Editoriale

Oltre che fannulloni, anche corrotti? La relazione del Presidente della Corte dei Conti: io l’ho letta!

Vi elenco i titoli di alcuni articoli usciti ieri online dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti con le relazioni del Presidente Lazzaro e del procuratore generale Pasqualucci. 

Potrei continuare ancora per pagine e pagine…

Le due relazioni che per altro trovate in prima pagina di www.corteconti.it, in effetti evidenziano alcuni problemi anche gravi nella PA. Mancano invece nelle relazioni quelle generalizzazioni nei giudizi e quel tono di allarme sociale che i commenti riportano. Ancora una volta di fronte alla necessità di discernere, di capire, di valutare si preferisce sparare nel mucchio. Se poi i dipendenti pubblici fanno fatica ad essere motivati e ad essere orgogliosi del proprio lavoro non c’è da stupirsi.

Ma veniamo ad un paio tra i temi evidenziati dalla Corte che vorrei sottolineare:

  • necessità della trasparenza: “dove manca la trasparenza si genera il cono d’ombra entro cui possono trovare spazio quei fatti di corruzione o di concussione che rendono poi indispensabile l’intervento del giudice penale" dice la relazione del Presidente Lazzaro e ancora: "è necessaria la massima trasparenza in ogni agire della pubblica amministrazione; là dove essa manchi il cittadino percepisce la funzione pubblica come un qualcosa di estraneo, di diverso da sé e dal proprio mondo, da qui la disaffezione verso le istituzioni e anche verso i centri della politica: male, questo, oscuro e sottile che può costituire un rischio mortale per la vita stessa della democrazia” . Non si potrebbe dire meglio: peccato che spesso trasparenza vuol dire anche comunicazione. Peccato che in un'ansia risparmiatrice la "dittatura del rubinetto" (si legga la Ragioneria Generale dello Stato) abbia imposto tagli lineari sul capitolo della comunicazione di pubblica utilità pari al 50% della spesa storica. Abbiamo già detto tante volte che è un metodo scriteriato che non valuta la buona comunicazione rispetto alla cattiva, che non si chiede cosa serve e cosa no e che, last but not least, premia i meno virtuosi. Ora anche la Corte ci da ragione…

Veniamo, infatti, al secondo tema:

  • Inappropriatezza dei tagli lineari: leggiamo ancora la relazione"in periodi come l’attuale di congiuntura economica negativa occorre ridurre la spesa complessiva di funzionamento dell’amministrazione - a beneficio di quella di investimento - ma analisi effettuate in più occasioni dalla Corte mostrano che tagli lineari di bilancio possono generare - attraverso il ricorso a riconoscimento di debito, o altro - rimbalzi negli anni successivi con conseguente violazione dei principi di bilancio e formazione di debito sommerso". Non ci vuole tanto a capirlo e a capire che il metodo “starve the beast” (affama la bestia) se non mirato non ottiene un corpo tonico e snello, ma un rottame. Non ci vuole neanche tanto a constatare che se io taglio in forma indiscriminata delle spese, suscito un’insana e italianissima voglia di aggirare la legge con mille escamotage. La strada non può che essere quella di lavorare sui saldi: confermando così la necessaria autonoma responsabilità delle singole amministrazioni e dei loro dirigenti.
A FORUM PA '09, un'intera sezione espositiva e congressuale sarà dedicata ai temi del lavoro pubblico, della misurazione e della valutazione. Vai allo Zoom Gestione delle risorse umane.

Come sempre mi fido che la relazione ve la leggiate da soli e, quindi, non la riassumo. Permettetemi,  però, da osservatore “non neutrale” un’ultima notazione. Che una buona  CdC sia un presidio democratico nessuno ha dubbi. Che, però, negli anni la nostra Corte abbia interpretato spesso anche un ruolo di freno e di spauracchio per i dirigenti della PA più innovativi e che tale azione sia stata forte con i piccoli e piccola piccola con i grandi (si pensi a enormi danni erariali del genere dell’affaire Alitalia) è ahimè altrettanto vero.  Sinceramente, pur nel rispetto costituzionale per l’Istituzione, avrei voluto leggere nelle due relazioni due cose che non ho letto: una costruttiva autocritica e insieme un impegno a divenire sempre più “valutatore” delle politiche pubbliche. L’impegno, quindi, a giudicare l’efficacia oltre che l’efficienza, l’impatto delle azioni oltre che l’aderenza alle norme. Certo che per far questo una Corte di soli giuristi mi sa proprio che è inadeguata: servirebbero economisti, project manager, ingegneri gestionali, statistici, econometristi… Ma questa è un’altra storia. Se volete sapere come andò a finire quando il Ministro della Funzione Pubblica provò a rendere più multidisciplinare la composizione della Corte, chiedetelo a Franco Bassanini (ne ha parlato anche al convegno di giovedì scorso sui giovani talenti nella PA e trovate qui la registrazione audio) e… fatevi una risata amara.

Infine una cosa che nella relazione ho letto e che avrei preferito non leggere: è l’accento di corporativo arroccamento che ho riscontrato nel giudizio negativo dato della nuova Autorità per la valutazione nella PA che sta nascendo per volontà bipartisan del Parlamento (è la legge delega di cui abbiamo già parlato). Non è un’autorità contro la Corte né la esautora di alcun potere costituzionale. Certo è, o almeno dovrebbe essere e speriamo che sia, un organo in grado di usare la valutazione in positivo: per fare, per innovare, per rendere la PA più agile, flessibile ed adeguata a rispondere con prontezza a bisogni dei cittadini e delle imprese in così rapido cambiamento.

