Editoriale

PA digitale? Io l’ho vista…

...ma non era dove la cercavo. Qualche settimana fa avevo lamentato in un editoriale di non riuscire a vedere un effettivo progresso nel campo cruciale dell’innovazione tecnologica della PA. Tre fatti avvenuti in questi giorni mi hanno convinto che ero io che non guardavo dalla parte giusta. In realtà non è verso il Governo centrale che dobbiamo rivolgere il nostro sguardo, ma verso la capacità di progettazione e di coesione delle istituzioni che sono sul territorio. Vi racconto cosa ho visto:

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  • Il 5 e 6 novembre scorsi si sono riuniti a Sestri Levante i responsabili politici e tecnici dei sistemi informativi regionali in un incontro che, partendo dal tema del catasto e della fiscalità, ha fatto il punto sui progetti strategici interregionali. Insomma su quelle iniziative che, avendo raggiunto un grado di maturità importante, possono ora essere proposte, nei vari campi d’azione, come progetti condivisi. Il Piemonte ha esposto il progetto di dematerializzazione, il Lazio quello sull’infomobilità, il Friuli Venezia Giulia il tema annoso della circolarità anagrafica, la Sardegna un modello di attività sui Beni Culturali, l’Abruzzo un progetto interregionale sull’interoperabilità dei sistemi informativi territoriali. Temi di cui abbiamo sentito parlare tante volte: dov’è allora la novità? La cosa nuova sta nella consapevolezza delle Regioni di essere già in grado autonomamente di proporre e di realizzare progetti su tutto il territorio nazionale basati sulle migliori realizzazioni già presenti. In altre parole se è vero che l’innovazione tecnologica della PA trova nei sistemi regionali, di cui fanno parte ovviamente a pieno titolo anche gli Enti locali, la dimensione adeguata per realizzare progetti, è anche vero che da lì possono partire quei Progetti Paese di cui ora più che mai si sente la necessità.
  • Il 7 e 8 novembre a Venezia un tavolo di grande autorevolezza ha riunito, con la promozione di Federsanità ANCI e di FORUM PA, i vertici apicali delle aziende sanitarie ed ospedaliere.
    A Venezia a mio parere è successo qualcosa di importante. Certamente è un fatto nuovo che cinquanta DG di ASL/AO si trovino a lavorare intensamente insieme per due giorni sull'innovazione come è successo lì, ma la cosa davvero importante è che in questa maniera nasce così una nuova spinta all'innovazione tecnologica e alla sanità elettronica che viene direttamente dal vertice apicale delle aziende e che cresce in forma tendenzialmente cooperativa. Quello che ho visto è una grande voglia di essere protagonisti in prima persona del processo e, allo stesso tempo, un ripensamento dei ruoli che mette in secondo piano la evidente difficoltà del Governo centrale di dare le linee programmatiche e non se ne fa alibi, ma anzi coglie l'opportunità di un vuoto politico sull'innovazione per raccogliere gli sforzi di ciascuno verso obiettivi condivisi. 
    In questo senso vanno lette le proposte finali che saranno raccolte in un documento di sintesi di cui vi daremo conto nella newsletter della prossima settimana (per il momento trovate un primo contributo  che illustra le finalità del tavolo).
    I direttori generali hanno, poi, deciso di gestire autonomamente (con l’aiuto di FORUM PA e di Federsanità) una banca dati di esperienze positive che permetta non un generico riuso (in realtà spesso fantomatico), ma una diffusione reale delle esperienze soprattutto di innovazione di processo. Insomma la sanità elettronica riparte dalle aziende!
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  • Infine sempre a Venezia ho constatato di persona un’amministrazione comunale che si muove già in ottica Web 2.0 sia al proprio interno, sia nei rapporti con i cittadini e che vuol crescere su questa strada, ma non da sola, bensì raggruppando gli Enti locali che lavorano in questa direzione per costituire una comunità di esperienze condivise. Anche di questo vi parleremo più in dettaglio.

Un fil rouge visibile lega queste diverse azioni: l’innovazione non può che partire dai territori perché è lì il luogo delle interazioni con i portatori di interessi, ma questo non vuol dire necessariamente campanilismo o frammentazione. Dove è presente una matura capacità progettuale, infatti, si possono pensare grandi Progetti Paese che non scendano dal Governo in forma totalmente top-down, ma nascano, invece, estendendo alleanze e diffondendo buone pratiche a cominciare da chi, nei sistemi regionali, ha dimostrato di saper gestire progetti complessi con successo.

Detta più semplicemente io leggo un nuovo orgoglio degli Enti territoriali che, investendo da sempre la maggior quantità di risorse (le risorse dello Stato sono sempre state marginali) e la propria competenza progettuale, non si sentono più “figli di un dio minore”, ma assumono il ruolo di protagonisti dell’innovazione. E, qui sta la novità, cominciano a farlo insieme: aggregando le migliori menti e le migliori esperienze.

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provincia pesaro e urbino

Questo articolo non fa altro che confermare una tesi largamente condivisa da chi opera nei servizi informatici degli enti locali: l'informatizzazione della pubblica amministrazione nel nostro Paese non può che partire dagli enti più vicini alle istanze dei cittadini e delle imprese residenti nei diversi territori. Del resto il modello di Stato federale basato sulla prossimità dell'erogazione dei servizi richiede anche un forte investimento sulle soluzioni informatiche. La novità di questi ultimi anni, avviata anche grazie ai progetti di e-government, è l'avvio da parte degli enti locali di progetti informatici sviluppati congiuntamente ed in modo coordinato, condividendo esperienze, professionalità e soluzioni tecnologiche. I CST/ALI, di cui dopo 3 anni stiamo ancora attendendo gli esiti relativi ai progetti presentati, possono essere, la dove sono stati avviati, un'ulteriore esempio di gestione cooperativa di risorse finanziarie, strumentali, professionali ed organizzative che favorisce l'interscambio e la gestione unitaria dei processi d'informatizzazione dei servizi comunali. In molti casi, come nel caso nostro, gli enti territoriali hanno già iniziato da diversi anni a lavorare in questa direzione, finanziando in modo condiviso le soluzioni informatiche ed i servizi erogati a livello territoriale senza aspettare l'intervento dello Stato che, al posto di favorire gli enti "più virtuosi", pone con le diverse leggi finanziarie dei vincoli generalizzati alle capacità di utilizzare al meglio le maggiori entrate o le minori spese che da questi processi possono derivare,non prevedendo nessuna deroga a questo tipo d'investimenti e/o di costi e mostrando così di non credere ad un rinnovamento della P.A. che si basi anche sull'uso delle nuove tecnologie.