Intervista

Luciano Malfer: le nuove politiche sociali

Sweethearts

by Patrick

Il distretto dell’economia solidale, i nuovi servizi di e-welf@re, la valorizzazione della persona, dal welfare al workfare. E ancora, l’integrazione con le politiche sulla casa: l’homefare. Ne abbiamo parlato con Luciano Malfer, Dirigente del Servizio per le Politiche Sociali della Provincia Autonoma di Trento, che si è aggiudicato il premio FORUM PA Protagonisti dell’Innovazione per la categoria “inclusione”.


Cosa significa innovazione per lei e come è riuscito a produrla all’interno dell’amministrazione per cui lavora?
Personalmente io credo che nell’ambito dell’amministrazione pubblica vi siano molte possibilità di implementare “innovazioni” rispetto al settore privato per il semplice fatto che il sistema amministrativo italiano è ancora troppo spesso basato sul modello burocratico. Ritengo anche che l’innovazione non la scopriamo solo adesso ma che la pubblica amministrazione sia dentro il vortice dell’innovazione, almeno da oltre un buon decennio.
In Trentino abbiamo una situazione più “fortunata” rispetto ad altre realtà nazionali, ritengo che la qualità dell’amministrazione sia elevata e che vi sia una crescente consapevolezza della nuova classe dirigente che l’ente pubblico deve operare per creare valore sul territorio operando in maniera sempre sinergica e costruttiva con le imprese, i centri di ricerca, i comuni, il profit strategico. L’obiettivo è mettere in rete i centri di eccellenza e far sì che l’amministrazione “catalittica” diventi una realtà concreta capace di generare valore ed accrescere la competitività oggi forte tra i territori.
Penso che nessuno, da solo, sia in grado di attivare forti processi di innovazione. Questi possono essere realizzati se hai una “squadra” di risorse umane che condividono con te la passione del lavoro e la volontà di percorrere sentieri nuovi e se si riescono a creare reti forti con le altre strutture amministrative. In particolare per il settore dell’inclusione ritengo molto importante segnalare  la nuova legge provinciale in materia di politiche sociali, la legge n. 13 del 2007, che prevede una serie di “innovazioni istituzionali” molto importanti.
Nel primo articolo c’è un passaggio che sovverte il tradizionale modo di ragionare sulla materia: da politiche assistenziali le politiche sociali diventano azioni che creano valore e possono supportare un territorio anche dal punto di vista economico. Io credo che le politiche sociali concorrano a generare ricchezza sul territorio, creando lavoro, sia in forma diretta che indiretta, e generando sicurezza, rafforzamento delle reti sociali e coesione sociale in un mondo purtroppo sempre più “liquido” (vedi i concetti di modernita’, amore e vita liquida di Zygmunt Bauman n.d.r.).
Oggi nella competizione tra sistemi paese sappiamo che questa non si realizza solo sulla base dei livelli reddituali ma anche dei servizi che un territorio offre. I servizi alle persone, a mio parere, rivestiranno un’importanza sempre più strategica. Le faccio quest’esempio perché sul nostro territorio è presente un istituto di ricerca molto importante a livello internazionale, la Fondazione Bruno Kessler, che si occuopa di studi scientifici e tecnologici. E’ un centro che sviluppa ambiti di lavoro di altissima professionalità e competenza in cui operano ricercatori internazionali. Per attirare intelligenze che possano venire a fare ricerca in Trentino, non possiamo offrire loro solo la possibilità di un reddito elevato ma abbiamo bisogno di un insieme di servizi che rendano desiderabile vivere nel nostro territorio, questi servizi sono appunto i servizi alle famiglie, i servizi agli anziani, i servizi sociali.

E come si fa a ribaltare il paradigma che vede la pubblica amministrazione più come un freno che un facilitatore dello sviluppo economico di un territorio?
Nel campo delle politiche sociali sempre la stessa legge sopra citata istituisce il “Distretto dell’economia solidale”. Siamo partiti dalla grande storia che il Trentino ha nel settore della cooperazione, della solidarietà e dell’associazionismo  e abbiamo cercato di coinvolgere nei nostri progetti realtà che non avevano mai lavorato in passato con il settore socio-assistenziale in modo da creare circuiti virtuosi tra organizzazioni pubbliche, for-profit e non-profit orientando e riorientando input ed output produttivi. L’attrarre su questi temi organizzazioni prima molto distanti anche culturalmente dalle politiche sociali consente di rafforzare le reti, di accrescere l’importanza strategica del welfare e di fornire risposte ad un maggior numero di persone a parità di risorse stanziate.
Oggi esiste una grande differenza di trattamento tra chi è in carico ai servizi sociali e tra chi non è in carico ed esiste un problema di risorse. E’ quindi doveroso accrescere - a parità di risorse spese - l’utilità sociale complessiva da riversare sul sistema. L’esempio al riguardo può essere l’accordo di obiettivo siglato di recente con un pool di organizzazioni per valorizzare abilità lavorative di utenti oggi completamente a carico dei servizi ed evitare l’assistenzialismo. Mi preme evidenziare che al centro di questi ragionamenti c’è sempre la persona, il suo benessere, la sua valorizzazione e realizzazione personale. Con l’accordo cui accennavo la persona è al centro di uno specifico progetto , un percorso protetto di avviamento al lavoro in grado di valorizzare completamente le sue abilità anche se parziali e/o compromesse. In questo modo risparmiamo risorse e accresciamo l’efficacia dell’intervento, interpretando la filosofia dell’<<amministrazione a fattore quattro>>. Per supportare queste attivita’ la nuova legge sul welfare prevede in uno specifico articolo la possibilità, per le imprese che utilizzano come risorse umane persone oggi in carico ai servizi sociali, di avere delle commesse dirette da parte della Provincia, dei comuni e del sistema delle imprese partecipate dal settore pubblico anche superando i limiti economici previsti dalla legge locale sui contratti ma comunque sempre nel rispetto dei limiti imposti dall’unione europea. In questo modo si sta creando sul territorio un grande interesse delle organizzazioni ad attivare importanti processi di innovazione. Dal nostro punto di vista, richiamando un’espressione britannica, si sostanzia il passaggio dal welfare, che comunque resta la base da cui partire, al “workfare”, dove workfare è la sintesi di: “work for your welfare” che è poi la negazione dell’assistenzialismo e la valorizzazione delle abilità delle persone.

