Editoriale

Chi valuta chi

Una buona metà dei commenti (numerosi e di questo vi ringrazio) che arrivano sul nostro sito riguardano, in un modo o nell’altro, l’incapacità delle amministrazioni di valutare il merito di dipendenti e dirigenti e, conseguentemente, di premiare o sanzionare secondo una oggettiva valutazione dei risultati.

Da pochi giorni sul nostro sito SaperiPA sono disponibili tutte le relazioni del FORUM PA 2008 e, quindi, anche quelle relative al pubblico impiego e alla sua valutazione (Ichino, Brunetta, Naddeo, Valotti, Lucibello, Barrera, Vaciago, Gentile, Tarelli, ecc.) e ne siamo orgogliosi, anche perché il tema è di grande attualità e proprio ora in Senato si sta discutendo di chi e come dovrebbe valutare i lavoratori del pubblico impiego.

Come forse sapete, infatti, sono in discussione congiunta due proposte di legge sul tema: quella di matrice PD (Ichino come primo firmatario) e quella del Governo (Brunetta come responsabile politico e primo proponente).

Nello specifico della valutazione le posizioni sono abbastanza definite e sono rispecchiate dagli emendamenti che entrambi hanno posto in discussione:

  • Ichino e altri senatori del PD propongono (leggetevi l’emendamento proposto in commissione Affari Costituzionali il 2 ottobre scorso) un’Autorità indipendente per la trasparenza e la valutazione strutturata  come organismo del tutto autonomo dall’esecutivo, scelto su una base rigorosamente bipartisan, promotore di una metodologia di valutazione efficace e controllore della sua applicazione. La caratteristica base è che sia indipendente dall’attività di Governo, dalla politica, dal sindacato
  • Il Governo propone, invece, in un emendamento al suo stesso Disegno di legge, la creazione di un organismo centrale presso l’ARAN (nel primo Disegno di legge era presso il Dipartimento della Funzione Pubblica) con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere all'esercizio delle funzioni di valutazione, di garantire la trasparenza dei sistemi di valutazione, nonché di informare annualmente il Ministro per l'Attuazione del programma di Governo sull'attività svolta.

A prima vista sembra che non ci sia una grande differenza, in realtà le due proposte sono diverse in molti punti: il primo, ed essenziale, è la collocazione dell’Organismo e il suo status. Nel primo caso è un’Autorità indipendente, nel secondo un Ufficio, sia pure autonomo, dell’ARAN. Non è la stessa cosa. Ma in entrambi i casi i due organismi proposti non pare che potranno avere né le dotazioni né le risorse per svolgere direttamente alcuna valutazione. Sono quindi sempre e comunque strutture di indirizzo che, come sappiamo bene dall’esperienza, rischiano di poter agire solo con la moral suasion , come fu della Commissione per il Controllo Strategico (diretta prima da Zampini e poi da Torchia), che continuò a stigmatizzare la povertà delle direttive dei Ministri senza che nulla cambiasse.

In questo momento politico del Paese io parteggio decisamente per il maggior bilanciamento dei poteri possibile e, quindi, mi pronuncerei per l’ipotesi maggiormente indipendente. Ma non credo che sia lì il punto decisivo che è invece, a mio parere, nell’incisività della struttura e negli strumenti di raccordo che essa potrà ragionevolmente mettere in piedi con le amministrazioni centrali e territoriali che sono e rimangono autori e responsabili delle azioni di valutazione.

Entrambe le proposte impediscono alle amministrazioni di distribuire indennità di risultato (che nella proposta Ichino non può essere meno del 30% dello stipendio) se non sono attuate azioni coerenti e strutturate di valutazione. Ma chi decide se la valutazione effettuata è seria? Chi applica la norma e impedisce alle amministrazioni di erogare a pioggia gli incentivi? Chi decide quanto e come vanno sentiti in questo i cittadini e le imprese “clienti”? Chi mette in mora e alla fine sanziona duramente le amministrazioni inadempienti? Chi viceversa premia le amministrazioni virtuose, concedendo magari loro una maggiore autonomia nelle scelte relative al personale che sono ancora tragicamente rigide nonostante il federalismo tanto invocato e così poco praticato?

Questi sono i punti chiave, per non ritrovarci alla fine con i soliti proclami e le solite incitazioni che non hanno trovato, poi, alcun riscontro nella vita quotidiana della maggior parte delle amministrazioni.

E voi che ne pensate? Da chi e come vorreste essere giudicati? Vi rassicura un’Autorità indipendente esterna? Pensate che sarebbe utile per cambiare i comportamenti delle vostre amministrazioni? E se non così, come?

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Commenti

Trasparenza e valutazione

Caro Direttore,

Dalla “Relazione al Parlamento sullo stato della Pubblica Amministrazione” sappiamo che le amministrazioni pubbliche sono passate a 10.417 unità, con una crescita del 7% dal 2001 a 2007.
Su tutti questi enti dovrebbero operare e disposizioni della Proposta di legge Ichino e/o del Disegno di legge delega del governo.

