soffrono per definizione tutte le rilevazioni statistiche campionarie senza esclusione alcuna, ma esistono tecniche consolidate di correzione di questo effetto che garantiscono la qualita' dei risultati e noi le usiamo. Un campione che comprende un numero di amministrazioni rispondenti pari a poco meno della meta' del totale delle amministrazioni pubbliche (e' questo il caso del monitoraggio delle assenze) e' un campione decisamente ampio e di gran lunga piu' numeroso rispetto a quanto la teoria statistica e la prassi consolidata ritiene sufficiente per condurre un’indagine campionaria. In aggiunta, lavoriamo costantemente affinché tutte le Amministrazioni importanti per dimensione, tipologia e localizzazione siano tra i rispondenti, sollecitandole telefonicamente per spingerle alla risposta; soprattutto abbiamo affidato l’indagine all’Istat che ne garantisce la robustezza tecnica. e' del tutto falso che l’Istat si limiti a “pulire i dati”, come affermato nell’articolo, dato che conduce su incarico del Ministero un’indagine con il rigore del pieno rispetto dei criteri metodologici propri della statistica ufficiale.

Primo, l'affermazione per cui dell’autoselezione soffrono per definizione tutte le rilevazioni statistiche campionarie senza esclusione alcuna non sta né in cielo né in terra. Esistono indagini statistiche a campione chiamate "randomized evaluations" che non soffrono del problema di autoselezione. Ed e' questo lo strumento appropriato, quando utilizzabile, per valutare le politiche pubbliche -- incluse le politiche per la riduzione dell'assenteismo nella Pubblica Amministrazione.

Secondo, il fatto che il campione sommi alla meta' dei dipendenti pubblici non vuol dire niente in presenza di autoselezione. Supponiamo che la meta' osservata riporti una riduzione delle assenze del 40% e la meta' non osservata sia caratterizzata da assenze stabili. Quant'e' la riduzione effettiva? 20%. Osservare una meta' non casuale non aiuta in questo caso.

Terzo, il Ministro puo' fare quello che vuole insieme all'Istat, ma rendere un campione autoselezionato un po' piu' rappresentativo in termini di tipologia istituzionale, numero di dipendenti e area geografica (cioé, appunto, pulire i dati) non vuol dire affatto renderlo rappresentativo rispetto alla riduzione delle assenze. Quali sarebbero gli altri criteri metodologici della "statistica ufficiale" (non credevo che i teoremi di identificazione dovessero essere approvati da qualche ufficio) che garantirebbero questo risultato? Sollecitare telefonicamente le amministrazioni?

Poi il Ministro mi accusa di dare i numeri:

Secondo questo ricercatore non e' vero che la rilevazione sia del 40% ma solo del 10%. Solo che il ricercatore non spiega da dove trae questo 10%.

Di nuovo, l'ho spiegato nell'articolo di cui sopra ma lo rispiego. Le indagini del Ministro indicano una riduzione media delle assenze del 40% circa tra maggio e dicembre 2008. Assumendo che le assenze fossero costanti nei primi sei mesi del 2008, secondo il Ministro dovremmo ossevare una riduzione del 20% circa nei dati della Ragioneria Generale (che dovrebbero essere pubblicati nel giro di un mese o due). Questa conclusione pero' si basa sul campione autoselezionato. La mia presunzione (e qui siamo nella sfera delle opinioni motivate) e' che la riduzione delle assenze nell'altra meta' della popolazione sia pressoché zero in media e che proprio per questo restano nell'ombra. Facendo media tra 0% e 20% otteniamo 10%.

Naturalmente io posso sbagliarmi, cosi' come puo' sbagliarsi il Ministro. Noto soltanto che lo studio di Gatto e Spizzichino (Istat) citato nella risposta scritta del Ministro indicata sopra e basato su dati rappresentativi dalla rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro indica per il 2008 un numero piu' vicino al mio 10% che al 20% di Brunetta. Stiamo in campana: diamoci appuntamento al giorno della pubblicazione del Conto Annuale. Se poi mi saro' sbagliato non avro' problemi a riconoscerlo e avro' imparato qualcosa.

La conferenza stampa, avrete notato, finisce cosi': Il Ministro chiede,

domande?

e si risponde da solo dopo due secondi e mezzo (li ho cronometrati) a tutte le domande non fatte:

nella cartellina trovate tutto [...]. Trovate anche il sito di questo signore, di questo economista americano che scrive dall'America. Ma liberamente, evviva, non ho nulla in contrario. Che se pero' fosse un mio studente, visto che e' un giovane professore gli direi: eh no, mio caro qui ci vuole metodo scientifico per criticare. Se no non vale.

Signor Ministro, se stavolta ha letto attentamente si sara' reso conto che la mia critica e' puramente scientifica. Non se la prenda a male, ma dev'essere per questo che da studente ho scelto altri maestri. Quelli si, in Amerika.

