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Venezia Città Digitale

Drying peace

by Jorge Fabra

Si è tenuto a Venezia, lo scorso 25 giugno, un seminario tra operatori, amministratori e studiosi sul tema delle città digitali, organizzato dalla Fondazione Venezia 2000 con la partecipazione, tra gli altri, di Giuseppe De Rita, Ferdinando Azzariti, Alfonso Fuggetta, Stefano Micelli, Francesco Sbetti, Agenda Venezia e Michele Vianello, allo scopo di fare il punto sulle potenzialità offerte per il territorio dalla telematica cittadina.

Le ipotesi di lavoro di questo momento di riflessione scaturiscono proprio dall’interesse ad esplorare il ruolo che la telematica e la rete hanno avuto in questi ultimi anni. La domanda è: le energie vitali dell’area veneziana hanno usato la rete come leva per lo sviluppo e la competitività, la condivisione delle esperienze e la “contaminazione” dei saperi? La riflessione è centrale per due ordini di motivi:

In primo luogo per capire se l’atteggiamento difensivo nei confronti delle nuove tecnologie, tipico della piccola imprenditoria italiana, persiste o ha lasciato spazio a una visione strategica nei confronti del ruolo che le reti digitali possono avere per rafforzare la competitività del territorio e dei diversi soggetti economici che vi operano. In secondo luogo per capire se il ritorno alla dimensione locale, che caratterizza il nostro paese e il nordest in particolare, debba essere letto in senso meramente difensivo o, come recentemente lo ha descritto il Censis[1], come segnale del progressivo affermarsi delle comunità di territorio.

A fronte di un progressivo “appiattimento” delle distanze si assiste, in tutto il mondo, all’emergere del territorio, urbano o regionale, quale dimensione privilegiata per attivare processi virtuosi di natura sociale od economica.
In Italia, descrive il Censis, c’è una costante domanda di rappresentanza territoriale o localistica, che è emersa con chiarezza nelle ultime elezioni politiche, ma che è riscontrabile in una moltitudine di processi sociali e culturali che pongono il territorio al centro: dal rafforzarsi della dimensione urbana nei contesti interessati dalle spinte centrifughe della competizione economica, alla centralità del locale (una sorta di “sussidarietà rovesciata” si legge nel rapporto) nel governo di fenomenologie sociali ed economiche, al potere di veto con cui, spesso, localmente ci si contrappone, soprattutto nei confronti della realizzazione di grandi opere, a interessi collettivi di livello nazionale.

Confrontando questi processi con quelli più ampi di caratura internazionale rimane da esplorare e comprendere fino in fondo la natura del localismo italiano. “Quest’ultimo è oggi declinabile esclusivamente in senso difensivo (come strumento di tutela per il livello di benessere raggiunto) o rivendicativo (come strumento per drenare risorse finanziarie da impiegare localmente), oppure esiste la possibilità che dal protagonismo dei territori si origini un nuovo ciclo di crescita vitale per il paese?”.

E in Italia la geografia ha ancora un valore? Le moltitudini riescono a diventare minoranza creativa anche senza quel software di connessione che dovrebbe essere alla base del sistema locale dell’innovazione? Un giovane di ingegno nel campo, ad esempio, dei nuovi media, ha le stesse possibilità di successo di creare una start up ad Agrigento, come a Torino e New York? Perché i nostri giovani sono quelli che più approfittano del programma Erasmus per andare a conoscere l’Europa del lavoro e pochissimi giovani europei, al contrario, considerano attrattivo il nostro paese?

E ancora, all’interno di queste tendenze ha ancora senso parlare di Città Digitali? E cioè delle tecnologie in grado di favorire la diffusione di una logica relazionale e aiutare a connettere i diversi soggetti attivi all’interno del territorio e con i circuiti internazionali?

Proprio per verificare la maturità del sistema locale dell’innovazione la Fondazione Venezia 2000 ha effettuato, per questa occasione, una indagine sui siti web delle diverse realtà presenti nella città di Venezia: reti istituzionali, associazioni di imprese, agenzie di formazione e ricerca, attività culturali (associazioni, servizi e centri) e guide on line per un totale di 133 siti. Obiettivi specifici dell’indagine sono stati quelli di verificare se i siti web dei diversi attori locali tradissero una deriva autoreferenziale o se, al contrario, tramite la rete si possa ravvisare un approccio volto a valorizzare il territorio nel suo complesso.

