Editoriale

Entriamo nel merito: sì ma ci vuole coraggio, spesso essere bravi non è una virtù in questa PA, nonostante i proclami

“ENTRIAMO NEL MERITO: una migliore PA per superare la crisi”: questo è lo slogan della nostra campagna di comunicazione per la ventesima edizione del FORUM PA. Ma per entrare nel merito e, per usare un’espressione cara a Brunetta, per “metterci la faccia” ci vuole coraggio e non sempre tali sforzi, specie se compiuti da dipendenti pubblici, sono coronati da lodi e incoraggiamenti.
Parlo delle tante (troppe) lettere che ci stanno arrivando da colleghi della PA che sono stati penalizzati (con richiami formali, o con subdolo mobbing) per aver presentato esperienze di successo, per aver voluto in qualche modo uscire dalla massa ed essere orgogliosi dei risultati raggiunti, addirittura per essere stati riconosciuti pubblicamente (è successo anche con alcuni dei nostri premiati).
La paura del merito è qualcosa di cui la nostra società, che in questo ha preso il peggio dell’egualitarismo cattolico e di quello marxista, è profondamente intrisa sin dalla scuola primaria quando ai genitori dei “bravi” si segnala come un pericolo il fatto che il bambino “vuole emergere”.
La paura del merito ha poi nella PA un baluardo importante: nessun merito vuol dire nessun giudizio, nessun impegno, nessuna possibile comparazione tra chi fa e chi non fa. E questo sovente fa comodo a tutti, ma soprattutto alla dirigenza che, molto spesso scelta non per merito, vede nel merito un nemico.
Tutto quello che equipara, che non discrimina, che non valuta e misura è alleato di questa mentalità: dagli incentivi a pioggia (speriamo nella nuova tornata contrattuale, ma staremo allerta) agli stessi tornelli: tutti dentro, poi a far cosa è un altro paio di maniche!
Noi però abbiamo la testa dura e siamo sicuri che essere dalla parte del merito vuol dire essere dalla parte dei cittadini, quindi tenacemente continuiamo a proporre premi e occasioni per farlo uscir fuori questo merito.
Avete avuto ieri le indicazioni per partecipare alle nostre iniziative premiali e quindi non mi dilungo su queste. Mi preme, invece, illustrarvene meglio solo una che rischia, nuova com’è, di essere soffocata: la sezione del premio “Lavoriamo insieme” dedicata alla lotta alla corruzione. Le classifiche mondiali non ci piazzano bene in questo settore così vitale per la civiltà di un Paese, ma anche per la sua economia. In questo campo prevenire è certamente meglio che curare. Il nostro premio si rivolge quindi a:

  • la trasparenza dell’attività contrattuale, con particolare riferimento agli appalti di opere e servizi pubblici, e dell’attività amministrativa svolta in forma privatistica;
  • la formazione, sia iniziale che continua, per far conoscere i principi, le norme e gli standard di comportamento volti ad assicurare il buon andamento e la trasparenza dell’azione amministrativa;
  • l’adozione di codici di condotta specifici per ambiti di attività sensibili sotto il profilo del rischio di corruzione;
  • la partecipazione degli stakeholders per assicurare il buon andamento dell’azione amministrativa.

Le esperienze che ci sono arrivate sono, però, ancora molto poche: coraggio quindi, mettiamoci la faccia e “entriamo nel merito”! Aspettiamo le vostre eccellenze!

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Commenti

commento

sono completamente d'accordo, spesso intraprendere una strada di innovazione che porta anche a risultati anche tangibili non è considerato un merito ma al contrario è spesso osteggiato, tralascio di scrivere sul mio caso personale sollevata dal lavoro sul territorio e non riconoscimento di anzianità,titoli e competenze....., per dire che spesso sono i dirigenti per primi ad avere difficoltà nell'assumersi la responsabilità di riconoscere i meriti; fa comodo per il quieto vivere continuare a far presente che siamo tutti eguali ed anche interscambiabili, in questo modo si mortifica l'individualità e la professionalità dei singoli....ben venga il riconoscimento del merito. Troviamo degli indicatori certi per individuarlo e provare a sollevarci dalla cappa del siamo tutti eguali. Organizzare un servizio sul siamo tutti uguali non porta ad avere il meglio della funzionalità ma spesso ad un appiattimento generale dell'offerta. Distinti Saluti Dr.ssa Donatella Giannelli

Mobbing e censura

Lavoro presso la Corte dei conti e sottoscrivo quanto affermato da Carlo Mochi Sismondi. Quello che è successo da noi nei confronti dell''ing. Attias, e, di conseguenza delle persone che lavorano con lui, è stato a dir poco vergognoso.

" lavoriamo" ...insieme?

chi osa lavorare( e bene ) si ritrova nullafacente.Persino con problemini al telefono, al pc. Pagato e nullafacente.
simonettah