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La Pec gratuita ai cittadini non è un'invenzione di Brunetta

Il Ministro Brunetta stanzia 50 milioni di euro per l’affidamento del servizio di consegna ad ogni italiano di una casella di Posta Elettronica Certificata. Ma l’idea di regalare una PEC ai cittadini non è nuova e già diversi comuni l’hanno sperimentata. Volete sapere come è andata?

Delle critiche riguardo la peculiarità tutta italiana di questo alter ego della raccomandata con ricevuta di ritorno ci eravamo già occupati qualche mese fa, ma dato che il Ministro Brunetta ha reso le comunicazioni tra amministrazioni e cittadini attraverso la PEC, uno dei suoi recenti cavalli di battaglia, suscitando un nuova ondata di commenti (leggi l'editoriale di oggi), siamo tornati sull’argomento.

Per saperne di più sulla PEC - Posta Elettronica Certificata, naviga su Saperi PA

Entro il 30 novembre tutti gli uffici pubblici devono dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) lo strumento che garantisce la validità giuridica delle comunicazioni elettroniche tra cittadino ed amministrazione come previsto dalla legge 2/2009. Il 16 settembre prossimo, inoltre, scadono i termini per la gara da 25milioni di euro (più altri 25 per il rinnovo) per distribuire ad ogni cittadino italiano una casella PEC gratuita.

L’ultima critica a questi provvedimenti è quella di Adiconsum che, dopo aver chiesto nel 2008 all’Unione Europea di aprire una procedura di infrazione contro la PEC italiana, qualche giorno fa in una nota stampa ha domandato al ministro "una proroga all'introduzione di questo strumento per consentire a tutte le parti sociali interessate, consumatori, sindacati e associazioni di categoria, di studiarne le dinamiche di funzionamento in modo da poter poi supportare i cittadini".

Lasciando da parte questo genere di questioni, dato che un’operazione del tutto simile a quella del Ministro era già stata tentata in passato da diverse amministrazioni comunali e regionali, siamo andati a chiedere che tipo di risposta hanno avuto e a cosa hanno portato quegli esperimenti.

La PEC gratuita del Comune di Reggio Calabria

Nel Comune di Reggio Calabria il rilascio ai cittadini di strumenti per il dialogo on line tra cittadino e pubblica amministrazione risale al 2001, quando ancora non si parlava di Posta Elettronica Certificata. All’alba dell’e-Government l’amministrazione comunale, insieme ad altri Comuni pionieri come Torino e Parma, cominciò la distribuzione gratuita di smart card e credenziali di accesso che garantissero un canale di comunicazione sicuro e certificato tra PA e cittadini.

Per saperne di più sul progetto People e sul primo bando di e-gov, naviga su Saperi PA!

Con l’adesione al Progetto People - il grande progetto inter-regionale ed inter-ente finanziato dal primo bando di e-gov del 2002 dell’allora Ministro Stanca – il Comune di Reggio Calabria fece un passo in più, adottando un regolamento comunale che riconosceva la validità amministrativa dei rapporti on line tra cittadini ed uffici pubblici. In questo modo il contatto telematico si andava ad affiancare alle altre modalità di contatto fino ad allora previste dagli uffici del comune: lo sportello, la raccomandata ed il fax.

Subito dopo la pubblicazione delle specifiche tecniche del CNIPA, il sistema a smart card venne abbandonato e sostituito con la Posta Elettronica Certificata. L’amministrazione comunale comprò un pacchetto di 1000 caselle di posta da distribuire gratuitamente a chi ne facesse richiesta per accedere ai servizi on line comunali.

Un comune all’avanguardia, dunque, che, anticipando i tempi si è dotato non solo dei servizi digitali e degli strumenti tecnici per consentire ai cittadini di comunicare con l’amministrazione, ma anche delle regole che permettevano all’ente di considerare “amministrativamente” valide queste comunicazioni. Ma a fronte di questo impegno quale è stata la risposta dei cittadini?
Le mille caselle acquistate da Poste facevano parte di una sperimentazione per testare la reazione dei cittadini. Una volta verificate l’attenzione della popolazione, l’utilizzo dello strumento ed il grado di soddisfazione si sarebbe dovuto decidere se proseguire nell’iniziativa o no.

“Delle mille caselle disponibili – spiega Sebastiano D’Agostino, responsabile della rete civica e comunicazione on line del Comune di Reggio Calabria - ne sono state richieste circa novecento. Un numero piuttosto elevato, ma non sufficiente a convincere la Giunta a dar seguito all’esperimento.”

Facendo una rapida ricerca su internet si scopre che altre amministrazioni hanno già tentato la strada della PEC gratis: i comuni di Genova, Parma, Pavia, Pesaro, Milano e Minori (SA) e la Regione Marche.

A questo punto, non pronunciando giudizi sullo strumento, sullo standard, sulla gara e sui costi dell’iniziativa del Ministro ci vengono almeno un paio di riflessioni su come vengono portate avanti iniziative di innovazione digitale in Italia: partendo ogni volta da zero, senza fare bagaglio delle esperienze precedenti e credendo che gli strumenti digitali bastino da soli a digitalizzare il Paese.

