Editoriale

Bilance, bandiere e … tornelli: riflessioni di un “benaltrista”

In questi giorni si è accesa una forte polemica incentrata sulla magica parola “tornelli” che ha suscitato reazioni violente specie quando è stata accostata dal Ministro Brunetta, in parte proprio per mettere in discussione quel che ritiene un santuario, alla parola magistratura. Tra i tanti articoli usciti mi ha colpito quello di Cervi su “Il Giornale” che se la prende con quel che ormai va sotto il nome di benaltrismo: ossia prendere posizione dicendo che “ben altro è il problema”. Se queste sono le premesse mi dichiaro subito prigioniero politico: sono un benaltrista, e me ne vanto. Credo infatti che sia del tutto insensato non ricordare che sia i mali della giustizia, sia quelli più in generale del pubblico impiego, non possono essere risolti solo con i tornelli, e che questi probabilmente non sono neanche uno dei fattori critici di successo e che quindi ben altro è il lavoro che ci aspetta.

Su Saperi PA trovi gli altri articoli di approfondimento sulla "riforma Brunetta"

Fatta questa dichiarazione, per cui mi sento comunque in buona compagnia, e che credo accomuni qualsiasi persona di buon senso, compreso il Ministro Brunetta, cercherò di trarne conclusioni logiche e possibilmente non banali. Come ci insegna la matematica il non essere condizione sufficiente non implica in sé il non essere necessaria. Sgombrato, quindi, il campo dalla sciocchezza dell’essere sufficienti, rimane da dimostrare se i tornelli (e la strategia che essi rappresentano come bandiere) sono necessari per un’indispensabile riforma della PA.

Per farlo tornerei ai fondamentali principi che permettono a qualsiasi organizzazione complessa di creare le condizioni per cui i lavoratori aumentino la loro produttività in un clima di “benessere organizzativo”.

Su saperi PA trovi altri interventi ed approfondimenti sul benessere organizzativo.

A tal fine mi servo di una relazione che il Prof. Avallone (Università di Roma La Sapienza) ha presentato a FORUM PA ’07[1].
Dice Avallone, e mi convince molto, che per promuovere una buona convivenza organizzativa sono necessarie dieci condizioni che riporto affiancandole alle azioni che le favoriscono[2]:

  • 1 - Rispetto delle norme - regole chiare e coerenza con i principi enunciati.
  • 2 - Tolleranza delle diversità - favorire e rispettare differenze di opinione.
  • 3 - Sicurezza e stabilità - poter fidare su una situazione di stabilità per il futuro.
  • 4 - Efficacia individuale e collettiva - motivazione, integrazione, progettazione del lavoro.
  • 5 - Giustizia - trasparenza e chiarezza della valutazione.
  • 6 - Sostegno dell’altro - supporto dirigenziale.
  • 7 - Fiducia, speranza - sostegno all’innovazione.
  • 8 - Attenzione all’altro - riconoscimento dell’altro e ascolto attivo.
  • 9 - Equilibrio tra i ruoli - esercizio del potere con modalità non distruttive.
  • 10 - Piacere della relazione - rendere il lavoro gratificante e piacevole.

Come vedete la prima delle condizioni è avere regole del gioco chiare e pretendere il rispetto delle norme. In questo senso, di fronte ad una diffusa, seppure assolutamente non uniforme[3], condizione di lassismo e di arbitrio, i tornelli costituiscono un punto fermo e insieme un simbolo importante, oltre a difendere gli onesti. Bastano da soli? Ovviamente no: le condizioni sono dieci e tutte importanti. Pensate alla quinta di questo elenco che riporta al sentimento di giustizia che si basa su una corretta, trasparente e chiara valutazione (le bilance del titolo di quest’editoriale). O alla terza che chiarisce che, senza una sicurezza che permetta progetti e futuro, è difficile ottenere partecipazione.

In questo senso se ripristinare regole certe è una necessaria partenza, credo che il necessario passo successivo sia un’attenzione costante allo sviluppo delle risorse umane.
Tutte le grandi organizzazioni moderne riconoscono che sono le persone la vera ricchezza e che sia fondamentale guardare alle proprie risorse umane come ad operatori della conoscenza che accumulano la “saggezza” legata all’esperienza, grazie al loro essere continuamente in prima linea.