Lei ha parlato di amministrazione a fattore quattro, di cosa si tratta esattamente?
Il principio dell’amministrazione a fattore quattro auspica che ogni nuova azione dovrebbe introdurre una diminuzione dei costi del 50% raddoppiando l’efficacia dei risultati. Le farò subito un esempio: stiamo sperimentando una serie di alloggi “domotici”, equipaggiati con tutta una gamma di tecnologie, che consente ad utenti che prima erano ospiti in forma residenziale in istituto di vivere in autonomia in un appartamento.
Le persone sono sempre seguite a distanza dalla cooperativa però svolgono in autonomia importanti attività durante la giornata, vivono in una casa e vengono presidiati “da remoto” grazie alla tecnologia. I sensori tengono un monitoraggio di tutto quello che accede nella casa e lo trasmettono al personale della cooperativa che può, a sua volta, inviare dei messaggi agli inquilini-pazienti. La funzione della tecnologia in questo caso è duplice: educativa e sostitutiva. Se, ad esempio, qualcuno degli utenti dimentica il ferro da stiro acceso, il televisore avverte il personale collegato a distanza del pericolo, lascia passare un po’ di tempo, se non succede nulla manda un altro segnale e se l’utente non provvede da solo a staccare la presa, interviene disattivando il contatto. Sul web vengono tracciati tutti i messaggi, in entrata e in uscita, e si possono studiare l’effetto e l’efficacia di un’azione educativa specificamente preparata per quell’utente. Questo progetto è il risultato di un altro accordo di obiettivo siglato tra la provincia, l’università, la cooperativa ed un’impresa che opera nel settore delle tecnologie e della domotica. Tutti e quattro gli enti condividevano le finalità del progetto ed hanno sviluppato ciascuno per la parte di competenza importanti innovazioni rispetto al modo normale di operare.
Un altro esempio di politica ad azione quattro il cd. “progettone” ovvero un importante progetto diretto alle persone che hanno perso il lavoro a pochi anni dalla pensione. Questa azione, che non ho seguito personalmente, e che in Trentino è attiva da molti anni è stata attuata per garantire l’accompagnamento alla pensione di persone altrimenti difficilmente ricollocabili in ambiti lavorativi normali. Il risultato di questo progetto è oggi in Trentino sotto le ruote delle biciclette dei trentini: è stata realizzata infatti una rete molto importante di ciclopiste che oggi sono un punto di attrattività molto importante e che rafforzano l’offerta turistica trentina. Le persone che hanno operato su questa azione hanno contribuito a realizzare un’infrastruttura utile ai cittadini guadagnandosi la pensione, senza essere una voce di costo a carico dell’amministrazione, come sarebbe stato in caso di cassa integrazione.

Su quali strade state puntando per il futuro?
Le strade aperte sono molte, penso al settore dell’e-welf@re, ovvero alla possibilità di erogare da remoto servizi alle persone deboli (anziani e non solo) direttamente nelle proprie abitazioni. Abbiamo in cantiere un importante progetto di sviluppo dell’edilizia abitativa pubblica. Le direttive che sono state date alle nostre società sono di realizzare un numero importante di appartamenti pubblici in dieci anni e costruirli valorizzando la filiera del legno, di cui la nostra terra è ricca sia qualitativamente che quantitativamente e le organizzazioni che aderiranno al distretto dell’economia solidale. Così facendo creiamo una struttura di valore, che si integra con l’architettura e la cultura del territorio e lo fa sviluppando anche settori dell’economia locale tradizionale e imprese non profit che utilizzano nei propri processi produttivi risorse umane che altrimenti rischierebbero di dover essere assorbite dagli ammortizzatori sociali (workfare). E’ un altro esempio di come il settore sociale possa essere un meccanismo propulsore dell’economia locale. Sempre sul tema dell’abitazioni crediamo che, per accrescere il tema della sicurezza sociale e della vivibilità , non è più possibile attuare politiche che prevedano la sola localizzazione sul territorio di abitazioni pubbliche prescindendo dai contesti antropici esistenti. In quei quartieri devono essere previsti ex-ante servizi di supporto a quel territorio che sappiamo accrescerà la propria vulnerabilità sociale. Ecco dunque l’integrazione socio-abitativa e la previsione in quelle aree di servizi meno specializzati della filiera sociale nonché importanti azioni di mediazione e di sviluppo di comunità (homefare).
Quello che penso è che per il futuro dovremo inventare strade nuove: l’amministrazione a fattore quattro è un principio che ci indica la meta, non ci dice come arrivarci.

 

Your rating: Nessuno Average: 5 (1 vote)