Editoriale

Ma questo piano di e-government?

Sono passati circa  100 giorni da quando è stato reso noto il piano di e-government di legislatura (e-gov 2012) ed è opportuno chiederci a che punto siamo.

In parte ci può aiutare un sito www.e2012.gov.it, ma solo in parte. Infatti leggendo tra le righe di descrizione e le “faccette” in massima parte soddisfatte (ad indicare che siamo in regola con i tempi) qualche dubbio ci viene. Il piano come sapete era molto vasto (27 obiettivi con oltre 80 progetti), troppo vasto direi e in effetti per alcuni settori chiave non siamo ancora riusciti a vedere il cambio di passo, né per la verità siamo riusciti a sapere se e in che modo sarà finanziato.

Quella dell’innovazione senza soldi è, infatti, una leggenda metropolitana dura a morire, secondo cui i soldi per l’innovazione si trovano dai risparmi che l’innovazione stessa produce. Come ho avuto modo di dire qualche anno fa, questo ragionamento mi ricorda il Barone di Munchausen che voleva uscire dalla palude tirandosi su da solo per il codino.

Non era piccolo infatti il gap tra i soldi necessari (circa 1.400 milioni di euro) e quelli disponibili (circa 250). Se la prima cifra mi è sempre sembrata irrealistica, la seconda è risibile: che ponte[1] stiamo costruendo tra queste due misure? Siamo in fase di definizione del DPEF per il 2010 e quindi è il momento giusto per porsi alcune domande. In estrema sintesi vorremmo sapere:

  • Quanti sono i soldi effettivamente disponibili nel 2010 per il piano di e-government? Dalle previsioni sul PIL agli impegni per l’Abruzzo tutto congiura a farci temere che non saranno molti.
  • Quali sono le priorità? Noi dal canto nostro non possiamo che ribadirne una chiave più tre specifiche (per altro sottolineate anche da Brunetta nel corso della recente presentazione in Confindustria) che sono scuola, salute e giustizia. Ovviamente quella di base è la larga banda e la conseguente disponibilità di “servizi condivisi”: i famosi “shared services” di cui tanto si è parlato, ma che sono ancora molto lontani.
  • Come si coinvolgeranno in una politica unitaria i diversi livelli di governo di questo Paese in corso di transizione verso un federalismo sconosciuto e nello stesso tempo così tanto evocato? Non credo, infatti, che la tattica dei protocolli bilaterali, forse utile a farsi degli alleati in un momento assolutamente iniziale del piano, possa tramutarsi in una strategia vincente nel lungo periodo.

Per capirne qualcosa di più, almeno sui punti di vista di aziende, amministrazioni e operatori, vi consiglio la lettura delle audizioni informali che la Commissione Affari costituzionali della Camera ha svolto nell’ambito di una indagine conoscitiva in tema di informatizzazione della Pubblica Amministrazione. Tra gli interventi che mi sembrano più utili e lucidi vi suggerisco quello di Legautonomie. Molti dei commenti e degli interrogativi di questa storica e preziosa associazione di governi locali (l’unica che raccoglie esponenti di tutti i livelli di Governo) sono anche i miei.


[1] A proposito chissà se la parola Ponte evoca anche a voi il senso di annunci impossibili, ma pericolosi perché sviano l’attenzione dalle infrastrutture necessarie che non possono che essere quelle che abilitano l’innovazione

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Commenti

Investimenti....

Che qualche soldo serva è chiaro. A chi debba andare è meno chiaro.... sarebbe interessante la misurazione dei finaziamenti ai vari progetti di e-gov, finiti ai "soliti noti" confrontandoli con reali risultati ottenuti dai cittadini.
Credo che nessuno getterebbe un solo euro ulteriore se fosse di tasca propria.
Per migliorare la PA servono certamente le infrastrutture di rete. Serve una riqualificazione del personale che per larga parte non è in grado di usare le moderne tecnologie e tanto meno riorganizzare il proprio lavoro in funzione della "soddisfazione del cittadino". L'importante è che ancora una volta non si stanzino fondi per progetti inattuabili dove i soliti consulenti si dedichino solo all'ESAURIMENTO DEI FONDI STESSI....
Di alitalia ne è bastata una.....

invesrimenti mirati o tagli indiscriminati!

Che questo governo stia cavalcando il malcontento ed i malumori più o meno esplicitamente con il motto "lavoro pubblico, lanoro da fannullone" lo abbiamo capito da tempo.
Quello che si sta delineando sempre meglio invece è che ci sono tempi certi per i tagli indiscriminati (quando non sono già intervenuti) ma solo belle parole per la meritocrazia e sull'innovazione.
Se Brunetta avesse le idee chiare come sembra quando parla di PA, gli dovrebbe essere chiaro anche dove tagliare e dove finanziare.

risposta all'articolo

Al di là delle dichiarazioni di rito, mi sembra incredibile che qualcuno voglia veramente dar credito ad assurdità quali quelle proposte dal ministro Brunetta: le realtà lavorative sono tante e sfaccettate e bisognerebbe entrarvi direttamente per capire e poi valutare e studiare le più efficaci soluzioni:per ora solo chiacchere e distintivo.