Pratiche partecipative e governo del territorio

Le pratiche partecipative nascono dal carattere discutibile dei modelli di assetto futuro e dalla loro debole capacità di legittimazione. Nel caso del progetto urbanistico, come nella progettazione delle infrastrutture, mettono in causa il carattere astratto della razionalità tecnica economica delle pratiche tradizionali. Mettono in crisi globalmente i tradizionali dispositivi tecnico politici con cui si esprime l'urbanistica. La partecipazione quindi non è una pratica che si ''aggiunge'' alle consuete procedure di validazione dei piani e dei progetti, ma ne modifica radicalmente le forme stesse, in quanto pratiche di potere. Sotto questa chiave vanno lette le esperienze partecipative che anche in Italia, nell'ultimo decennio, hanno accompagnato la trasformazione delle città e le opere infrastrutturali. E che non a caso sono avvenute insieme alla profonda riforma amministrativa e politica degli Enti locali e alla diffusa pratica dei programmi complessi, integrati, del progetto urbano. In particolare a Roma il grave ritardo nella modernizzazione ha imposto una accelerazione all'innovazione della pratica urbanistica, accompagnata da forme di coinvolgimento dei cittadini discontinue e spesso improvvisate, dalle quali è maturata una veste normativa alla partecipazione. Sul piano nazionale ci sembra interessante notare il filo che lega le pratiche partecipative con i processi di riconversione delle città e con i tentativi di riforma urbanistica verso il governo del territorio.
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