Secondo me la “trasparenza” la si ottiene mettendo i dati “in piazza”, ossia a disposizione di tutti; mentre la “valutazione” la si può effettuare predisponendo e disponendo di una serie di “indicatori” statistici definiti e raccolti all’interno di ciascuno dei detti enti, anche questi resi disponibili.

Faccio un esempio. Ogni automobile ha pressoché le stesse caratteristiche di funzionamento e così dovrebbe essere per ogni ente, ossia stesso schema di bilancio, ecc. Ogni automobile ha un cruscotto che dà le indicazioni del funzionamento dei vari organi per il movimento e cosi ogni ente dovrebbe avere una serie di “indicatori” relativi alle sue varie funzioni operative e gestionali.

La risposta a “ A chi valuta chi” è presto data: come ogni Pilota controlla il cruscotto, cosi ogni Responsabile di ente analizza gli indicatori; questo lo fa con l’ausilio dell’Ufficio di statistica professionalizzato, che deve essere alle sue dirette dipendenze, come da legge n. 1748/1930.
Controlli ulteriori da parte di organismi terzi potranno essere effettuati e facilitati disponendo dei detti indicatori. E con essi si potranno fare raffronti tra settori all’interno dell’ente e tra enti.

Cordiali saluti

Carlo Tasciotti - Statistico

Valutare - ci vuole perseveranza

La valutazione delle risorse è un problema molto articolato.
Per introdurla nella PA occorre essere perseveranti ed in primo luogo obbligare gli enti a prendere in carico il problema.
E' necessario che ciascun ente presenti ed attui un "Piano di valutazione" delle risorse umane e profesionali; altrimenti a casa i vertici ed impossibilità di erogare la quota di retribuzione legata alla produttività.
Il Piano (controllato nel merito e nell'applicazione dalla Funzione Pubblica) deve contenere anche le metodologie di monitoraggio della qualità della valutazione.
Periodicamente, rapporti di avanzamento, analisi risultati ed azioni correttive in maniera che si converga verso la soluzione ottimale.
Saluti cordiali

Valutare la PA com metodi Accademici

Salve,

ho riflettuto sull'argomento e ho avuto un'idea: Riapplicare il metodo usato nella valutazione dei lavori scientifici alla PA.

Sto parlando del meccanismo di valutazione usato ad esempio nelle conferenze scientifiche in cui si inviano degli articoli e questi vengono valutati da una commissione di esperti internazionali sullo specifico argomento per essere pubblicati. Spesso la review è fatta anche in maniera blinded ovvero senza conoscere i nomi e le affiliazioni di chi fa cosa onde evitare favoritismi (che comunque ci sono anche qui).

Quindi la soluzione, come tra l'altro previsto da diversi metodi di qualità, potrebbe essere più distribuita per mezzo di piccole commissioni ad-hoc di peer reviewer nominati tra gli stessi dipendenti pubblici. Reviewer che sono, tra l'altro, i più meritevoli e gli esperti su una particolare tematica o tipologia di progetto da valutare.

Un sistema basato dunque sulla reputazione mediata da luoghi di confronto (nel caso dell'università le conferenze).
Questo penso possa essere in linea con le iniziative già attivate dal formez e ministero, ad esempio sul CAF e sull'idea di Forum PA regionali. Tutto sta nel saper lavorare sui principi di base che regoleranno queste valutazioni ed evitare sin da subito favoritismi, politicismi e italianerie varie.

Naturalmente QUALSIASI MECCANISMO DI VALUTAZIONE VA BENE SE REALIZZATO CON RIGORE e non "all'italiana" e alla pari QUALSIASI MECCANISMO ANCHE IL MIGLIORE E' INUTILE se messo in pratica "all'italiana".

Infine valutate anche un aspetto... magari non è necessario cercare il metodo che in assoluto ci dice chi è o chi sono i migliori, magari basta -per il momento- un metodo che ci fa capire chi sono i peggiori. Il metodo che io propongo non è perfetto (basta guardare nelle università e si capisce, anche se con le conferenze estere è diverso). Dando modo al funzionario del comune di Lucca di valutare quello di Torino ecc. magari non capiremmo "chi lavora di più e meglio" (ammesso che sia possibile) ma quanto meno capiremmo chi non lavora bene e chi non lavora affatto...