 

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Commenti

effetto scala

Interessante ma mi pare pacifico che l'utilità di un servizio che permette di comunicare con il proprio comune sia diversa dalla utilità di un servizio che permette (se tutto funziona) di parlare con tutti gli enti della PA, proprio comune compreso. Probabilmente l'attrattività e quindi il tasso di adozione del servizio saranno pure diversi

nformatizzazione nella PA

Senza entrare in merito alla PA a cui appartengo, riconosco che l'informatizzazione procede a passi di lumaca. Per arrivare al completamento delle attività, occorre il rinnovamnto di almeno una generazione di impiegati.
Seguo con interesse quasi tutte le parti che intervengono nella informatizzazion: dal protocollo alla posta ed alle altre procedure messe in rete dall'amministrtore.
Seguo, discretamente, le attività del personale in altri Comuni della mia PA e noto notevoli differenze di comportamento.
Occorre ancora preparare il personale che, con passione e compwtenza, possa incuriosire gli altri utenti della rete ad utilizzare le risorse informatiche a disposizione e, magari, segnalare, con il principio di migliorare e non criticare ad ogni costo, le problematiche riscontrate.
Io da quasi due anni che affronto tale problematica, svolgendo da tutor al personale e, ad eccezione di qualche impiegato con difficoltà di apprendere le innovazioni tecnologiche, ritengo di aver diffuso ai colleghi, l'importanza delle comunicazioni via e-mail. Forse la PEC è superflua, ma...... ai posteri l'ardua sentenza.
Le poste Italaine è l'unica società in grado di assolvere il servizio?
Non entro in merito, ma la ex SIP aveva il monopolio. Attendiamo che maturino i tempi e cerchiamo di costruire, un mattone alla volta, la nuova era dell'informatizzazione e della comunicazione informatizzata
Nino

La SIP aveva il monopolio, ma

La SIP aveva il monopolio, ma era un'azienda statale. Poste SpA, invece, è solo partecipata dallo Stato, che non ne ha la proprietà esclusiva: i profitti verranno spartiti fra soggetti privati. Credo ci sia differenza.

Progetto PEC nel Comune di Reggio Calabria

Ho aderito volentieri alle iniziative del comune per quanto riguarda la smart-card che la PEC vera e propria.
Per quanto riguarda la prima ho avuto difficoltà di utilizzarla e l'ho abbandonata subito.
Per quanto riguarda la pec, invece, ne ho fatto un utilizzo molto limitat perchè chi doveva rispondermi (rigorosamnte con una PEC) doveva ricordare il codice fiscale mio. altrettanto il sottoscritto per gli altri possessori di PEC
A parte a difficoltà di ricordare la casella (anche molto lunga da ricordare) ed il numero esiguo di richiedenti, ringrazio il Comune dell'iniziativa e mi auguro che, con una maggiore pubblicità possa diffondere il nuovo metodo trasmissivo. Raccomandando, però, di valutare con attenzione quanto proposto dal ministro BRUNETTA al fine di standardizzare il dominio.
Nino

PEC

Il problema del digital divide Brunetta lo conosce?
Forse bisognerebbe risolvere prima questo problema per rendere l'Italia informaticamente meno lontana rispetto agli altri paesi avanzati. Poi si potrebbe discutere di PEC ma state sicuri che, data l'attuale l'ignoranza informatica della gran parte della popolazione, non servirà a molto, soprattutto se i siti degli enti pubblici non si adeguano in accessibilità ed usabilità (tranne ovviamente non poche ma minoritarie eccezioni). Per non parlare del costo di tutto questo, quando si buttano fior di soldi per operazioni demagogiche (e mi fermo qui per non andare O.T.)
Scusate ma anche al lavoro io parto dal fatto di studiare e conoscere quello che è stato fatto sino a quel punto senza prenderlo per vangelo o buttarlo via a priori, chiunque sia stato a farlo, e poi discutere sul da farsi. Concordo pienamente con l'intervento di Del Tongo.
Saluti,
Luigi

La PEC gratuita ai cittadini:panacea di tutti i mali della P.A.!

Sono perfettamente d'accordo su quanto affermato. Mi piace anche il tenore dell'articolo, moderato e chiaro, che permette comunque di capire il reale significato e l'effettiva portata di questa "innovazione". E' il solito fumo negli occhi!

Dipendente pubblica non fannullona

pec gratuita ai cittadini

In effetti il decreto Brunetta ci pone alcune difficolta' e dubbi soprattutto per capire come ci si deve comportare con i cittadini.
In realta' il Comune di Genova ha distribuito e sta distribuendo pec gratuita ai cittadini che si iscrivono sul portale di servizi on line del Comune.
Abbiamo cercato di diffondere l'uso di questi strumenti e abbiamo instaurato invio di comunicazioni ai cittadini tramite pec.
Ora in questo caso diventa difficile capire come ci si deve comporatare saremmo forse "fuori legge" se usiamo le caselle che abbiamo rilasciato?
non sarebbe opportuno verificare se si possono far convergere le due iniziative e valorizzare lo sforzo fatto da alcune amministrazioni?

Anna Migliaro- Comune di Genova