Cerca: Riforma PA, facebook

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Ecco il censimento delle PA su facebook. Come lo usano le pa che hanno aperto un profilo

Come comunica la pubblica amministrazione italiana attraverso l’uso di Facebook? L’azione di rapporto con il pubblico degli utenti così raggiunti è espletata in maniera corretta? Al di là del bisogno e del dovere di essere presenti in rete, il servizio poi reso agli utenti/follower è effettivamente utile o rischia di trasformarsi in un boomerang in termini di immagine?

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Si può fare Customer Satisfaction su Facebook?

Si può fare customer satisfaction su Facebook? Con 21 milioni di italiani su Facebook (dati al 29 febbraio 2012, vincos.it) la domanda, per le amministrazioni impegnate sul fronte del miglioramento dei servizi, si fa legittima per non dire urgente. Con Giovanni Arata, analista internet e freelancer che da tempo monitora la presenza delle amministrazioni italiane sui principali social network, Facebook per l’appunto e Twitter, abbiamo provato a rispondere. In teoria ma soprattutto in pratica.

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Le sirene di Facebook e l’idea dell’amministrazione

Qualche giorno fa un autorevole gruppo di consiglieri regionali lombardi della Lega Nord, tra cui Bossi (Renzo) e Bossetti (Cesare),  ha presentato un’interrogazione scritta all’Assessore competente per chiedere che venga impedito a tutti i dipendenti della regione l’uso di facebook e dei social network. In sé non sarebbe una notizia e al massimo potrebbe far scuotere la testa l’ignoranza profonda che l’interrogazione rivela, lì dove mischia i social network con la pirateria, “emule” e “altri generi di software per il peer 2 peer”; potrebbe poi strapparci un sorriso l’evocata potenza ammaliatrice delle nuove sirene, quando si lamenta che “molti dipendenti non riescono a resistere alla tentazione di collegarsi ai social network del momento, Facebook e Twitter”. Purtroppo la cosa è più seria ed è per questo, non tanto per prendere in giro il folklore politico di certi consiglieri, che vale la pena di parlarne.

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Come ti truffo lo Stato a tempo di musica. E poi con Facebook mi faccio beccare

Due signore liguri risultavano “malate” e quasi immobili da tempo, invece la sera si scatenavano in balli e canti e poi postavano le loro prodezze sulla bacheca personale del social network: così sono state scoperte dalla Guardia di Finanza e denunciate per truffa ai danni di Inps e Inail. Morale: le bugie hanno le gambe corte, e anche per questo scatenarsi in discoteca non conviene. Fra l’altro, essere presi in giro e a suon di musica, di questi tempi, è del tutto insopportabile.

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Spider Truman all’attacco (virtuale) della casta

Impazzano in rete le rivelazioni di un (presunto?) precario di Montecitorio messo alla porta dopo anni di lavoro sottoretribuito, e le ipotesi sul fenomeno si sprecano: esiste davvero, chi è, è solo una bufala? Intanto, di incontrovertibile c’è il fatto che in pochi giorni la pagina appositamente creata su Facebook sta raggiungendo un numero straordinario di lettori, consensi e commenti. Con tutte le conseguenze del caso.

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Capitolo 5. Dal Castello alla Rete, ovvero la PA nell'era Facebook

Articolo del dossier 2011, FORUM PA nella Rete

Il più recente è il "caso Lazio": a metà ottobre scorso il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, vieta, tramite due specifiche direttive, l'accesso a Facebook e ad altri siti "non rilevanti" ai tremila dipendenti della Regione Lazio. La motivazione a sostegno della decisione è stata tanto semplice quanto disarmante: gli impiegati passano troppo tempo, in orario di lavoro, sui social media. Le reazioni sono state molteplici con l'inevitabile tendenza a posizioni manichee.

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