Valutare si ma valutare

Valutare si ma valutare cosa? Valutare le persone o i servizi? Valutare per asservire le persone o per favorire l’innovazione e la buona amministrazione? La pubblica amministrazione è un’enorme burocrazia meccanica e in quanto tale l’unica valutazione seria andrebbe compiuta su standard di risultato dei servizi. Indipendentemente da quanto lungo e diverso è il Paese è ora di introdurre standard di cittadinanza da erogare tramite servizi di funzione pubblica. Purtroppo dopo decenni di riforme non esiste nemmeno il concetto di standard. Si è fatto qualcosa sugli standard di tempo ma nulla su quelli di costo e di risultato. Mai si è pensato di introdurre nel sistema standard di costo progressivi in modo da responsabilizzare gli Enti nei dimensionamenti dei servizi, riconoscendo valori unitari inferiori per quantità superiori, realizzando automatismi anti spreco:e protocolli di erogazione dei servizi unici. Non si è mai definita una procedura centrale per il rightsizing degli Enti in modo da impedire che la politica del consenso trasformi l’Amministrazione Pubblica in spazio clientelare. Quindi Agenzia A o Ufficio B poco importa purchè si cominci seriamente ad affrontare i problemi di oggi ricordandosi che questi purtroppo rappresentano le soluzioni di ieri.

Silvia

E' consequenziale che se il furbetto l'ha sempre vinta, tutti si adeguano. viceversa....

i valutatori del premio qualità

Sicuramente se dovessi scegliere chi dovrebbe valutare il mio lavoro vorrei innanzi tutto che le persone preposte lo facessero a titolo gratuito, i valutatori scelti per assegnare il premio qualità mi sembrano dei cittadini molto affidabili.

grazie

Silvia

Regole e contro regole possono essere disattese come e quando vogliono. chi bara, in questo sistema è avvantaggiato. prima dell'efficienza io dico che bisogna premiare l'ONESTA'. il resto è conseguenziale.

Valutazioni dirigenti regione sardegna

Il comma 12 art. 20 L.R. 11 maggio 2006, n. 4 della Regione Sardegna riporta:
"12. A decorrere dal 1° gennaio 2006, l’attribuzione di compensi accessori comunque legati al risultato conseguito dai dirigenti nell’esercizio delle loro funzioni e al rendimento del personale, è subordinata all’applicazione e agli esiti dei processi di valutazione, e cessano di essere applicate le disposizioni di legge o dei contratti collettivi in contrasto con la presente norma. Per consentire l’attuazione del sistema di valutazione delle prestazioni dirigenziali, la Giunta regionale istituisce il nucleo di supporto alla valutazione, quale organo di collaborazione e consulenza tecnica ed il comitato dei garanti, quale organo di riesame, a richiesta dell’interessato, della valutazione individuale delle prestazioni dirigenziali. Il nucleo di supporto alla valutazione è composto da tre esperti, interni all’amministrazione, individuati nelle aree funzionali dell’organizzazione, della programmazione e dei controlli interni; il comitato dei garanti è composto da un rappresentante eletto dai dirigenti del comparto regionale e da due esperti della materia, uno interno ed un esterno all’Amministrazione regionale, i cui incarichi hanno durata triennale."
Purtroppo ag oggi, nè il nucleo di supporto alla valutazione nè il comitato dei garanti è stato istituito, e le richieste di riesame delle valutazioni dei dirigenti rimangono ormai da oltre un anno inevase.

valutazione

Ci sono almeno due flussi di informazioni per formare la valutazione da tenere in considerazione:
1. un flusso di informazioni che deriva dal basso (o dal 'cliente' )
2. un flusso di informazion che deriva dall'alto (o dal 'richiedente')

nel primo flusso si possono inserire anche le valutazioni dei sottoposti (in caso di dirigenti) e dei pari grado (chi meglio di un compagno di scrivania conosce il valore di un altro?)

nel secondo flusso andrebbero insertie le corrette valutazioni sull'onesta' (intesa come azione in continuo e trasparente interesse dell'amministrazione in oggetto), sul rispetto ed il raggiungimento degli obiettivi preventivamente concordati con il dipendente, sul superamento degli obiettivi stessi, entrambi da far fare ad autorita' indipendenti E dirigenti diretti (2 entita' indipendenti e che NON si parlino).

Ovviamente questo secondo flusso andrebbe pesato in modo tale che la somma dei pesi sia MASSIMO 100 e soprattutto che NON sia eguale per tutti i dipendenti.

Traduco: se un dirigente reputa che TUTTI i suoi dipendenti (supponiamo 50 ) siano andati bene, dara' un 2 ciascuno.
ma questa e' una distribuzione a pioggia......

ergo, perche' la valutazione sia valida ci dovra' essere una valutazione 'differenziata' dei dirigenti e delle autorita' indipendenti:
es. per i 50 dipendenti di cui sopra, 3 valutati 10, 7 valutati 5, 35 valutati 1 ........ puo' essere accettata,
ma 50 valutati tutti 2 NON puo' essere accettata......

i parametri di 'variazione' della valutazione dovranno pero' essere studiati.....le scienze statistiche aiutano molto in questo....

L'obiettivo e' avere certezza che il lavoro delle persone sia valutato, sapendo da chi e per quali attivita' ....