Editoriale

Di chi ci possiamo fidare?

La fiducia è un bene prezioso, che non ammette pregiudizi né privilegi. In politica e nell’amministrazione della cosa pubblica la fiducia è poi ingrediente fondamentale per qualsiasi ricetta di innovazione e miglioramento. In generale quindi sono contento quando la fiducia della PA verso i cittadini e gli operatori aumenta… eppure questa volta sono perplesso.

Il piano casa non è ancora divenuto decreto né è stato presentato compiutamente, eppure la grande fiducia che esso darebbe ai costruttori e ai loro professionisti, bypassando un classico della potestà autorizzativa della PA come la licenza edilizia, non mi lascia tranquillo.

Non ho né il ruolo né la competenza per giudicare il provvedimento dal lato della politica economica. Per altro ho già più volte parlato della mia totale contrarietà ai tentativi di uscire dalla crisi non con l’innovazione, ma in macchina o, peggio, costruendo ancora in un Paese già così a rischio. Qui mi interessa invece discutere di quale immagine della PA, soprattutto locale, c’è dietro ipotesi di provvedimenti del genere.
Salta agli occhi che se cresce così la fiducia (anche un po’ al buio: fidarsi del gusto estetico degli italiani come dichiarato dal Presidente del Consiglio mi pare leggermente azzardato) verso i cittadini, o meglio verso i costruttori, certo la fiducia verso le amministrazioni locali subisce un altro crollo.

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Vediamo in sequenza provvedimenti che, cominciando dalla controversa abolizione dell’ICI sulla prima casa, in realtà tolgono l’uno dopo l’altro autonomia alle amministrazioni locali. I comuni e le province, strette da un patto di stabilità che più instabile non si può (è cambiato ogni anno da dieci anni!!), non possono investire neanche i loro risparmi o i proventi dello loro dismissioni, non possono contare su entrate certe, non possono assumere esperti in forma temporanea neanche per esigenze temporanee, sono guardate con sospetto se danno incarichi di consulenza, infine, ora, hanno anche le armi spuntate verso possibili abusi edilizi che potranno (forse) sanzionare solo ex-post ( e sappiamo che usare le ruspe è un mestiere difficile da noi!). Insomma mentre aumenta la fiducia nei professionisti e nei costruttori sembra diminuire la fiducia verso l’amministrazione, soprattutto locale, che viene comunque considerata “di default”  un impiccio, un ritardo, un laccio alla crescita dello spirito imprenditoriale. Certo è buffo questo richiamo agli spiriti animali dell’imprenditoria in un momento in cui l’economia mondiale è costretta a “statalizzarsi” in campi chiave come le banche o le assicurazioni e da noi si parla di controlli prefettizi sul credito, ma tant’è… torniamo alla fiducia.

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Se la fiducia è la base di un rapporto corretto tra cittadini e istituzioni, essa non può che essere a fondamento anche dei rapporti tra politica e amministrazione: siamo certi che questi provvedimenti vadano in questo senso? Che così stimoliamo un’amministrazione più efficiente, veloce, vicina ai cittadini o piuttosto non la saltiamo a piè pari? Che rispettiamo così l’impegno a potenziare le funzioni di indirizzo e controllo e la capacità di “policy making” delle amministrazioni e dei loro dirigenti?
Certo non sono cieco (ogni tanto guardo anche la televisione e quasi sempre la domenica sera) e so che non tutti i Comuni  hanno meritato fiducia, che molti hanno sperperato soldi pubblici a più non posso e senza controllo: ma ho il sospetto che il fatto che gli amministratori di tali comuni non siano stati costretti a portare i libri in tribunale né al “fallimento politico” (di cui pur ha parlato Brunetta più volte) sia stata una potente aggravante di questo stato sospeso di incertezza e sfiducia che aleggia nel Paese.

Insomma vorrei una PA che si fida sino in fondo, ma intelligentemente, con il candore della colomba e la furbizia del serpente, dei cittadini e delle imprese, ma vorrei anche vedere una politica di governo che si fida, intelligentemente e non abdicando ai controlli e alle sanzioni, delle amministrazioni locali e non le considera ostacoli. E’ lì che si esplica la democrazia: depotenziare comuni e province  vuol dire farle correre seri pericoli.

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Commenti

ma è vero che poi gli italiani protestano?