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Commenti

E se cominciassimo a essere meno autoreferenziali ???

Se siamo a questo punto di considerazione nell'immaginario collettivo che i giornali puntualmente registrano (oltre che talvolta aiutano a creare) forse ci sarà qualcosa di sbagliato nei nostri comportamenti o pensiamo davvero che le colpe sono sempre degli altri ?
La CdC se sbaglia, certamente sbaglia per difetto nel senso che l'illegalità diffusa nelle nostre amministrazioni è in generale sottostimata anche perché siamo tutti pragmatici quando si tratta di giustificare il nostro operato e però pretendiamo di usare tutti i cavilli legali se dobbiamo giustificare gli effetti nulli o disastrosi dei nostri progetti costati milioni di euro ai contribuenti (qualcuno ha pagato, per esempio, per i soldi buttati nel sito turistico nazionale?).
Quanto alla prevista Autorità per la valutazione nella P.A. non credo che la convergenza bipartisan sulla sua istituzione sia di per sé un bene: le norme andrebbero valutate (sic!) per quello che hanno di ragionevole e utile al loro interno e non per qualità e ampiezza dei referi, tanto più che non si può proprio dire che le altre innumerevoli Autorità abbiano dato un contributo essenziale alla qualità della vita nel nostro paese se non a beneficio delle persone che le governano ...

Anche la tecnologia è sotto accusa

Da informatico ho trovato allarmante i negativi riferimenti del PG all'impiego di tecnologie e processi "innovativi", che sarebbero addirittura strumenti di "produzione di danno" e comunque "inadeguati a impedire irregolarità".

Non sono d'accordo

Purtroppo grandissima parte della spesa in comunicazione, da parte della P.A., è letteralmente buttata via, al servizio di protagonismi ed interessi in realtà individuali. Lo dico con amarezza per lunga, personale esperienza. C'è stato in questi anni un incredibile abuso di (cattiva) comunicazione pubblica. Ma non è facile porre dei paletti in questo campo...E la legge 150 nemmeno la conoscono gli Amministratori pubblici.

Non è un problema della

Non è un problema della legge o dei successivi decreti (uno su tutti il 422-2001) ma della "ignoranza" consapevole o meno, di gran parte dei dirigenti della PA.
Vi dico solo che si preferisce abilitare con un semplice corso del personale nella comunicazione e non ricercare all'interno dell'Amministrazione personale laureato in Sdc. Questo perchè il comunicatore che esce da un'ateneo ha una preparazione che un qualsiasi corso non può dare e quindi può essere considerato "scomodo" da parte del dirigente, o capo che dir si voglia, e potrebbe rompere quegli equilibri che sono stati costruiti e consolidati negli anni. Io vi dico solo una cosa: partecipo, solo per una mia cultura personale e a spese non della mia Amministrazione, a fiere specializzate (Compa, Forumpa) e convegni come quello che si svolgerà il prossimo mese a Roma, e i miei superiori pur essendo stati informati, mi hanno detto espressamente che la mia partecipazione è a titolo personale e che non posso rappresentare la mia Amministrazione e quindi la mia realtà.
Ora mi chiedo e vorrei anche il vostro parere: ma perchè un'Amministrazione Pubblica che al suo interno ha delle "potenzialità" (non parlo della mia persona ma di tutto quel personale che ha quella preparazione volta all'innovazione) non sfrutta questa sua fortuna e queste sue forze? Io la risposta ce l'ho ed è legata proprio agli equilibri interni. Si può anche fare un'ottima comunicazione esterna, partecipando a tutte le manifestazioni, ed investendo centinaia di migliaia di euro, ma se questa non viene supportata da un'ottima comunicazione interna,che reputo anche più importante di quella esterna, allora forse un taglio alle spese non è poi così sbagliato.
A riguardo dei fannulloni la mia esperienza e che è sempre sbagliato generalizzare, ma quando vedi personale "dirigente" che chiatta circa 10 ore al giorno (e non dico cavolate credetemi), allora ti cadono le braccia e dici in cuor tuo: Ha ragione Brunetta.

che cosa è esattamente la

che cosa è esattamente la legge 150 ?
giono mese anno e numero gazzetta ufficiale
e titolo ?
grazie cari saluti a presto
dr. francesco ciaccia

Legge 150/2000

Ciao Francesco,
la Legge "7 giugno 2000, n. 150"
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 13 giugno 2000)
- Disciplina le attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni –

è la legge che ha regolato la trasparenza della PA e istituito in Italia la figura del comunicatore pubblico in particolare ha dato vita agli URP (Uffici Relazioni con il Pubblico) che prima di allora NON esistevano.
La facoltà di Scienze della Comunicazione si è attivata in tal senso per formare (anche) questa figura professionale.
E’ una legge fondamentale per chi si occupa di COMUNICAZIONE PUBBLICA. Ma come dice Gio purtroppo in alcuni contesti, con alcuni soggetti è servita solo ad ingrassare qualche incompetente… Ahinoi…
Ma voglio essere positiva e guardare anche a tutti quei casi di eccellenza come fu, a suo tempo, il Comune di Bologna dove per primo (o tra i primi) fu istituito un URP comunale che fece storia!
A volte basta veramente poco per migliorare le situazioni/istituzioni: basta fare ognuno il proprio lavoro!

Saluti a tutti.
Stef.