Intervista

Le pari opportunità nella programmazione dei Fondi Strutturali 2007-2013

Rose champagne - Infinite bubbles

Foto di Gaetan Lee

Il vademecum “Pari Opportunità nella programmazione dei fondi strutturali 2007/2013” è una sorta di “scatola degli attrezzi” ad uso di coloro che devono integrare la prospettiva di genere nella Programmazione e nell’utilizzo dei Fondi Strutturali per il ciclo 2007/2013. E’ uno dei contributi concreti del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la sua Task force Sicilia, alla programmazione regionale 2007/2013, indirizzato ai soggetti regionali preposti al raggiungimento degli obiettivi generali, specifici ed operativi previsti nei Programmi Operativi Regionali dei fondi FESR, FSE.

Propone criteri di selezione o di premialità puntuali da inserire nei bandi attuativi delle azioni e linee di intervento dei Programmi; per i Programmi che prevedono azioni meramente esemplificative suggerisce anche azioni specifiche, innovative e mirate al rafforzamento del principio: ossia interventi puntuali e concreti; suggerisce meccanismi operativi innovativi degli organismi di parità e offre una metodologia per la valutazione degli impatti degli interventi.

Ne abbiamo parlato con Adriana Ferrara, Task Force Pari Opportunità – Sicilia.

Che rapporto di causalità esiste tra lo sviluppo e la crescita socio-economica di un territorio ed il grado di parità perseguito da quel territorio?

Lo sviluppo e la crescita di ogni contesto non possono prescindere dal raggiungimento di un elevato grado di pari opportunità in senso ampio. Sviluppo e crescita passano dal senso di equità, dalla certezza che l’impegno sia l’unico strumento di selezione, diversamente i talenti sensibili dei soggetti più vulnerabili si arretreranno e ne pagheremo il prezzo tutti.

Un contesto come quello Siciliano presenta delle caratteristiche peculiari e peculiari “ostacoli” al raggiungimento delle pari opportunità? 

Il contesto siciliano è ancora fortemente arretrato, soprattutto in tema di parità di genere. Non che non si registrino segnali di inversione di tendenza ma è ancora allarmante il tasso di disoccupazione delle donne siciliane, la carenza dei servizi a favore della conciliazione lavoro/famiglia, l’aumento degli episodi di violenza domestica ai danni di donne e minori, a cui vanno aggiunte le crescenti problematiche del territorio legate alle dinamiche migratorie degli extracomunitari.

In Sicilia muore una donna ogni 36 giorni per mano di un connazionale.
Ma se si deve fare economia, tra gli interventi di politica ordinaria, regionale o locale, si tagliano i fondi a favore della parità.
Gli asili nido comunali sono per pochi e di fatto favoriscono la pluralità di strutture private.
Chi sostiene la donna lavoratrice è la famiglia salvo quando, come spesso accade, proprio all’interno della famiglia la donna viene considerata ancora priva di diritti e solo condensato di doveri.

In quali ambiti, a Suo parere, nel contesto sociale, politico ed economico siciliano le donne sono o si sentono più penalizzate ?

E’ il livello culturale che fa la differenza. Una donna che ha avuto occasione di crescere culturalmente diviene protagonista di se stessa e, seppure con molta fatica ed a prezzi elevati, sfonda il tetto di cristallo nel suo settore. Ma certo finché non sarà adeguatamente rappresentata nelle istituzioni e orienterà le politiche, saranno casi singoli non fenomeno sociale ed il percorso sarà ancora trainato dalle politiche comunitarie o nazionali con poca autonomia, poca credibilità, poca fiducia a livello regionale.

Per fare qualche esempio, come rileva una recente indagine di Arcidonna, nella Giunta regionale la presenza delle donne è pari a zero, nell'Assemblea regionale è al 4,4%, nelle Giunte provinciali è pari al 12,6%, nei Consigli provinciali è al 4,1%, nei Comuni capoluogo all'12,6% e nei Consigli comunali scende al 5,5%. Le donne influenzano poco o nulla la vita economica siciliana, assenti come sono dai più alti quadri del settore economico, e presenti solo su aspetti di lieve peso politico. Ed il problema non è solo quantitativo. 