I risultati ottenuti fanno propendere per questa seconda interpretazione. Nello specifico:

  • La maggioranza dei siti dedica delle pagine alla descrizione del sistema di appartenenza (territorio, settore culturale, settore aziendale, etc.). Sono soprattutto le reti istituzionali ad ospitare informazioni di questo tipo, ma anche la maggioranza delle associazioni produttive, degli enti di formazione e ricerca e dei servizi culturali;
  • Quasi il 90% dei siti degli attori locali prevede pagine specifiche per la promozione del territorio, del prodotto, e dei servizi offerti;
  • Rispetto alla collaborazione, una buona percentuale dei siti riporta informazioni in merito ad iniziative portate avanti da, o con, altri soggetti locali. In particolare, il 69% dei siti istituzionali e il 76,9% delle associazioni di imprese fanno riferimento a progetti in comune con altri soggetti;
  • Discreta anche la diffusione di strumenti a supporto di community di utenti: spazi per forum tra utenti sono presenti, mediamente, in circa il 27% dei siti analizzati;
  • Infine, ancora a livello sperimentale e presenti soprattutto nei siti delle associazioni di imprese, il ricorso a strumenti tipici del web 2.0 volti a coinvolgere i propri utenti di riferimento nella stessa produzione di contenuti.

I primi dati considerati per esplorare le ipotesi di lavoro dimostrano un cambiamento, un’evoluzione dell’atteggiamento degli attori locali nei confronti delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie di rete.

Un atteggiamento nuovo che fa ben sperare nella capacità dell’area e della città di Venezia di riuscire a sostenere le diverse energie vitali esistenti sul territorio affinché si trasformino in energie vitali all’interno di un sistema locale dell’innovazione in grado di competere nei mercati internazionali.

[1] Fondazione Censis, L’affermarsi delle comunità di territorio, 5 giugno 2008. Documento curato e presentato da Marco Baldi nell’ambito di “Un mese di sociale: gli snodi di un anno speciale".

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Commenti

Glocal, vivere la città nell’era digitale

Grazie per questa notizia e per i dati che avete pubblicato.

Desidero segnalre due miei contributi nella direzione del contrasto al "digital divide" e all'innovazione delle città che diventano sempre più "Glocal".

Il primo contributo lo trovate pubblicato qui in file PDF:
http://vittoriobaroni.files.wordpress.com/2008/11/no-digital-divide-il-c...

Il secondo è pubblicato qui come editoriale su "Comunicatori Pubblici" http://www.comunicatoripubblici.it/index.html?id=165&n_art=4411. Lo riporto come testo qui sotto.

Saluti, Vittorio

Si tratta di un cambiamento antropologico di portata internazionale. Le persone non vivono solamente la dimensione della prossimità fisica, la località del proprio vivere quotidiano, ma si interfacciano con il globale della comunicazione digitale. Ciò, a sua volta, genera nuova e diversa relazione nel reale. Relazioni di varia natura: sociali, economiche, culturali, istituzionali, politiche...

Le Città stanno diventando sempre più “glocali” grazie alle nuove possibilità di relazione con il mondo offerte dalle tecnologie digitali ICT. Utilizzo il concetto di “città glocali digitali” poiché desidero collegarlo al tema della “glocalizzazione” introdotto dal sociologo Zygmunt Bauman e proverò a declinarlo in termini pratici in questo articolo associandolo al senso del Glocal Forum per la cooperazione tra le città.

Negli ultimi anni diverse realtà locali della Pubblica Amministrazione italiana si sono accorte delle potenzialità offerte dalla rivoluzione elettronica in corso. Spesso i progetti sono realizzati con innovative formule di partnership che vedono cooperare assieme il Pubblico e le Imprese attente alla Responsabilità Sociale, le Associazioni di Categoria, le Università, i Parchi scientifici e tecnologici, fino al vasto mondo del Terzo Settore. Gli Enti Locali si sono posti l'obiettivo di valorizzare le energie dei cittadini e dei visitatori assieme alle risorse culturali, ambientali e sociali dei propri territori. Venezia, Siena, Roma, Urbino sono solo alcuni esempi che vanno al di là della semplice copertura tecnica WiFi del territorio.

Il Comune di Venezia ha di recente attivato un sistema di gestione digitale unificato di trasporti terrestri e marittimi, di tutti i parcheggi, dei pedaggi nelle zone a traffico limitato ZTL degli autobus turistici, Musei Civici, servizi igienici e anche i matrimoni al Palazzo Municipale. La città sta integrando l'approccio alla Sostenibilità con tariffe che premiano chi prenota e affluisce in bassa stagione. Venezia si candida ad essere la prima città al mondo a fornire, per i nati nel Comune, assieme al rilascio anagrafico dell’atto di nascita, anche username e password per accedere gratuitamente a Internet e certificare l’identità digitale. A breve sarà attivo il servizio WiFi che mira a coprire il 100% del territorio e il Comune si sta mettendo in contatto diretto con i circa 25.000 giovani residenti dai 14 ai 25 anni che avranno accesso alla rete gratis.

