Intervista

Antonio Marzano - Verso una politica energetica europea

Iron tower of power line

by kala-pattar

“L’ottimizzazione si trova solo lavorando congiuntamente” è l’ammonimento dell’economista Antonio Marzano, Presidente CNEL, già Ministro alle attività produttive, e “senza le liberalizzazioni l’aumento delle tariffe energetiche sarebbe stato sicuramente maggiore”.
L’invito al lavoro condiviso tra tutte le componenti della società: PA, imprese, popolazioni, per gestire il fondamentale problema dell’energia è l’estrema sintesi di questa intervista in cui Marzano delinea lo scenario energetico di riferimento per i convegni e i seminari che sull’argomento si terranno al FORUM PA 2008.

Tra questi, il coinvolgimento delle Regioni per l’attuazione degli obiettivi posti dalla politica energetica europea cui anche il CNEL dà il proprio contributo.

Professor Marzano, a suo parere possiamo parlare di un' effettiva liberalizzazione del mercato energetico italiano?
La liberalizzazione è stata avviata e deve proseguire. Quando assunsi la carica di Ministro per le attività produttive, il governo precedente aveva già impostato una politica in questo senso, soprattutto nei confronti dei grandi produttori del settore energetico. L’Enel fu allora obbligata a vendere alcune centrali per ridurre la quota di mercato in suo possesso e rompere il monopolio. Si creò, in questa maniera, un primo piccolo mercato concorrente, ed è questa la forma di liberalizzazione che ho portato avanti con le cosiddette “Genco” che sono state vendute dall’Enel durante il mio Ministero. Tuttavia secondo me non era sufficiente togliere alla grande industria una parte della sua capacità produttiva e proprio per questo motivo mi impegnai per far costruire nuove centrali, solo così sarebbe stato possibile accrescere la capacità produttiva, favorire un’effettiva concorrenza e aumentare l’offerta di energia.

L'aspetto cruciale, oltre alla produzione, è la gestione della rete elettrica.. cosa è stato fatto per ridurre le inefficienze del sistema distributivo?
Innanzitutto c’è stata la cessione di Terna da parte dell’ENEL. In secondo luogo abbiamo dato il via alla borsa elettrica che, creando un mercato borsistico dell’energia, contribuisce alla liberalizzazione complessiva del mercato.
Per l’Italia che è un Paese sostanzialmente privo di fonti energetiche, la politica energetica è un elemento cruciale di sviluppo.
Io credo che, nonostante i molti passi avanti, restino tre cose fondamentali ancora da fare: innanzitutto lavorare sulle infrastrutture energetiche, rendendole più efficienti. C’è bisogno di un impegno preciso anche in quelle iniziative sulle quali c’è, spesso, l’opposizione delle comunità locali, opposizione che si potrebbe risolvere, credo, contrattando costi e benefici, magari offrendo un riduzione sul prezzo dell’energia.
In secondo luogo occorre lavorare sul risparmio energetico e sulle fonti di energia rinnovabili. Da queste ultime non mi aspetto un grande contributo alla produzione di energia, ma occorre cogliere tutte le possibilità che ci sono. E’ anche vero che l’elevato costo degli impianti per la produzione di energia rinnovabile è meglio sopportato laddove c’è il nucleare. Bisogna fare una riflessione sul nucleare, che certo non è facile, però ritengo si debba continuare a studiare il nucleare “sicuro”, eventualmente verificare se ci sono paesi in cui c’è una resistenza minore a costruire centrali, magari in Italia, assicurando però un vantaggio importante nell’importazione dell’energia. 
La terza cosa importante su cui sto lavorando anche qui al CNEL è la creazione di una politica energetica europea. L’Europa ha necessità di una linea guida in materia di energia sia per ragioni di massa critica e potere contrattuale che per aumentare e razionalizzare la produzione e la distribuzione dell’energia. Vista con gli occhi dell’economista l’ottimizzazione si trova solo lavorando congiuntamente, cosa che stiamo facendo, coinvolgendo anche il CESE, il Consiglio Economico e Sociale Europeo.

Quella di avere un rapporto diretto con i produttori di petrolio è la strada che Enrico Mattei aveva intrapreso.. quando pensa si potrà parlare di un interlocutore unico per il mercato energetico?
In termini teorici se ne parla da tempo. Certo non si potrà fare con tutti i Paesi, ma sono fiducioso che molti riusciranno a trovare un’intesa. Se è vero, infatti, che ogni Paese ha dei fabbisogni specifici è altrettanto vero che c’è una esigenza unificante, un grande denominatore comune che è, appunto, quello di avere un rapporto con i paesi produttori di petrolio e gas.
Le forme di liberalizzazione già realizzate hanno ridotto il prezzo dell’energia, ma il coincidente aumento del prezzo del petrolio e del gas ha, purtroppo, nascosto questa riduzione. Ciò non vuol dire che le liberalizzazioni non siano servite, anzi senza di esse l’aumento sarebbe stato sicuramente maggiore.

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