P.S. C'e' un'affermazione nella conferenza stampa che non mi riguarda direttamente ma che non posso fare a meno di commentare.

Pensate, sta diminuendo l'assenteismo persino nel settore privato. Grazie anche alla crisi, ma sta cambiando l'assenteismo anche nel settore privato. Per cui, e' una rivoluzione in atto. La rilevazione statistica spiega cosa sta succedendo.

Mi chiedo (a meno che non si sia spiegato male) se il Ministro creda davvero o voglia far credere (la cosa e' grave in entrambi i casi) che la riduzione delle assenze nel settore privato possa essere in qualche modo causata dalla sua azione per la riduzione delle assenze nella Pubblica Amministrazione. A me la simultanea riduzione nel settore privato e nel settore pubblico suggerisce la presenza di fattori comuni che non hanno nulla a che vedere con la legge 133 (che non si applica al settore privato). Chiedo al Ministro: ha mai valutato seriamente questa possibilita'? Oppure la "statistica ufficiale" non include diff-in-diff http://en.wikipedia.org/wiki/Difference_in_differences ?

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Brunetta_e_il_metodo_...

evviva Giulio Zanella

Una voce dissenziente - in modo intelligente - in un clima di quasi totalitarismo, quale quello che si sta subdolamente realizzando nel nostro "bel" Paese" è musica per le orecchie di chi è veramente stufo di essere additato come capro espiatorio di tutti i mali!

Questi nostri governanti, dotati mediamente di un quoziente intellettivo e di un bagaglio culturale poverissimi, pensano che tutti, addomesticati ed ammansiti dai programmi Mediaset (ed ultimamente anche da quelli RAI!) siano diventati oramai passivi recettori delle loro ................ esternazioni.

Grazie a chi ancora tenta di ragionare ed è dotato di intelligenza, una dote che diventa sempre più rara........cito una frase significativa di Bertrand Russell : "La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sè, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi".

FIRMATO: dipendente pubblica a cui Brunetta è assolutamente indifferente (salvo per i danni che, in quanto contribuente non evasore, lui ed il Governo nel suo complesso mi provocano) perchè non assenteista, nè nella forma nè nella sostanza.

L'italia dei patti.....

Mi sembra che ci sia molta demagogia e presunzione nell'azione di Brunetta e poca memoria storica. Premetto che lavoro all'Agenzia delle Entrate e che quindi opero all'interno di una "P.A." da 10 anni in evoluzione la quale rappresenta , per livello di informatizzazione , disponibilità di strumenti e risorse umane , una "avanguardia" rispetto a tantissime altre realtà. Detto ciò credo che qualsiasi rifondazione degna di tale nome non possa prescindere dal fare i conti con i patti "scellerati" che in questo nostro bel paese sono stati praticati fin dalla sua nascita. Solo mettendo in discussione "falsi diritti" acquisiti/elargiti a 360 gradi in ogni settore del nostro paese si può diventare credibili come "riformatori". Nella p.a. esistono e sono stati tollerati fannulloni e invalidi più o meno falsi perchè essa non doveva disturbare il cittadino soprattutto quello "evasore". Per non parlare della sanità a mezzo servizio nel pubblico e poi in mano ai baroni nel privato. Che dire poi della non applicazione della 626/94 ?. L'impresa privata è stata per anni foraggiata dai contributi statali e continua ad esserlo ( vedi salvataggio alitalia e incentivi alle rottamazioni auto). Le banche possono continuare a comportarsi da "usurai" legalizzati nonostante le norme che lo vieterebbero. Il mondo del commercio ancora oggi ha il diritto di determinare i prezzi come meglio crede (il taglieggio dei turisti e la politica dei saldi sono un bel esempio di ciò). Potrei continuare con un elenco che tutti sappiamo permea qualsiasi ambito del convivere. All'interno di questo quadro il Ministro - fulgido esempio di assenteista da parlamentare europeo ( non ha mai contestato tali dati !!) pretende di ergersi a fustigatore. Ci dispiace ma non ha gli attributi e la credibilità per farlo. Ero presente alla giornata nazionale per l'innovazione del 9 giugno 2009 quando si permise di affermare che i lavoratori dipendenti ,e con loro i pensionati , avevano guadagnato in potere d'acquisto grazie alla crisi che non aveva eroso i loro guadagni. Tutti gli imprenditori privati avevano invece rimesso. Lui è convinto che basterà mettere sul mercato la P.A. e tutto il circuito economico diventerà più virtuoso. Lo sa il caro ministro che ci sono diritti "costituzionalmente inalienabili e da garantire" e che come tali non possono soggiacere alle logiche del profitto.? Parlano tanto di diritto alla VITA. , ma di quale vita? E soprattutto: di quale qualità della vita? Scendano , lui e l'esecutivo in cui opera , nell'arena risolvendo "tutti " i problemi e allora si che i cittadini li applaudiranno. altrimenti dovranno aspettarsi sempre più fischi come il 9 giugno.