Nella Nuova Programmazione 2007-2013 a quali temi in ottica di genere sarà data specifica attenzione?

I Programmi Operativi Regionali, trasversalmente, prevedono obiettivi di rafforzamento della governance  in materia di pari opportunità e di consolidamento dei processi partecipativi e di concertazione in tutte le fasi del Programma, mediante il coinvolgimento dei diversi portatori di interessi nel campo delle pari opportunità per tutti. Intendono, altresì, contribuire al miglioramento della qualità della progettazione in tutte le fasi del ciclo di progetto, introducendo idonei punteggi o criteri premiali nonché indicatori specifici per il monitoraggio e la valutazione degli interventi.

Poi ciascun programma prevede azioni mirate. Nel PO FSE in misura significativa, per sua vocazione. Nel PO FESR, in particolare, nell’Asse 5 con il sostegno alle iniziative imprenditoriali di giovani e donne e nell’Asse 6 con il potenziamento dei servizi urbani nelle aree metropolitane e nei medi centri, la riqualificazione e sostenibilità del sistema del welfare, la promozione dei diritti di cittadinanza dei soggetti a rischio di esclusione sociale.
Ma si tratta di dichiarazione di intenti: è solo la fase attuativa della Programmazione che potrà consentire il rafforzamento del principio di pari opportunità e del mainstreaming di genere.

Là dove il regolamento del FSE specifica che gli Stati membri devono accertare che i Programmi Operativi prevedano modalità di predisposizione, implementazione, monitoraggio e valutazione degli stessi sulla base di criteri di uguaglianza di genere e di pari opportunità cosa sta suggerendo di fare praticamente?

Con il Vademecum abbiamo voluto offrire indicazioni pratiche per la concreta attuazione degli obiettivi di pari opportunità in ogni fase del ciclo di progetto: abbiamo definito i criteri di valutazione per ciascuna azione e proposto linee di intervento puntuali, laddove consentito dai programmi ed indicatori specifici anche per il monitoraggio degli impatti diretti ed indiretti degli interventi. Ma il Vademecum è in sé uno strumento: occorre intervenire nelle attuali dinamiche degli organismi di parità, rafforzandone le capacità e competenze. Occorre “fare sistema” intervenire “nel sistema”. Per questo abbiamo ripetutamente suggerito di costituire l’Autorità per le Pari Opportunità per il coordinamento dei molteplici organismi presenti nell’Amministrazione regionale ed organo di riferimento soprattutto per gli enti locali in cui le carenze in materia sono più manifeste. L’Autorità dovrebbe attuare una Strategia regionale condivisa sulle pari opportunità, tracciata a seguito di una puntuale analisi dei fabbisogni ed integrata con le strategie per lo sviluppo, coinvolgendo la formazione, l’istruzione di ogni ordine e grado, le politiche del lavoro, le politiche sociali e le politiche di conciliazione.

Che funzioni ha la Task Force Pari Opportunità Sicilia? Com’è strutturata? Come si inserisce nei contesti organizzativi delle amministrazioni pubbliche della Regione?

La Task force Pari Opportunità è stata istituita dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed opera dal 2003 presso la Regione siciliana per l'internalizzazione della prospettiva di genere nell'ambito dei Programmi cofinanziati dall’Unione Europea e degli Accordi di Programma Quadro a maggiore impatto sulle Pari Opportunità. Le attività di supporto sono state finora prestate da risorse senior ed intermedia a beneficio dell’Autorità di Gestione del Programma Operativo Regionale “POR Sicilia 2000/2006” e della Referente regionale di pari opportunità della Segreteria Generale della Presidenza della Regione.  

Questa previsione in ottica di genere era presente anche nella programmazione 2000-2006: a Suo parere c’è maggiore consapevolezza culturale, ad ogni livello, della parità sostanziale indipendentemente dal genere o resta molto da fare?  

Resta ancora parecchio da fare. I processi culturali richiedono il tempo del cambiamento delle generazioni. Ma il percorso è avviato ed i vecchi assetti sono entrati in crisi. E’ il momento per strutturarne di nuovi.

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