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150 anni: voglia di unità, ma perché? e su che?

 Due sondaggi recentissimi, da prendere come tutti i sondaggi con le molle, ma certamente rivelatori del mood degli italiani, ci riportano, nonostante tutto, una forte voglia di unità e di valori. Nello sfacelo di un crollo di immagine e di affidabilità di quasi tutte le istituzioni pubbliche, Governo in testa, il simbolo dell’Unità nazionale, ossia il Presidente della Repubblica vede aumentare la fiducia degli italiani. Chiamati poi a scegliere la “parola guida” per la ricorrenza dei 150 anni dell’unità, oltre centomila rispondenti indicano un significativo terzetto, che si aggiudica da solo la metà dei voti su ben venticinque scelte: Costituzione, Resistenza, Tricolore. Non è quindi retorica melensa parlare di Unità d’Italia e di come celebrarla in questo 150° anniversario che è stato fonte per ora più di polemiche che di festa.

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Regole fra forma e sostanza

Più o meno è tutta la vita che mi occupo del rapporto tra forma e sostanza nelle regole, almeno da quando alla licenza liceale decisi di discutere il rapporto, per nulla scontato nonostante l’eroismo della fanciulla, tra leggi scritte e leggi non scritte nell’Antigone di Sofocle. Questi giorni, quindi, mi fanno stare con le antenne alzate e, sempre dal mio piccolo posto di osservazione sulla pubblica amministrazione e la sua faticosa riforma, mi fanno molto pensare. Anche ora, infatti, un diritto sostanziale, votare liberamente, si è scontrato con un altro diritto sostanziale, dato dal rispetto delle regole del gioco, in cui la forma è essa stessa sostanza.

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