Editoriale

Riforma Brunetta, investimenti, risparmi

Risparmiare o investire? Sembra una domanda retorica parlando della riforma della PA, ma - come vedremo - non lo è poi tanto. Visto che si parla di soldi, partiamo dai numeri.
In questa fine giugno, improvvisamente divenuta torrida, docce fredde sono gradite, ma quella che ci ha propinato l’Eurostat è dura da sopportare: l’Italia si classifica terzultima nel PIL pro-capite tra i 15 Paesi della vecchia Europa, è sotto la media anche nell’Europa a 25 ed è appena sopra la media nell’Europa a 27.
Ci sono avanti tutti, tranne Grecia e Portogallo, con stacchi notevoli rispetto alle storiche economie concorrenti di Francia, Germania e Regno Unito, ma anche rispetto alla Spagna che ci supera di quattro punti.

Di fronte a questa emergenza (ancora nel 2003, fatto 100 il numero indice dell’Europa a 27, la Spagna era a 101 e l’Italia a 111!) è chiaro che un Governo appena insediato cerchi di rilanciare la crescita. In questo senso è quanto mai apprezzabile il disegno della Riforma Brunetta (così come è presentato sulla home page del sito del Ministero) che si propone di rendere più efficiente la PA in modo da ridurre di un punto percentuale l’anno il suo costo rispetto al PIL. Anche in questo caso, però, è opportuno un confronto internazionale e ci vengono in aiuto i dati recentissimi diffusi lo scorso 18 giugno dall’ISTAT.
Vi do il link per scaricare il documento dell’ISTAT, ma, in sintesi, qui la situazione cambia un po’: l’Italia non è affatto il Paese che spende di più per il suo settore pubblico. Con il suo 43,5% del PIL (al netto degli interessi) è, ad esempio, più virtuosa della Francia (49,9) o dei Paesi Bassi (43,6) ed è in linea con la media dell’Europa a 15 (43,3). Anche in termini tendenziali non va poi così male, dal 1995 abbiamo ridotto l’incidenza del settore pubblico sul PIL di 4 punti (e sarebbero stati 6 se avessimo mantenuto la performance registrata nel 2000). Peggio hanno fatto la Francia (riduzione di 1,8), il Regno Unito (riduzione dello 0,8) e il Belgio (3 punti).
Certo poi abbiamo le performance strabilianti della Finlandia che cala la spesa pubblica di 14,1 punti percentuali o della Germania (10,9) o della stessa Spagna (5,6), ma insomma siamo a metà classifica!

Leggetevi pure tutti i numeri, ma quel che mi preme di mettere in evidenza è che forse qui siamo di fronte ad un’altra emergenza: non l’ammontare della spesa, ma la sua qualità e la sua efficienza ed efficacia in termini di servizi ai cittadini ed alle imprese.

Allora mi permetto di dire che, forse, il focus va spostato da “risparmiare” a “spendere meglio” che non è proprio la stessa cosa. Certo per spendere meglio devo risparmiare sulle spese improduttive o inefficaci, certo devo tagliare rami secchi e costi impropri (primi fra tutti quelli derivati dall’inerzia del sistema politico-amministrativo), ma forse devo anche decidere di investire in innovazione.
Che vuol dire, dunque, investire in innovazione? Non certo comprare più computer (in questa newsletter trovate un articolo che riporta un po’ di dati di spesa in ICT del 2007 e prova a fare un’analisi).

Provo a elencare, con una certa dose di ingenuità, quali sarebbero le mie priorità di investimento per una PA che funzioni meglio e che, alla lunga, costi meno. Ma su questo mi piacerebbe aprire un dibattito tra noi.

Il primo investimento che mi pare necessario è nelle risorse umane: il blocco del turnover mi sembra castrare pesantemente l’innovazione nella PA, e se potessi investire lavorerei, quindi, per un grande svecchiamento della macchina pubblica, una specie di ciò che, qualche anno, fa fu fatto per il sistema bancario. Lavorerei per un’assunzione mirata (e certamente numericamente inferiore a quanti andrebbero via) di giovani preparati, con professionalità adeguate alle nuove sfide e ai nuovi compiti che aspettano le amministrazioni.
Mi ripeto sino alla noia: senza giovani non si può fare innovazione. Non possono farla le aziende, non può farla l’Università, non può, tanto meno, farla la PA.  Ancora una notazione sulle risorse umane: l’abolizione di fatto della flessibilità nel lavoro pubblico che, cominciata con un memorandum da dimenticare, rivedo ora nella riforma Brunetta mi sembra un grave arretramento. Di più flessibilità abbiamo bisogno, di più discrezionalità per la dirigenza, di più mobilità in tutti i sensi. Tutto quello che ingessa, blocca, ferma, impedisce mi pare in controtendenza.