Condivido l'opinione di Carlo Mochi Sismondi sulla serietà delle Amministrazioni e sul rapporto di fiducia; il problema purtroppo è che poi gli italiani a questi " condoni" o " permessi regolarizzati" rispondono in massa, mettendo al primo posto solo l'interesse personale,il riuscire ad aumentare il capitale, il valore. Si sente dire spesso che questa crisi potrà essere anche occasione per rivedere il proprio progresso, ricostruire un percorso di sviluppo compatibile di una società matura, che sappia costruire sulla fiducia e sul reciproco rispetto il suo miglioramento.

Ma quali sono i rischi del piano casa?

La preoccupazione principale è che il programma del Governo rischi di dare spazio ad una nuova ondata di abusivismo e di scempio del territorio.
Vediamo allora se c’è questo pericolo richiamando, innanzitutto, i termini del programma così come è stato descritto dal capo del Governo e dalla stampa.
Il Piano si compone, in sostanza, di tre pezzi ben distinti:
1- Un programma di edilizia residenziale pubblica (qualche mese fa Berlusconi lo definì un secondo Piano Fanfani) che utilizzando la somma di 550 milioni di euro, accantonata dal precedente Governo, immetta sul mercato circa 5000 nuovi alloggi popolari. Il programma prevede anche gli incentivi per favorire il riscatto da parte di coloro che abitano già in una casa popolare;
2- Un provvedimento che consentirà di ampliare fino al 20% gli immobili esistenti o di demolirli e ricostruirli con un premio di cubatura che può arrivare fino al 35% nel caso di utilizzo delle energie rinnovabili;
3- La semplificazione delle procedure edilizie, con l’ipotesi di sostituire il permesso di costruire con una dichiarazione del progettista che assuma la responsabilità di attestare la conformità del progetto alle normative.
Se i termini sono questi, il provvedimento del Governo merita di essere valutato senza pregiudizi o preconcetti.
Che un serio programma di edilizia residenziale pubblica fosse indispensabile, lo diceva anche il Governo Prodi che, infatti, lo aveva predisposto accantonando quei 550 milioni di euro che ora Berlusconi si appresta ad impegnare. Dunque su questo fronte dovrebbero essere tutti d’accordo.
L’addensamento del costruito esistente (ferma restando la salvaguardia degli ambiti e degli immobili di pregio storico o ambientale) è un sistema che cerca di coniugare sviluppo e sostenibilità limitando il consumo del territorio. Il programma del Governo, in più, cerca di incentivare il recupero ed i rinnovo del patrimonio immobiliare esistente. Un tema da sempre caro alla cultura ambientalista ed architettonica della sinistra.
La semplificazione delle procedure e la riduzione dei controlli burocratici, con una maggiore responsabilizzazione dei professionisti, è un provvedimento non solo utile ma oserei dire indispensabile.
Nel mio libro “La macchina inceppata” insisto molto su questa necessità. Quindi lo sostengo a spada tratta. Ma il punto è molto delicato e richiede una riflessione attenta.
Va ricordato, innanzitutto, che l’eliminazione del permesso di costruire non è una novità, così come non lo è la responsabilizzazione dei professionisti.
La tentazione di risolvere il problema della burocrazia inefficiente (quando non è addirittura corrotta) attraverso la scorciatoia del cosiddetto “silenzio assenso” è ricorrente nell’azione del legislatore italiano. Ma è una scelta particolarmente rischiosa.
Il provvedimento del Governo, infatti, non tiene nel debito conto tre fattori che, miscelati insieme, come sostengo nel mio libro, sono un esplosivo micidiale e dirompente, come la nitroglicerina!
Uno è la farraginosità sibillina delle nostre normative edilizie ed urbanistiche e dei bizantinismi interpretativi (di funzionari, avvocati e giudici dei tribunali amministrativi) che le accompagnano e che tolgono la certezza del diritto anziché garantirla .
L’altro è la subalternità endemica dei professionisti rispetto alla committenza, che tiene i cordoni della borsa e dell’offerta di lavoro. I professionisti sono da un lato disabituati ad assumersi le responsabilità, perché sono abituati a farsi guidare dai controlli preventivi dell’amministrazione pubblica; dall’altro sono tentati di rischiare per conquistarsi incarichi di lavoro, peraltro sempre più rari in un periodo di crisi nera come quello che stiamo vivendo.
Se aggiungiamo a questo la quasi totale assenza di sanzioni effettive ed efficaci nei confronti di coloro che dichiarano il falso o violano le norme (un problema generalizzato del nostro sistema) abbiamo un quadro certo non rassicurante. D'altronde siamo il Paese dei condoni continui.
Le passate esperienze di silenzio assenso hanno prodotto molti danni. Mentre i tentativi di adottare sistemi sanzionatori nei confronti della burocrazia inadempiente sono sempre falliti.
Nel mezzo ci sarebbe una macchina pubblica programmata per essere efficiente; ma questo, per ora, appare ancora un miraggio.
Ma, forse, è proprio su questo che si dovrebbe insistere. Eliminando l’inutile meccanismo dei controlli che paralizza il sistema e scoraggia gli investitori ( e che,sinceramente, non mi sembra ci abbia consegnato un Paese ben organizzato, dove il bello prevale sul brutto e dove le regole sono rispettate) per sostituirlo con un sistema alternativo che responsabilizzi in egual misura i funzionari pubblici ed i professionisti privati e che preveda sanzioni vere per gli inadempienti.
Ma per fare questo ci vorrebbe un Governo forte non solo numericamente. Un governo che sappia andare oltre l’emergenza ed i provvedimenti “tampone” e che sia in grado di immaginare - e quindi di progettare - un Paese che saremmo tentati di definire moderno ma che, in realtà, sarebbe semplicemente un Paese normale.