Il Comune di Siena valorizza invece la partnership con l'Università e la collaborazione dei Vigili del Fuoco. Infatti, assieme al Dipartimento di Ingegneria dell'informazione, mira ad assumere un ruolo leader circa l'applicazione delle nuove tecnologie per la tutela dei beni culturali, come sistemi antincendio. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il Comune di Roma, con “Roma Wireless”. Si tratta dello spin-off del Distretto dell'Audiovisivo e dell'ICT. Il progetto studia come la tecnologia wireless possa essere utilizzata per servizi pubblici e privati avanzati in materia di sicurezza, turismo, traffico, formazione ed edutainment.

La città di Urbino si caratterizza come importante esempio di esperienza italiana relativa alla partecipazione digitale. Il lavoro di ricerca sul campo promosso dal Laboratorio Larica con la Facoltà di Sociologia ha come oggetto di studio i linguaggi digitali, l’uso e l’evoluzione delle tecnologie in chiave soprattutto sociale, ma non solo. Urbino, mediante il Festival dei Blog “conversazioni dal basso”, si è posta il problema di studiare soprattutto il “come” del linguaggio digitale piuttosto che le innumerevoli possibilità di contenuto.

Il Friuli Venezia Giulia è da diversi anni che investe in nuove tecnologie. Nei piani di sviluppo regionale c'è l'obiettivo di raggiungere la totale copertura territoriale WiFi. Ma la Regione più a Est del Paese guarda anche a Sud. Di recente, presso il Salone delle imprese BtoBe di Potenza, anche a testimonianza della preziosa e solidale vitalità rappresentato della rete italiana dei parchi scientifici tecnologici, è stato firmato un importante accordo tra AREA Science Park di Trieste e Regione Basilicata.

Quindi, le nuove tecnologie digitali sono e saranno sempre più determinanti per lo Sviluppo. Per comprendere la progressione d’importanza suggerisco di porre attenzione all’Indagine multiscopo ISTAT 2008 (v. in particolare da pag. 18 a 20). Si tratta di una ricerca su bambini e ragazzi dalla quale emerge che cresce in primo luogo l’uso del cellulare: considerando la fascia d’età 11-17 anni, tra il 2000 e il 2008 si è passati dal 55,6% al 92%. La crescita maggiore si è verificata tra i più piccoli. La quota di ragazzi tra gli 11 e i 13 anni che utilizza il cellulare è passata, infatti, dal 35,2% al 83,7%. In fortissima crescita risulta anche l’uso di Internet. Nel 2000 i ragazzi tra 11 e 17 anni che navigano con regolarità erano 28,5%, nel 2008 sono diventati il 66,9%. In crescita anche la quota di minori che usa il pc, passata dal 41,7% al 59,8%.

I dati ISTAT portano alla luce l'obiettiva necessità di una PA impegnata ad adeguare in modo durabile e sostenibile le proprie politiche di sviluppo. In questo senso evidenzio l'importanza del termine Prosumer che, a mio avviso, ben interpreta lo stato evolutivo attuale del web 2.0.

In una direzione orientata dalle “Città glocali digitali” torna anche utile quanto emerso in una recente indagine USA sui “nativi digitali”, che aiuta a comprendere la prima generazione di nativi digitali, tra overload di informazioni ricevute e prodotte, nuove modalità di fruizione e scommesse formative. Stiamo parlando di un qualcosa che tocca un miliardo di persone che ha accesso alle tecnologie digitali, cresciute fin da piccole con il digitale e diventate progressivamente maggiorenni.

“Città glocali digitali” e il tema dell’innovazione in genere porta a riflettere circa il modo e l'efficacia di intervento tra i diversi livelli dello Stato. A cominciare dagli impatti locali introdotti con la Riforma Gelmini che entrerà effettivamente a regime a settembre 2009 per le scuole elementari e medie, mentre per le superiori l’avvio sarà a settembre 2010. Tra gli aspetti che meriterebbero di essere seguiti con particolare attenzione vi è la riorganizzazione degli istituti tecnici indirizzati nel doppio binario dei settori economico e tecnologico: il primo avrà 2 indirizzi, mentre il tecnologico 9 indirizzi. Sarà altrettanto utile seguire gli sviluppi operativi circa il forte investimento previsto nella lingua inglese, unito al rafforzamento delle materie scientifiche.

Vittorio Baroni
41 anni, laurea in Pedagogia Sociale e Culturale, abilitato alla Comunicazione Pubblica. Titolare dello “Studio Baroni” è autore della strategia per lo Sviluppo Resiliente. Per quasi 8 anni ha svolto ruoli negli organi di governo del Comune di Venezia. Ha vissuto pluriennali esperienze progettuali a stretto contatto con la PA francese, catalana e tedesca. Nel 2003, con la Municipalità di Marghera, ha applicato il principio di sussidiarietà fondando il Centro di alfabetizzazione informatica con migliaia di cittadini oggi formati mediante tecnologie “open source”