Su Saperi PA trovi altri approfondimenti sul Sistema Toyota

L’artefice del Sistema Toyota[4], che forse è il più brillante esempio di questa strategia, Taijchi Ohno ha lasciato questo detto:
“Le risorse umane sono qualcosa al di sopra di ogni misurazione. Le capacità di queste risorse possono estendersi illimitatamente quando ogni persona comincia a pensare”.

Io davvero ci credo: nella mia, molto varia, esperienza professionale e nei miei trent’anni di direzione di piccole o grandi organizzazioni (dalla bottega artigiana a FORUM PA) non ho mai visto cartellini, tornelli, controlli che in sé bastassero a rendere un lavoro felicemente produttivo. Ma dirò di più non bastano neanche ad evitare al “padrone” (o datore di lavoro) di essere fregato da dipendenti presenti sul lavoro, ma assenti dal lavoro nei tanti modi che lavori manuali o intellettuali permettono sempre.

Allora, come dicevamo, avanti con i tornelli: sono una medicina amara, ma forse ora necessaria, ma come per le medicine non vediamo l’ora di farne a meno. E per farne a meno avanti soprattutto a ripristinare le condizioni della convivenza organizzativa. A cominciare dalla valutazione e dalla scelta della dirigenza che è e rimane il metro chiave su cui misureremo questa volontà riformatrice. Avanti con i tornelli quindi, ma a termine, caro Ministro, perché benaltro ci si aspetta da tutti noi.

[1] ho trovato questa relazione e tanti altri contributi usando il motore di SaperiPA con la parola “benessere organizzativo”.
[2] Avallone nelle sue slides argomenta molto meglio ciascuna condizione e ciascuna azione: una lettura integrale è caldamente consigliata.
[3] La mia personale idea è che la visione abbastanza pessimistica del Ministro è influenzata dalla sua visuale attuale interna alla più centrale delle amministrazioni centrali e che invece negli enti locali, specie quelli, come i comuni, che hanno il fiato sul collo dei cittadini le cose stiano un po’ diversamente. Ma è solo un’idea.
[4] quel che so del sistema Toyota l’ho imparato da Alberto Galgano e dai suoi appassionati scritti tra cui ricordo: Alberto Galgano, Bruno Susio, La pubblica Amministrazione snella. le tre innovazioni per la PA, 2004, pp. 236, euro 24.50, isbn 88-8335-521-0, collana Best Practices Guerini editore.

Your rating: Nessuno Average: 5 (1 vote)

Commenti

Riforme possibili e... a costo zero

Sono un pubblico dipendente da oltre venti anni e concordo - persino nella punteggiatura - con l'intervento del dottor Sismondi. Posso testimoniare che temi come la comunicazione organizzativa, interna ed esterna siano dai più ignorati o, peggio, rifiutati aprioristicamente in quanto forieri di mutazioni dello status quo. Non sempre le responsabilità procedurali sono chiare e non sempre si ha il conforto di una struttura coesa e in cui la "catena di comando" (con annessi e connessi) aiuti a "districarsi" dalle difficoltà interpretative delle leggi e delle norme che ci si trova a dover applicare. Tutto è demandato ai singoli (solitamente i più volenterosi o i meno "raccomandati"). Si ha dunque un bel parlare del "fare squadra" o della "meritocrazia", se i controlli di qualità sono "autoprodotti", inesistenti o arbitrari. Nella P.A la comunicazione organizzativa, il benessere di chi vi lavora e la valorizzazione delle capacità umane e professionali sono questioni non secondarie, ma è più facile (molto più facile) aizzare la pubblica opinione contro i "fannulloni", tanto gli "amici di chi conta" saranno sempre e comunque al riparo dalla vera e verificabile meritocrazia.

Ottimo articolo ed ottimo

Ottimo articolo ed ottimo Ministro Brunetta, è ora di pretendere il rispetto dei doveri oltre il dovuto rispetto dei diritti, per tutti i cittadini magistrati e persone di potere in genere.

...."E per farne a meno

...."E per farne a meno avanti soprattutto a ripristinare le condizioni della convivenza organizzativa...."

ho letto per intero l'articolo ma queso passo mi è rimasto nella testa perchè, non so bene per quale motivo, io ho letto incosciamente "convenienza organizativa".
Ho pensato a questa trasposizione nella lettura e mi è sembrato un argomento su cui rifletere.
Forse ogni miglioramento possibile è facilitato se comporta un vantaggio evidente per tutte le le parti coinvolte. E percepito come tale.
Altrimenti, ognuno, essendo un soggetto economico, è portato a guardare solo ai propri interessi e ad agire conseguenteente.
E questo vale in ogni tipo di Organizzazione e a tutti i livelli.