Sono consigliere comunale di

Sono consigliere comunale di minoranza in un comune di 1500 abitanti. Il sindaco di tale comune è da tre anni anche responsabile dell'ufficio tecnico ed urbanistica e in tale veste firma tutti gli atti inerenti alla gestione dell'ufficio. In caso di urgenza e mancanza di personale in comuni di tali dimensioni è ammesso che ciò avvenga per un periodo limitato di tempo. Dopo tre anni è espletato apposito concorso e il vincitore è stato assunto, ma il sindaco continua a tenere la responsabilità dell'ufficio ed a firmare. Il sindaco è anche presidente della commissione urbanistica di cui fa parte come secondo membro di maggioranza un assessore che come geometra lavora nello studio tecnico più importante del territorio comunale. A titolo informativo mancando il personale tecnico specializzato i progetti sono stati assegnati tutti a professionisti esterni, ma l'impiegato, non l'ingegnere che non c'era,al quale per regolamento comunale( profilo c ) è stata data la responsabilità del procedimento nel corso dell'anno 2008 ha ricevuto 18.000 euri di cui alla Legge Merloni. Cosa potrà ancora fare con la nuova legge sul piano casa questo sindaco? Quella che ho riferito non è una bufala. Il comune è il comune di Semproniano provincia di Grosseto. Invece di fare altri danni il governo potrebbe pensare a norme che impediscano quello che ho descritto?

la fiducia è una cosa seria e va guadagnata

Le problematiche che si profilano sul cosìdetto piano casa appaiono identiche a quelle evidenziate nelle varie questioni che riguardano la Pubblica Amministrazione.
In sintesi sembra di leggere anche qui che la Pubblica Ammnistrazione è percepita come un elemento di impedimento allo sviluppo e alla crescita (come non ricordare gli annunci periodici sul costo della burocrazia!).
E allora il "problema" viene risolto semplicemente bypassando la Pubblica Ammnistrazione o almeno riducendola drasticamente (molto diverso però appare l'atteggiamento verso il livello politico della P.A.).
Questa sicuramente è la via più facile.
Ben altro (e faticoso) sarebbe se si impiantasse un sistema funzionante di valutazione delle prestazioni della P.A. (rispetto almeno all'efficacia della missione, all'economicità del mezzo e all'efficienza delle prestazioni).
Rimboccandosi le maniche, scegliendo preliminarmente il personale motivato e appoggiandosi ad una moderna infrastruttura informatica il compito potrebbe essere finalmente iniziato.
Sarebbe un ottimo investimento!

Ritengo tale analisi

Ritengo tale analisi semplicistica e incompleta, solo a titolo di esempio non prende in considerazione l'enorme quantità di vincoli, molto più che in altri paesi, che gravano ogni modifica si desidera fare su un bene che in ultima analisi è di proprietà del cittadino, che avrebbe tutti i diritti di disporne come gli pare.

ritengo tale analisi

Sono lontana dall'idea che la proprietà sia un furto ma anche che questa consenta di disporne a proprio piacimento, senza tener conto di interessi più generali che debbono sempre prevalere su quelli particolari. E' vero invece che purtroppo, come ho verificato per esperienza personale, le amministrazioni locali soffrono spesso degli stessi mali delle amministrazioni centrali. A questo proposito consiglio la lettura del capitolo COSTUME E SOCIETA' in "Bruno de Finetti un matematico scomodo". Non è facile trovarlo nelle librerie, ma a Roma alle Feltrinelli lo hanno.

Ecco il solito

Ecco il solito individualista! Purtroppo, la categoria più comune fra i nostri concittadini (se così non fosse, non avremmo questo governo in carica...).