Editoriale

Il decreto legislativo di Brunetta che riforma il lavoro pubblico. Ecco una prima anticipazione: ne parleremo a FORUM PA.

Non è ancora ufficiale, ma si trova in rete già su molti siti, il testo preliminare e probabilmente non definitivo del primo e certamente più importante Decreto legislativo figlio della legge delega 15/09: insomma la riforma Brunetta del pubblico impiego.
La mattina di mercoledì 13 maggio la bozza di decreto delegato sarà al centro della discussione a FORUM PA in un convegno ad hoc in cui grandi amministrazioni saranno chiamate a dire la loro su “cosa succede se….”
Intanto però qualche anticipazione e qualche commento.

Basta leggere l’indice del provvedimento per capirne la portata: dopo un primo Titolo che porta i principi generali, un corposo secondo Titolo si chiama “Misurazione, valutazione e trasparenza delle performance” e già questo fa capire che la valutazione è al centro di tutta la manovra.
I capi di questa seconda parte sono dedicati poi:

  • al ciclo di gestione delle performance, in cui viene dettagliato esplicitamente il necessario circolo virtuoso tra definizione e comunicazione degli obiettivi che si intendono raggiungere e dei rispettivi indicatori e valori; collegamento tra gli obiettivi e l’allocazione delle risorse; monitoraggio in corso di esercizio e attivazione di eventuali interventi correttivi; misurazione e valutazione della performance, organizzativa e individuale; utilizzo dei sistemi premianti, secondo logiche meritocratiche e, infine, rendicontazione dei risultati ai competenti organi esterni, ai cittadini, ai soggetti interessati, agli utenti e ai destinatari dei servizi.
  • Alla trasparenza e rendicontazione delle performance. Qui c’è, almeno nella versione che ho letto io e che era di due o tre giorni fa, una bella definizione di trasparenza che vi riporto: La trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei princìpi di buon andamento e imparzialità. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione.
  • Ad individuare i soggetti del processo di misurazione e di valutazione della performance che sono quattro, a cascata: un organismo centrale denominato Autorità indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche; l’Organismo indipendente di valutazione della performance di cui ogni amministrazione dovrà dotarsi; l’organo di indirizzo politico di ciascuna amministrazione; i dirigenti di ciascuna amministrazione.

La terza parte è poi dedicata interamente al merito e ai premi. Anche questa è assolutamente esplicita e dettagliata: è questa una caratteristica dell’intero provvedimento, che pare aver poco bisogno di successivi provvedimenti esplicativi o attuativi...meno male perché di solito, vedi Legge 241 sulla trasparenza, ne sminuiscono la portata e sono fortemente conservativi. Si arriva sino a definire la percentuale massima di personale che avrà il 100% del trattamento accessorio (non oltre il 25%) e si dettagliano molto chiaramente i premi previsti che sono: il bonus annuale delle eccellenze; il premio annuale per l’innovazione; le progressioni economiche; le progressioni di carriera; l’attribuzione di incarichi e responsabilità; l’accesso a percorsi di alta formazione e di crescita professionale, in ambito nazionale e internazionale.

Una quarta parte si occupa dell’azione collettiva contro le inefficienze delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici: è meno forte di quello che avrei sperato. Ce ne occuperemo dettagliatamente in un convegno al FORUM PA la mattina del 13 maggio e avremo modo di parlarne successivamente.

Infine il Titolo quinto, su cui si sono appuntate le maggiori polemiche e che costituisce più della metà dell’intero articolato, riporta le norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Insomma il quadro contrattuale. Qui si parla di dirigenza pubblica (ne parleremo in un convegno ad hoc a FORUM PA il pomeriggio del 13 maggio), di contrattazione (i nuovi modelli contrattuali saranno al centro del convegno annuale di FORUM PA dedicato alla memoria di Ubaldo Poti che si terrà nella mattina del 14 maggio), di sanzioni disciplinari e responsabilità dei dipendenti pubblici.