Scritto di getto, chiedo scusa per questo.

sono d'accordo

Egr. dott. Sismondi

condivido pienamente ciò che ha scritto. Anche nel mio ente, la Provincia di Latina, hanno da poco installato un nuovo, costoso, sistema di tornelli con tanto di vigilante privato all'uscio. Non capisco come si faccia a pensare che tuttociò sia sufficiente per tradursi in maggiore produttività ed efficienza. Come al solito prevale l'effetto annuncio e immagine, mentre le pratiche della malamministrazione rimangono lo stesse. Il benaltro di cui parliamo in fondo possono essere poche cose , magari meno costose. Un esempio : la valutazione sulla produttività ed efficacia dei risultati raggiunti, sia affidata a soggetti esterni, autorevoli e indipendenti. Che adottino metodi di comparazione tra enti (benchhmark) e consiglino anche le soluzioni. Che rendano pubblici e comprensibili a tutti i cittadini i risultati. Sarebbe un bel contributo alla trasparenza e alla partecipazione.
Ma, mentre lo scrivo ho l'impressione di parlare di un altro mondo.
Guglielmo Bove, funzionario della Provincia di Latina

Concordo

Spett. dott. Bove, ne parlavo due minuti fa con alcuni colleghi, la valutazione di terze parti è una necessità, dopo la lettura di "meritocrazia" ne sono sempre più convinto. Da me alla Regione FVG hanno introdotto un sistema di valutazione macchinoso e di fatto inutile a migliorare le cose. Come al solito è tutto affidato al Dirigente per cui se il tuo rapporto con il "Capo" è buono a te le cose vanno meglio, hai obiettivi ragigungibili e valutazioni comportamentali migliori, altrimenti sei tagliato fuori. (Non sono tra quelli tagliati fuori, ma non ne gioisco).
Comunque non ho grandi speranze, visto che si stanno facendo solo tagli ed una campagna fondamentalmente punitiva e diffamatoria nei nostri confronti.
Saluti,
L.Corolli

Merito e doveri del pubblico dipendente

La casta del dipendente pubblico deve essere riportata nell'alveo
del merito dell'impegno e dell'orario.-
1)Merito: non è assolutamente vero che sei in sintonia con il Capo
tutto procede per il meglio se non lo sei ne sei escluso.- Ci vuole
impegno e disponibilità a fare il lavoro di tutti i giorni anche se
non gratificante.- Il lavoro è quello che uno si merita giorno dopo
giorno, non puoi pensare che siccome il lavoro non gratifica non mi
impegno e via dicendo;
2)Per impegno si intende quello di fare tutti i santi giorni il tuo
lavoro con la massima sollecitudine e con tutta la volontà di fare
bene il lavoro che ti è stato assegnato gratificante o no e mettendoci tutta la grinta possibile per farlo bene;
3)Orario di lavoro - Qui è bene intenderci subito - nelle aziende
private si lavoro tutti i giorni mattina e pomeriggio e anche se
necessario sabato e domenica.- Nella Pubblica Amministrazione tolto
casi rari si lavora fino alle quattoridici o quattoridici e trenta
oppure si aprono gli sportelli pomeridiani per misericordia di Dio
di un'ora qualche giorno alla settimana.- Queste cose non esistono
nel privato anche se in tanti casi il buono mensa ormai diffuso in
tutto il pubblico impiego non esiste.-
Concludo - si lavora poco, male, e tutte le scuse sono buone per
chiacchierare di tutto fuorchè far funzionare bene i servizi pub-
blici al servizio dei cittadini.-

