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Nuovo Codice Appalti e concessioni: luci e ombre per il mercato dei servizi

Una prima analisi del testo del nuovo Codice appalti e concessioni, che il 3 marzo scorso ha avuto un primo via libera da parte del Consiglio dei Ministri e che ora è in attesa della verifica delle competenti Commissioni di Camera e Senato, rivela ancora alcuni aspetti critici per quanto riguarda il settore degli appalti di servizi per i patrimoni immobiliari e urbani pubblici. A sottolinearlo sono i referenti di Patrimoni PA net, il Laboratorio creato da FPA e TEROTEC che dal 2010 si occupa di approfondire e segnalare attraverso specifici Tavoli di lavoro "Stazioni appaltanti - Imprese" le problematiche riguardanti il settore, sottolineando le specificità e le istanze di questo mercato e la necessità di tenerne conto all’interno del nuovo quadro normativo.

Una grande opportunità in questo senso arriva proprio dalle nuove direttive europee sugli appalti pubblici, recepite dallo schema di decreto adottato il 3 marzo dal Governo: un’opportunità che, come evidenziato da Patrimoni PA net, rischia di essere  condizionata se non verranno corretti alcuni aspetti del provvedimento, ora sottoposto a verifica di congruità alla Legge Delega da parte delle Commissioni parlamentari competenti.  Il testo, superata questa verifica, tornerà entro il 18 aprile in Consiglio dei Ministri. “Ci auguriamo che prima dell’approvazione definitiva vengano recepite talune ulteriori istanze chiave portate avanti da Patrimoni PA net e dalle sei Associazioni di categoria, che per il prossimo 23 marzo hanno promosso un Convegno per discutere e segnalare le potenziali criticità del provvedimento e portare all’attenzione delle Commissioni parlamentari le correzioni ritenute necessarie”, sottolinea Silvano Curcio, Docente della Sapienza Università di Roma e Direttore di Patrimoni PA net.

Uno degli aspetti critici è quello della programmazione e progettazione dei servizi. “Bene l’obbligatorietà per le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori di adottare il programma biennale degli acquisti di beni e servizi introdotta dall’art. 21 – aggiunge Silvano Curcio – ma sulla progettazione dei servizi la normativa è ancora troppo lacunosa e superficiale. La relazione illustrativa non la menziona neppure e l’art. 23 la liquida con un solo comma di poche righe, senza alcuna specifica né sui contenuti minimi né sul profilo professionale dei redattori”.

Luci e ombre anche per quanto riguarda i criteri di aggiudicazione dell’appalto, regolati dall’art. 95. Ad evidenziarlo è Paola Conio, Partner Studio Legale Leone e Coordinatrice del Tavolo "Direttive europee" di Patrimoni PA net: “Bene la volontà di preferire il criterio del miglior rapporto qualità/prezzo nelle aggiudicazioni, in particolare per i servizi labour intensive, ma attenzione a come l’art. 95 dello schema di decreto è stato in concreto formulato: il rischio – se non la certezza – dell’elusione della voluntas legis è altissimo. C’è bisogno di maggiore chiarezza e coerenza nelle norme per evitare che la considerazione per la qualità dell’offerta resti solo lettera morta”.

Infine, il tema delle clausole sociali del bando di gara e degli avvisi “volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato” (art. 50). “Bene l’attenzione per il comparto dei servizi e, in particolare, per quelli ad alto impatto di manodopera – conclude Paola Conio – ma l’art. 50 dello schema di decreto legislativo non è chiaro in ordine alla previsione delle clausole sociali e neppure la lettura della relazione illustrativa è sufficiente a sciogliere i dubbi interpretativi. Resta poi il problema della possibile arbitrarietà nella quantificazione dell’incidenza percentuale della manodopera che determina la qualificazione del servizio come ‘ad alta intensità di manodopera’”.

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