La formazione pubblica tra crisi e innovazione

Visti gli obbiettivi e i limiti imposti dalla linea politica del Ministro Brunetta, tra cui il raggiungimento dell’efficienza con conseguente abbattimento dei costi e l’impossibilità di assumere dall’esterno nuove leve professionalmente preparate a cui si fa precedere il meccanismo di mobilità, il tema della formazione pubblica si fa caldo. Ci sono infatti amministrazioni che hanno saputo coltivare al loro interno, attraverso piani di formazione, delle individualità professionalmente preparate e quindi capaci di raggiungere gli obbiettivi stabiliti dagli interventi voluti dal Ministro Brunetta. Altre, invece, che non hanno saputo elaborare piani strategici di formazione, si ritrovano con professionalità non ancora in grado di agire verso gli obbiettivi posti dal Ministro. Il rischio è che la PA non cresca in modo omogeneo e unitario. Il problema potrebbe essere affrontato, sostiene Vincenzo Veneziano – ricercatore FORMEZ - a partire dalla disciplina che regola i rapporti di lavoro – competenza dello Stato – che garantisce a tutti i lavoratori gli stessi diritti e gli stessi doveri. In questo modo, si assegna allo Stato il ruolo di coordinatore della formazione pubblica a garanzia di una modernizzazione unitaria e compatta della PA in tutto il Sistema Paese.
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