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Piccolo mantra dei beni comuni: una proposta operativa

L’intervento di Gregorio Arena al convegno “La tragedia dei beni comuni”, questa mattina a Forum PA, riporta l’attenzione su un tema fondamentale per la nostra vita sociale e politica al punto da determinare la qualità della nostra vita individuale. Una definizione reale dei beni comuni, la segnalazione della tragedia italiana, la proposta di una Tavolo nazionale di coordinamento per prendersene cura. Lo strumento è la sussidiarietà, declinata verticalmente anche nella sua dimensione orizzontale, sotto l’ombrello dell’articolo 118 della Costituzione. Riportiamo liberamente i passaggi fondamentali della riflessione e della proposta concreta di Arena: un Piano di coordinamento e promozione delle iniziative di cittadini attivi sul territorio, perché come lui stesso dice, siamo utopici, ma utopici operativi.

Iniziamo con il chiederci: cosa sono i beni comuni e in che cosa consiste la loro tragedia?
I beni comuni sono quei beni di che una società detiene in comune e di cui tutti possono godere e che proprio per questo sono esposti al degrado e alla distruzione senza risarcimento da parte di attori egoistici. In questo dunque consiste la loro tragedia: nel loro essere essenziali in un vivere civile, ma al tempo stesso estremamente vulnerabili nei confronti di chi ne voglia approfittare. Beni comuni sono sia beni materiali come aria, acqua, territorio ambiente, infrastrutture servizi pubblici sia beni immateriali come la sicurezza, la legalità, la fiducia nei rapporti sociali, la regolazione del mercato. Con una sorta di piccolo mantra diciamo: i beni comuni sono quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti se impoveristi impoveriscono tutti.

L'idea che lanciamo in questo convegno è nata da una riflessione già su Repubblica nel 2006 che metteva in rilievo il divario enorme in Italia tra povertà pubblica e ricchezza privata. In termini monetari l’Italia è un paese piuttosto ricco.
Lo scarto tra povertà pubblica e ricchezza privata dovrebbe apparire scandaloso a tutti noi. Ma questo non si verifica. Mentre la politica non sembra interessata ad intervenire sui beni pubblici, si accentua la tendenza tutta italiana a risolvere i individualmente:ognuno si crea le proprie reti familiari e amicali per risolvere i problemi determinati dallo stato desolante dei nostri beni pubblici. L’80% degli elettori hanno interesse materiale oggettivo diretto alla riduzione della povertà pubblica, perché nei fatti lo stesso stipendio può valere molto di più o molto di meno a seconda che i beni pubblici siano abbondanti o scarsi.

Questo è il cuore del problema. Ed è questo che ci ha indotto a organizzare questa riflessione.
Il miglioramento della qualità dei beni pubblici è un punto cruciale ed è un punto politico, non soltanto scientifico. Il problema, come i più risponderebbero, è che non ci sono sufficienti risorse pubbliche. Allora la risposta che ci siamo dati da utopisti operativi quali siamo è: mobilitiamo le risorse dei cittadini. Se si riesce a far capire alle persone che è nel loro interesse migliorare la qualità dei beni pubblici forse le persone si prenderanno cura dei beni comuni, capiranno che gli conviene. In altri termini non è una questione soltanto ideale o di ottimismo nelle persone. E’ una questione di convenienza. 

In breve la nostra idea è di mobilitare i cittadini in un Piano nazionale per la cura e la manutenzione dei beni comuni che dovrebbe svilupparsi in tre fasi, dove intendiamo la manutenzione nel senso latino del termine di porre la propria mano sopra, prendersi cura di qualcosa che è debole e vulnerabile e ha bisogno di essere protetto.
Nella prima fase bisognerebbe saper bene utilizzare la comunicazione pubblica per lanciare due messaggi fondamentali. Il primo: far capire che lo stesso stipendio può valere molto di meno o molto di più a seconda che i beni pubblici siano abbondanti o scarsi, di buona o cattiva qualità. Il messaggio è: ti riguarda! Il secondo messaggio consiste nel far conoscere alle persone l’esistenza del principio di sussidiarietà. Forse per la prima volta siamo davanti a un principio costituzionale che vive se lo fanno vivere i cittadini e non se si attivano i poteri pubblici. E’ dunque una questione di responsabilità e di onore per i cittadini in quanto soggetti costituzionali.
Nella seconda fase le iniziative di cittadini, imprese amministrazioni, vanno coordinate tra loro favorendo iniziative che abbiano anche un certo valore simbolico, in modo da coprire  tutto il territorio nazionale, interessando comuni grandi e piccoli e rivolgendosi a beni comuni di tutti i tipi. In questo senso il Piano che proponiamo ha un valore di coordinamento e di organizzazione.
La terza fase consiste nel mettere insieme un sistema di monitoraggio dei risultati ottenuti da cittadini, imprese e amministrazioni dal punto di vista del miglioramento della qualità della vita dei soggetti coinvolti. L’obiettivo è proporre esempi di eccellenza sul territorio nazionale in u’ottica di benchmarking, creare rete tra i gruppi, offrire sostegno per affrontare problemi concreti e tecnici generati da norme diritto amministrativo sviluppate all’interno di in un paradigma tradizionale per cui cittadini sono amministrati e non alleati.

Concludo sottolineando che ogni iniziativa singolarmente è una goccia d'acqua ma tutte insieme coordinate all’interno di un Piano complessivo per la cura dei beni comuni sull’ intero territorio nazionale, sono un fiume, ovvero un fenomeno politico e sociale in grado di cambiare molte cose nel nostro Paese. Da qui ha origine la nostra proposta, da qui si apre a riflessioni, contributi e proposte.

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