Poi investirei nella diffusione delle buone pratiche in pochi settori chiave in cui esistono già, nel Paese, esempi di eccellenza da cui copiare. Qui sarei meno rispettoso dei diritti di autonomia di tutta la filiera delle amministrazioni territoriali, di quanto non si sia fatto sinora. Se un’idea ha funzionato la generalizzerei incentivando pesantemente la sua adozione e scoraggiando altrettanto pesantemente le amministrazioni che decidono di reinventare l’acqua calda. Per far questo è probabile che sarebbero in primo piano anche investimenti in innovazione tecnologica: ma per favore mai più centinaia di progetti e finanziamenti a pioggia per idee tra loro molto simili. Pochi settori, pochi interventi, ma risolutivi almeno di qualcuno dei problemi che affliggono cittadini ed imprese.

Investirei poi tutte le risorse che servono ad avere misure chiare ed univoche. Sono veramente stanco di non avere numeri affatto o di averne troppi e in contraddizione (la storiella-storiaccia del buco di bilancio a Roma e/o a Milano è emblematica). Abbiamo bisogno come il pane di numeri affidabili, per una PA che vogliamo sempre più orientata ai risultati. Poi servirà la valutazione, la sua autonomia, le authority o le commissioni che la garantiscano, ma per favore…. prima i numeri!

Un ultimo investimento, infine, non sarebbe proprio un investimento, ma un re-investimento: si tratterebbe di restituire ai dirigenti e ai dipendenti virtuosi parte dei risparmi che essi fossero capaci di conseguire, e di spostare su di loro gli emolumenti di risultato che, impropriamente, vengono dati a tutti. Non risparmierei su quelli, non sarebbe giusto, semplicemente li sposterei dai “fannulloni” e dai “menefreghisti” ai responsabili.

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Commenti

Compensi produttività

Si critica tanto la redistribuzione a pioggia di compensi per la produttività, ma questa norma, che ora sembra iniqua, è stata dettata dal buon senso di chi nella PA ci lavora effettivamente...
Attualmente, tolti questi, peraltro miseri compensi a pioggia, rimarrebbero eclusivamente i compensi, questi sì piuttosto ricchi, che finiscono in tasca a capi e dirigenti, che spesso hanno il solo merito di avere dipendenti eccellenti e di lasciarli (relativamente) fare.
In una struttura strettamente e imprenscindibilmente piramidale come quella della PA, come si fa a premiare il dipendente virtuoso? E' ovvio, anzi dovuto, che l'eventuale compenso vada al capo, e/o a persona ad esso gradita; e non finirò mai di sottolineare che il gradimento dei capi ben raramente va ai meritevoli - con i quali, incredibilmente, possono entrare in competizione - ma spesso va ai servizievoli ruffiani e utili delatori...
Infine un commento sulle best practices di alti Paesi o di isole felici di questo Paese: come mai non sento mai dire: "In quel tal comune/struttura/Paese hanno risolto brillantemente questo problema: andiamo a chiedere come hanno fatto"?

Che dire ?

Non ho parole......
Una breve, succinta, esatta descrizione di tantissimi Uffici Giudiziari!
Le parole che più mi han colpito sono "...servizievoli ruffiani e utili delatori..." Frase che sembrano uscite da un passo biblico, ma che purtroppo sono "Vangelo"!
Brevissima ma "ampia esposizione di fatti" -ahimè - veritieri e causa della inefficienza della P.A.
Questi sono i veri fannulloni, proprio coloro che roteano come tanti minuscoli satelliti intorno al pianeta-dirigente !
Complimenti, sig. Laeffe.
Le vada il mio più sentito plauso.
Sergio Giacci - Cancelliere B3 S
serio.giacci@fastwebneti.it

Turnover

Sblocchiamo il turnover e assumiamo giovani per garantire innovazione.

OK, ricordiamoci però:

1) avviare al pensionamento accelerato i lavoratori allo Stato costa. E non so quanto è buona l'idea di aumentare ulteriormente il costo dei pensionati, che è già oltre la soglia del sostenibile (lo scopo del piano Brunetta mi pare ridurre la spesa complessiva, non aumentarla o spostarla su altre voci di bilancio);

2) non credo (ho 41 anni, non difendo i "nonnetti", cerco di essere obiettivo) sia nell'età dei dipendenti pubblici il problema innovazione. Ma nei dirigenti. Chi la rifiuta, lo fa per ignoranza, pigrizia e soprattutto mancanza di stimoli. A volte (ma è marginale) questi difetti coincidono con un dirigente anziano, ancorato alle sue vecchie abitudini (o vizi). E uno giovane potrebbe (anche solo per prababilità statistica) migliorare le cose. Cambiare guidati da questa speranza però mi sembra poco efficace. Inoltre, presto o tardi anche i giovani diventano anziani. :-)

Scherzi a parte, il problema si risolve in modo strutturale facendo sì che il sistema funzioni con dipendenti giovani e vecchi, come è normale che sia. Purtroppo molti si oppongono ai premi per chi si impegna, alla flessibilità, al licenziamento degli incapaci (tanto più rapido quanto più è di responsabilità la sua posizione) o al loro trasferimento (a volte capita che una persona sia semplicemente nel posto sbagliato), ecc. Ma è con questi strumenti che si migliora.

