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Il vaso di Pandora della Big society e i nuovi modelli di pubblica amministrazione

Quando si parla di Big Society si sa da dove si parte ma non dove si arriva. Proposto in un momento di conclamata crisi economica e sociale e ripreso per aspetti diversi in molti discorsi, il programma di Cameron, a guardarci bene dentro, sembra accendere i riflettori su una crisi profondamente politica. Non fa eccezione l’Italia dei municipi e del mutuo aiuto, dove ad essere fortemente incrinato è proprio il rapporto di rappresentanza tra Stato e società, con il risultato di un inaspettato divario tra governo della cosa pubblica e bisogno sociale. Questa è l’analisi emersa dai lavori in tema di “Coesione sociale, sussidiarietà, Big society”, il 15 dicembre alla Camera dei Deputati, con il contributo di analisti di rilievo e la pregnante sintesi di Giuseppe De Rita.

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Chi la fa e chi la favorisce. Cittadinanza attiva a due voci

La sussidiarietà orizzontale è stata introdotta nell'art. 118, comma 4 della nostra Costituzione dalla Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Dunque, poche settimane fa ha festeggiato i suoi primi 10 anni di vita "costituzionale". Abbiamo incontrato Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e neopresidente ANCI e Teresa Petrangolini, Segretario generale di Cittadinanzattiva per una intervista a due voci su un tema che sta a cuore, da diversi punti di vista, alle amministrazioni come ai cittadini attivi. E, tra le altre cose, abbiamo raccolto il loro augurio alla sussidiarietà.

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Non solo Big Society. L’ora della sussidiarietà in Italia

Elemento centrale nella declinazione italiana di anglofoni modelli emergenti - dall’open government alla big society alla social innovation - la sussidiarietà ha celebrato lo scorso 18 ottobre i suoi primi 10 anni in Costituzione. Un compleanno importante in un contesto difficilissimo per il nostro Paese. Nel discorso pubblico che fa da sfondo a questa crisi la sussidiarietà è entrata di prepotenza, ma nel Paese reale chi la conosce? E chi la fa? Gregorio Arena, professore di Diritto Amministrativo all’Università di Trento e presidente Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà ci aiuta a scoprire un principio avanguardistico di amministrazione partecipata per la cura dei beni comuni.

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Il federalismo fiscale e le spinte neocentralistiche

Giovanelli a nome di Legautonomie saluta come un fatto molto positivo che il Parlamento abbia affrontato la questione del federalismo fiscale ma ricorda la contraddizione fra la stagione riformatrice in corso e la pratica quotidiana fatta di disinvestimento sul ruolo delle Autonomie Locali.

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Il metodo collaborativo come chiave del processo di riforma istituzionale

Il ministro Fitto inquadra l’approvazione della legge sul federalismo fiscale all’interno di un complesso quadro di ridisegno istituzionale che prevede al suo interno anche la redazione del Codice delle Autonomie e la riforma della Costituzione. Particolare attenzione il Ministro la pone nel sottolineare l’importanza del metodo collaborativo tra maggioranza e opposizione e tra Governo e Amministrazioni Territoriali che ha caratterizzato l’approvazione della legge 42, di cui nel corso dell’intervento approfondisce premesse, aspetti e conseguenze.

La legge 42 nel contesto istituzionale ed amministrativo

Il Sottosegretario Brancher presenta la legge che istituisce il federalismo fiscale in relazione al complessivo quadro di riforma dell’assetto dei livelli di governo che prevede la ridefinizione delle funzioni amministrative e lo snellimento generale delle articolazioni dell’intero comparto pubblico, tanto negli Enti Locali quanto nello Stato. Illustrando l’articolazione della legge 42 Brancher testimonia poi il percorso condiviso con l’opposizione e le realtà territoriali e ne sottolinea obbiettivi e risultati attesi.

Il federalismo fiscale per il rafforzamento del legame tra potere, consenso e responsabilità

Carlo Vizzini sottolinea come l’approvazione della legge sul federalismo fiscale rappresenti una svolta per l’organizzazione della Repubblica. I passi successivi per il raggiungimento di un nuovo e solido assetto istituzionale devono essere - a suo avviso - l’attuazione della riforma Brunetta sulla Pubblica Amministrazione, il varo della Carta delle Autonomie, la trasformazione del Senato in una Camera delle Regioni, la revisione dei regolamenti parlamentari e una nuova riforma tributaria che superi il ruolo della compartecipazione come strumento principale dell’autonomia finanziaria.

Necessità, obbiettivi e strumenti del federalismo fiscale

Garavaglia inquadra la legge sul federalismo fiscale all’interno dei meccanismi di bilancio della Repubblica affermando che essa rappresenta l’unica soluzione perché l’Italia recuperi nel rapporto deficit/PIL. I tre obbiettivi della riforma sono la maggiore responsabilizzazione degli amministratori locali, la riduzione e qualificazione della spesa pubblica e la riduzione drastica dell’evasione fiscale; gli strumenti principali sono l’inserimento dell’istituto del fallimento dell’amministratore che sfora e il passaggio dalla spesa storica ai costi standard.

La dimensione attuativa del federalismo fiscale

Dopo l’approvazione della legge sul federalismo fiscale Vitali sottolinea la necessità di procedere verso altre due tappe fondamentali che possono portare ad una definitiva stabilizzazione dell’assetto istituzionale: la Carta delle Autonomie Locali e la modifica dell’assetto bicamerale.Leggi tutto

Dai principi alle azioni per entrare nel merito del federalismo fiscale

Vasco Errani ricorda che una volta trovata l’intesa sui principi bisogna entrare nel merito ed affrontare la realizzazione effettiva del federalismo fiscale.Leggi tutto