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Introdurre salute e sicurezza sul lavoro in ottica di genere

Introducendo la tematica dell’approccio di genere alla salute e sicurezza sul lavoro, Antonella Ninci, evidenzia la responsabilità dell’INAIL in termini di prevenzione, formazione e forme di incentivazione alle imprese.

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Quali elementi distinguono un'azienda che valorizza le differenze di genere? L'esperienza del Friuli Venezia Giulia

I criteri di scelta per valutare le aziende partecipanti al concorso "Parità di genere, conciliazione e sicurezza nelle imprese del FVG".

Parità di genere come volano della sicurezza sul lavoro

Il Friuli Venezia Giulia si può considerare un territorio-laboratorio in quanto l'alta occupazione femminile è dato ormai consolidato e tradizionale. L'attenzione verso questa peculiarità ha portato la Direzione Regionale INAIL del Friuli Venezia Giulia, nell'anno europeo della pari opportunità, ad ideare un iniziativa che fosse insieme un'indagine della condizione femminile nelle realtà aziendali regionali e uno strumento per far emergere le prassi d'eccellenza.

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Mettere a sistema le esperienze

In chiusura del convegno Graziella Rivitta auspica che i materiali raccolti e le iniziative intraprese possano essere sistematizzate, chiedendo un impegno forte da parte della Consigliera nazionale perché si arrivi alla costituzione di un Osservatorio sul tema delle Pari opportunità, a partire dall’esperienza delle Regioni

Ripensare e rivitalizzare gli organismi di Pari Opportuniità

Constatando che l’Unione Europea ha dichiarato lotta aperta ad ogni tipo di discriminazione, Francesca Bagni Cipriani riflette sulla necessità di dare nuova identità e nuova linfa alle iniziative e agli organismi che lavorano specificatamente per la parità di genere. Definendo l’attuale quadro normativo come favorevole ad una intensificazione degli sforzi sul territorio, sottolinea la necessità di cooperazione e sinergia, puntando a fare della parità di genere un elemento di mainstreaming in tutte le politiche.

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Le politiche di genere ed il raggiungimento della parità sociale

Isabella Rauti riconosce alla Direttiva per le pari opportunità nella Pubblica Amministrazione dei grandi meriti ma sottolinea anche che alla presenza di un quadro normativo così articolato deve corrispondere una parità sostanziale e di fatto, quella che lei definisce una parità sociale.

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2007 l'anno delle pari opportunità

Mario De Ioris fa alcune considerazioni sui temi emersi nel corso del convegno “A partire dai diritti” sulle politiche del Dipartimento per le pari opportunità. Sottolinea la necessità di investire maggiormente su quelle misure in grado di determinare una crescita culturale sulle pari opportunità, affiancate a strumenti di monitoraggio sul grado di attuazione delle normative e delle azioni poste in essere. Illustra alcuni interventi del Dipartimento in occasione dell’anno europeo per le pari opportunità.

Cenni sull'impegno e gli interventi del dipartimento per rafforzare il contrasto della tratta degli esseri umani anche a fini di sfruttamento lavorativo e le attività a tutela delle vittime

Due interventi dal pubblico sul tema della violazione dei diritti umani. Mario Palazzi parla dello sfruttamento in campo lavorativo e del “traffico” della donna. Sottolinea la difficoltà della vittima di violenza a riconoscersi tale, assieme ad un diffuso luogo comune sulla presunta normalità di questo fenomeno. Descrive le azioni del governo del sistema di selezione e finanziamento dei programmi (articolo 18). Parla del ruolo dell’informazione determinata dai media sui temi riguardanti la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sul lavoro.

La formazione come leva strategica per i cambiamenti culturali

Silvia Della Monica sottolinea l’importanza della formazione sia interna alle istituzioni che verso l’esterno della società. La ritiene infatti una leva fondamentale per agire sul cambiamento culturale necessario per realizzare politiche di rispetto di diritti e di pari opportunità. Traccia un excursus storico sull’inquadramento istituzionale del testo unico sull’immigrazione e sulla nascita degli organismi che in Italia si occupano di diritti umani.

Il recepimento delle direttive comunitarie antidiscriminatorie

Laura Calafà sottolinea che dentro le pieghe delle direttive antidiscriminatorie recepite nel nostro paese si nascondono tratti di legislazione che dovrebbero essere rimodulati. Rileva la moltiplicazione dei fattori di rischio di discriminazione. Delinea il quadro istituzionale nazionale e comunitario soffermandosi sull’articolo 10 del decreto legislativo della legge 276 del 2003. Sottolinea la dimensione stereotipata dei ruoli di cura che non contempla un congedo di paternità come diritto proprio del padre.

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