Quanti luoghi comuni... da

Quanti luoghi comuni... da parte di chi sicuramente non ha lavorato un giorno in vita sua in un ufficio pubblico. E non ha nemmeno voglia di leggersi i commenti di chi i problemi della scarsa efficienza organizzativa li affronta tutti i giorni. La "casta" di chi percepisce uno stipendio netto di 1.000-1.200 € al mese e spesso e volentieri non è messo nelle condizioni di lavorare proficuamente, non per demeriti propri ma per tutto quello che si è già detto in questo Forum e non sto qui a ripetere, è una montatura mediatica da parte della vera "casta" che cerca di scaricare su altri le proprie colpe, il proprio malaffare ed incapacità. Ora siamo veramente stufi però! Perchè lei non denuncia al ministro Brunetta questi casi di cattiva gestione di cui è venuto a conoscenza e che imputa alla scarsa voglia di lavorare del dipendente pubblico? Io sono convinta che non cambierebbe proprio niente neanche con le segnalazioni negative (che comunque riguardano una piccola minoranza di dipendenti pubblici e non certo tutti indistintamente come questo battage giornalistico vuole far credere) e sa perchè? Ho mandato una lettera a Brunetta con nome e cognome di un dipendente della Marina Militare che si fa mettere da altri la propria firma sul registro presenze e poi va a lavorare da un privato togliendo il posto a chi ha davvero bisogno di lavorare (e, come se non bastasse, ha fatto licenziare diverse persone di quella ditta che "costavano troppo" perchè - udite udite - richiedevano i contributi per la pensione, mentre a questo losco individuo i contributi glieli paga lo Stato, cioè tutti noi!). Sono passati diversi mesi da quella denuncia (fatta quando anch'io avevo fiducia, come tutti d'altronde, nelle buone intenzioni di Brunetta) ma non è cambiato assolutamente nulla, non è stato mandato neanche un Ispettore del Lavoro per una verifica! L'unica cosa di cui è stato capace il "ministro" è stato di tagliare i diritti di malati e invalidi... questa è la lotta ai fannulloni... che vergogna!

riflessioni

Gentile dott. Mochi Sismondi, il suo editoriale mi fornisce l’occasione per alcune riflessioni sull’argomento.
La pubblica amministrazione, a parte le edonistiche imperversazioni del ministro Brunetta, sembra costituire il substrato ambientale su cui parlare e sparlare: oggi, qui si trovano a loro agio i pseudomoralisti dell’attuale maggioranza che vanno alla caccia di fannulloni, sparando ad altezza d’uomo (indistintamente su tutti), senza distinguere se alcuni dipendenti possono essere malati veri o immaginari. In questo quadro distorto e illogico, ma – secondo alcuni – democratico, si scoprono i “tornelli” (che fanno rima con “manganelli”) come strumento di controllo basato sul modello del grande fratello, in ragione di attualità televisive destinate a quel pubblico sensibile alle sollecitazioni mediatiche di una certa cultura degenerante. Comunque, i vincitori di turno di ieri, ossia quelli che hanno lasciato il posto a Brunetta e compagni, non erano diversi. Si pensi al prof. Ichino, altro fanatico precursore di fannulloni, molto in sintonia con Brunetta.
Io credo che lavorare oggi nelle PA rappresenti uno scotto da pagare a caro prezzo a prescindere dal benaltrismo, dalla falsa produttività e dalle brunettiadi: è una fase di transizione in cui la fragilità del sistema “lavoro pubblico” presta il fianco a qualsiasi attacco. E, a mio modesto avviso, la fragilità di questo sistema è dovuto generalmente alla funzione dirigenziale, deficitaria su tutti i fronti, che costituisce la causa principale della fannulloneria, del ricorso ai tornelli e, nella sostanza, di tutti i fenomeni di cattiva amministrazione, quali gli sprechi e le decisioni organizzative demenziali. Questo, soprattutto perché le norme vigenti in tema di organizzazione della PA legano molto l’autorità politica con quella amministrativa.
Qualcuno, infatti, ha visto nei tornelli il fallimento della dirigenza, uno schiaffo alla gestione del potere esecutivo dell’amministrazione. Ma nessuno di costoro si vergogna, anzi, ad esempio, i miei dirigenti sono convinti del contrario. E questo è il vero dramma.
Ancor meno mi convince il ricorso alla valutazione dei risultati dei dirigenti affidato a terze parti, come proposto da alcuni. Ciò, in quanto il meccanismo di scelta dei terzi ricadrebbe, con le norme vigenti, nell’inevitabile collusione tra controllori e controllati, vanificando gli effetti e contribuendo ad ulteriori sprechi.
Quanto ai principi del prof. Avallone, io credo che essi siano tutti compresi nelle norme vigenti sul comportamento degli impiegati civili dello Stato, che molti probabilmente hanno dimenticato; non voglio diminuire la relazione del docente universitario, ma la PA è fin troppo attrezzata in termini di discipline comportamentali. Bisogna ridare fiducia e meriti alla PA, modificando le procedure di selezione dei dirigenti, non attraverso concorsi burocratici e bugiardi, ma attraverso attività concrete realizzate sul campo e trasparenti a tutti.
gianfranco, funzionario dello Stato