Ciao.

P.S. Tanto per dire qualcosa di semplice: vietare per legge ogni forma di incentivo a pioggia. Chi vi fa ricorso, subisce dall'azzeramento del budget per i premi al licenziamento, a seconda di quanto ha giocato sporco.

Pubblica Amministrazione

Concordo perfettamente con lei. Mi permetto inoltre di aggiungere qualcosa per stimolare un dibattito. Sono responsabile di settore di un piccolo comune (Jolanda di Savoia - FE - poco più di tremila abitanti) nel quale presto servizio da trent'anni. Poco tempo fa, in un un dibattito locale tra colleghi, mi sono permesso la provocazione che i nostri governanti, destra centro sinistra, ogni volta che parlano di riformare la P.A., lo fanno senza sapere come funziona la macchina, meglio, come arrancano i comuni piccoli, anche solo per mantenere quei servizi necessari (scuola,ecc...). A mio modesto avviso, l'unico che ha provato a dare uno scossone di sostanza è stato Bassanini con le sue riforme: dopo (e prima) il nulla. Mi vien da ridere quando ci si chiede di risparmiare. Risparmiare cosa? I trasferimenti statali, regionali ecc.. sono sempre di meno. Non ci voleva un mostro di scienza nello scoprire che abolendo l'ICI (tassa iniqua per la casa, sono d'accordo, ma lo sbaglio è stato fatto allora...) sarebbero aumentati i velox e compagnia bella! I pagamenti di forniture, contratti servizi (mensa, scuolabus, ecc...) sono mostruosamente in ritardo, e, però, i bilanci devono essere fatti e entrate ed uscite concordare. Non sanno lor signori che a PEG approvato e assegnato, sono autorizzato a fare l'impegno di spesa (ho la copertura) ma poi la fornitura (regolarmente liquidata sull'impegno) non viene pagata ovvero pagata tardissimo dalla ragioneria proprio per mancanza di liquidità di cassa? C'è un vago sentore di andare verso l'unione di comuni. Bene, lo dicessero chiaro e tondo così ci leviamo il dente!
Qui esiste una macchina d'istituto per 6 amministratori per partecipare alle riunioni quotidiane convocate da regione, provincia, consorzi, ecc... Per la cancelleria abbiamo ricevuto il premio di Lega Ambiente per l'uso della carta riciclata. Nel giro di due anni abbiamo avuto quattro pensionamenti e nessuna assunzione e, comunque, gli sportelli sono regolarmente aperti e le pratiche evase. Non continuo nel segnalare i meriti perchè sono convinto che proprio nei comuni piccoli stà il detto "essere virtuosi" tanto decantato. Ho detto delle inesattezze e c'è qualcun altro che vuol salire sul carro?

La riforma Brunetta vista da me

Concordo pienamente con Lei. Lavoro in un ente parastatale ( proveniente da mobilità volontaria da altro ente) dove l'età media è di 56 anni. Non ho pregiudizi sulle persone che hanno più capelli bianchi di me, però essere ritenuto un "innovatore" all'interno del mio Ente solo perchè sono laureato, ho studiato ( sempre da solo senza che la mia precedente amministrazione mi abbia formato) comprendo il linguaggio dell'informatica ed anche, perchè no, attraverso i forum come questo e la lettura di riviste mi informo..beh vuol dire che sono gli altri che non si evolvono o, come piace dire a me, non si applicano nella conoscenza continua il kaizen dei giapponesi.E non sono solo i giovani che possono essere protagonisti. All'interno della P.A. occorre che anche le persone con più esperienza rivedano la loro posizione in maniera più critica mettendosi in discussione.
Sulla flessibilità sono assolutamente d'accordo. Personalmente ho sempre chiesto di essere trasferito da una unità produttiva ad un altra una volta esaurito lo slancio che avevo e la curiosità. Per esempio sono quasi quattro anni che mi trovo all'interno di uno stesso Processo e vorrei cambiare. Ma non si può. Le conoscenze nella P.A. diventano non ricchezza da distribuire ad altri ma potere per ottenere miseri vantaggi personali.
Sui dirigenti, anche quelli di provenienza dalla SSPA, farei una valutazione più obiettiva e severa. Molti, è vero, sono bravi ma si adagiano poi sulkla posizione conquistata e ben presto si adattano alla vita da giungla dove non è l'intelligenza o la meritocrazia che viene premiata ma la furbizia e la capacità di essere agganciato ad un vagone (molto spesso politico-sindacale) cosidetto vincente.
Riguardo la mia lettera e mi rammento che sono cose che penso ormai da anni da quando nel 1990 vinsi un concorso pubblico ed a chi mi chiedeva perchè lasciavo una probabile brillante carriera in ambito commerciale con una realtà nascente dell'informatica come era, all'epoca, la Apple rispondevo: "mi piacerebbe poter incidere con le idee, la passione e la cultura nel mare magnum che è la Pubblica Amministrazione" Mai come in questi mesi credo di aver perso la battaglia