Insomma un lavorone, molto preciso, molto lucido, che sarà al centro di un grande dibattito. A me sembra un grosso passo in avanti. Ma per equanimità voglio finire, invece, con una stroncatura, quella della CGIL che scrive in una sua nota:
“Se possibile il decreto che dovrebbe attuare la legge Brunetta, almeno nel testo conosciuto, è anche peggiore della Legge stessa. Rappresenta nella sostanza e nei contenuti la scomparsa della contrattazione nei settori pubblici, violando anche quel parziale e confuso richiamo allo stesso contenuto nella legge laddove si affermava che “è riservata alla contrattazione collettiva la determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti il rapporto di lavoro”.
Il limite della contrattazione è esplicito. Infatti è la legge ad attribuire e a definire le voci, le quantità, i destinatari della retribuzione accessoria per produttività, eccellenza, innovazione; è la legge a definire le modalità della “carriera” e della progressione verticale; è la legge a definire gli effetti delle procedure di valutazione; è la legge a definire le modalità della valutazione; è la legge a definire che, anche in assenza del rinnovo dei contratti di lavoro, si possano corrispondere “le somme stanziate dalla legge finanziaria, salvo conguaglio all’atto della successiva stipula dei contratti collettivi”; è la legge a definire che l’inquadramento non può prevedere meno di 3 aree funzionali; è la legge ad affermare che, laddove non si raggiunge l’accordo, le amministrazioni agiscono comunque sulle stesse materie; è infine la legge a “cancellare” ora per allora tutti i contratti integrativi esistenti dall’1.1.2011.
……………
Una fortissima centralizzazione nonché un chiaro attacco al sistema delle regioni e delle autonomie locali, con il rischio di rimettere in discussione il sistema legislativo della rappresentanza, che per noi è intangibile, è alla base del nuovo modello contrattuale attraverso il quale si pretenderebbe di ridurre la complessità del sistema pubblico a due incredibili semplificazioni: il comparto centrale (ministeri; enti pubblici; agenzie fiscali; presidenza del consiglio; scuola; afam; università; ricerca; cnel; enti vari); il comparto delle regioni, le amministrazioni locali e quelle del servizio sanitario nazionale locale.
……………..
Sempre nell’assetto contrattuale scompare quella previsione che dava certezza alla effettività temporale dei contratti collettivi (40 giorni dalla sottoscrizione), ottenuta dall’ultimo Governo dopo forti iniziative di mobilitazione. E’ evidente che alla luce della situazione data si delinea una struttura della contrattazione falsa ed ingovernabile che ne rende chiara la residualità. Nello stesso tempo c’è una pervicace negazione delle autonomie funzionali e costituzionali che vengono negate in nome di una semplificazione centralizzatrice e di una vis distruttrice.………………..

Scarica la Bozza NON UFFICIALE del Decreto legislativo.

Scarica le slide di presentazione

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Commenti

Mi sembra il tentativo di

Mi sembra il tentativo di costringere con la legge ad utilizzare istituti tipici dell'aziendalizzazione quale la misurazione delle performance, i sistemi di valutazione, l'orientamento ai risultati ecc. In altre parole quello che era demandato alla contrattazione collettiva ora diventa obbligo di legge. In poche parole, non tanto nei contenuti, ma nello spirito, il completo stravolgimento di tutta la legislazione sul Pubblico impiego dal D.L.vo. 29 in poi. La burocratizzazione di questi istituti probabilmente costringerà tante Pubbliche Amministrazioni, che per più di 10 anni li avevano elusi (con la colpevole connivenza delle OO.SS. che a livello di contrattazione aziendale rinnegavano spesso i "sacri principi" sanciti nel contratti nazionali), ad applicarli. Ma sarà appunto un'applicazione burocratica del tipo "lo dobbiamo fare perchè ci obbliga la legge", perciò inutili, in quanto questi istituti peraltro indispensabili, hanno un senso solo se condivisi e partecipati.

Sicuramente un po' di

Sicuramente un po' di flessibilità in più nella contrattazione non guasterebbe. I dirigenti vengono ingessati e confezionati a livello centralizzato con poche "chance" nei contratti che li riguardano.
Circa la valutazione, nella mia struttura già esiste e non sempre ha dato risultati obiettivi, soprattutto perché, con interventi autonomi del valutatore (non collegati ai risultati), si può ridimensionare il risultato molto positivo scaturente dagli obiettivi raggiunti e superati brillantemente.....e viceversa.
Non capisco l'accanimento del Ministro per mandare a casa validissimi Dirigenti prima dei 65 anni (vedi indirizzo della Comunità Europea esattamente contrario!!!), visto che, con il riscatto della laurea e del servizio militare (le donne non erano obbligate a farlo!), te ne devi andare tra i 58 ed i 62 anni (40 anni di contributi e non di servizio effettivo). Mi sembra un'assurdità.

Quello che dice il

Quello che dice il collega e' assolutamente vero; anch'io devo andarmene a casa ( con tanto di preavviso) per la colpa di aver a suo tempo riscattato la laurea. A me e' stato fatto di peggio. Nella primavera del 2008, poiche' il mio posto veniva accorpato, mi e' stata proposta una risoluzione consensuale con 24 mensilita' (in sostanza il riscatto del periodo restante del mio contratto) da me accettata; a dicembre, invece, e' arrivato un vero e proprio preavviso con la relativa indennita' di sei mesi di stipendio spacciata per indennita' di risoluzione consensuale!Nonostante la modifica legislativa (quarant'anni effettivi!) la mia amministrazione non ha rivisto nessuno dei preavvisi. La valutazione e' un'autentica barzelletta :poiche' fin dal mio primo anno di attivita' ho conseguito risultati eccellenti (parlavano i numeri) il mio superiore mi ha pesantemente stangato nelle competenze, arrivando a darmi persino 2 e 3 ! Auguri a tutti noi.

Sì, è un'assurdità, e

Sì, è un'assurdità, e soprattutto una contraddizione: i dipendenti pubblici sono troppo vecchi (e allora perchè prolungare ulteriormente la permanenza in servizio delle donne fino a 65 anni, se magari hanno già raggiunto i 40 di contribuzione) oppure troppo giovani (e allora perchè non possono rimanere oltre i 40 anni di contributi, anche se hanno un'età inferiore ai 65)? Ma tale contraddizione purtroppo non è l'unica di questo ministro-burletta...