Raccolgo l'invito al

Raccolgo l'invito al dibattito e rilancio con ulteriori spunti di riflessione. La riforma della PA e l'introduzione al suo interno di procedure innovative viaggia, purtroppo, sullo stesso treno degli interessi politici: forse un giorno (speriamo non molto lontano!) la classe politica riterrà utile e proficua una PA efficiente e tecnologicamente rinnovata; spiace constatare che attualmente, al di là dei proclami e dei buoni propositi, questo interesse non esiste. La mia esperienza di precaria, impiegata da dieci anni nella PA, dapprima come LSU poi come esternalizzata in convenzione, mi porta oggi a riflettere che la sana idea dell'efficienza dovrebbe coniugarsi con una seria analisi delle competenze delle risorse umane; con rigorose procedure di selezione della dirigenza che periodicamente dovrebbe render conto dei risultati conseguiti, affinchè siano (finalmente!) rapportati alla retribuzione percepita; col taglio dei contributi a pioggia erogati per convegni di dubbia utilità o per sagre locali; con la doverosa e controllata presentazione di validi motivi che giustifichino viaggi all'estero di corpose delegazioni che vanno a godersi una vacanza coi soldi dei contribuenti. Lavoro presso gli uffici della Provincia di Taranto da circa 6 anni in un piano d'impresa che nel 2001 prevedeva l'implementazione di un sistema di gestione dei flussi documentali mediante utilizzo del protocollo informatico. Nel corso di questi anni non si è ancora attuato il cd. nucleo minimo di protocollo! Qualcuno ha subìto sanzioni? Eppure c'è tutta una normativa che pareva dovesse sconvolgere la PA con l'introduzione del Protocollo Informatico! Tutto procede quasi come prima, al punto che è già partita la nuova gara d'appalto (bando consultabile sul sito dell'Ente) che, sulla scia della prima, continua ad affidare all'esterno tali procedure di innovazione. Motivo? Il blocco delle assunzioni; l'assenza di personale dipendente con competenze informatiche; risparmio di spesa, ecc. Questi sono però i motivi "ufficiali"! Le vere motivazioni sono altre. Il blocco delle assunzioni, ad es., ha creato un alibi di ferro a politici e sindacati per un massiccio ricorso all'esternalizzazione di servizi, che a sua volta si traduce in un giro di soldi incredibile. Tanto per riprendere il mio caso, la nuova gara costerà all'Ente 5 milioni di euro per 4 anni!!! Qualcuno ha chiesto: scusate, ma se si assumessero direttamente i 27 lavoratori "esterni" che, in possesso delle dovute competenze (età media 40-45 anni) lavorano da anni all'interno dell'Ente, non si avrebbe un risparmio di spesa? Risposta: c'è il blocco delle assunzioni, la Finanziaria non lo permette, ecc. E tutto questo senza che alcun politico, sindacato, ecc. si soffermi a riflettere sulla riorganizzazione dei processi, sull'assunzione di personale competente, su reali risparmi di spesa. C'è poi un ulteriore motivo che ad oggi impedisce la seria attuazione dei vari proclami: parlare di innovazione nella PA significa parlare di trasparenza. Come può essere desiderosa di trasparenza una classe politica che a tutt'oggi fonda l'impegno elettorale non già sul bene comune bensì sull'interesse privato di alcuni? L'emergenza rifiuti in Campania altro non è che la punta dell'iceberg di una gestione "poco trasparente" di risorse, mezzi e procedure da parte di politici e amministratori, locali e non. Non possono viaggiare sullo stesso treno tutte queste diversità! Caro Ministro Brunetta, se davvero vuole "innovare" spero non Le manchi il coraggio di scelte serie ed impopolari, che davvero producano un'inversione di tendenza all'interno di una PA fortemente politicizzata. Ridurre gli sprechi, assumere personale qualificato e preparato, introdurre l'innovazione tecnologica, la trasparenza. Crede che i suoi colleghi politici glielo permetteranno? Noi saremo spettatori attenti, continuando a sognare un futuro migliore che davvero ci metta al passo con l'Europa e che un giorno ci faccia dimenticare queste "cattive pratiche" tutte italiane.