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Dall’era del “fondo perduto” alla partnership per lo sviluppo

Andrea Vecchia racconta come è nato il metodo di Industria 2015 sottolineando la differenza tra la pianificazione strategica che esso prevede e i tradizionali strumenti di politica industriale italiani. Facendo numerose comparazioni con le esperienze più mature dei Paesi che hanno pianificato la politica industriale prima dell’Italia il DG di IPI illustra le scelte di fondo che sono alla base del Programma delineandone gli aspetti qualificanti, le prospettive che offre e i rischi che corre.

Industria 2015: scelte strategiche e azioni concrete per la competitività del sistema Paese

Andrea Bianchi apre il suo intervento a conclusione del convegno sottolineando come in esso sia emerso un linguaggio comune che per la prima volta ha accomunato gli operatori del settore privato con quelli del settore pubblico e come con Industria 2015 la Pubblica Amministrazione in qualche modo cambi pelle e percepisca il proprio ruolo di agente di sviluppo. Dopodiché Bianchi illustra analiticamente le varie fasi che hanno contraddistinto Industria 2015, i suoi punti di forza, le criticità emerse e le azioni concrete di sviluppo che ne derivano.

Investimenti e sviluppo un anno dopo la nascita dell’Agenzia e la fine di Sviluppo Italia

Domenico Arcuri presenta alcune indicazioni di consuntivo intorno al primo anno di gestione dell’Agenzia che fu Sviluppo Italia contestualizzando come l’azione rinnovata dell’Agenzia sia coerente anche con il programma Industria 2015. Attraverso un radicale sfoltimento delle società controllate e degli incarichi inutili e una razionalizzare del portafoglio di strumenti legislativi a disposizione l’Agenzia si è data pochi obbiettivi misurabili per sostenere lo sviluppo e smuovere l’Italia dalla posizione di fondo nel ranking della Nazioni capaci di attrarre investimenti internazionali.

Industria 2015: modello di sviluppo industriale

Simonetta Moleti presenta il modello di sviluppo industriale alla base del piano Industria 2015, definendone il contesto internazionale e nazionale di riferimento. Due le caratteristiche principali: sostegno generalizzato all’apparato produttivo attraverso il meccanismo del credito d’imposta e intervento fortemente selettivo su progetti di innovazione industriale. Gli scopi: definizione chiara degli obiettivi e allocazione certa di risorse su aree definite di sufficiente massa critica.Leggi tutto

Ruolo della PA nell'innovazione industriale

Giancarlo Michellone articola una riflessione sul ruolo dell’amministrazione pubblica in tema di innovazione industriale, con riferimento al piano Industria 2015 e all’area strategica Infomobilità da lui coordinata. Due i principali punti sviluppati: la PA quale leva per la domanda pubblica e il tema della valutazione nelle azioni connesse del Piano 2015.

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Osservazioni su Industria 2015

Fulvio D’Alvia propone il punto di vista delle imprese su Industria 2015. Identifica i tre punti qualificanti del Piano, partendo dalla sua funzione di scossa alla politica industriale italiana, attraverso la razionalizzazione degli strumenti di incentivazione e attraverso la messa al centro del manifatturiero in un’ottica di filiera. Al secondo punto la scelta di lavorare attraverso coordinamento di project manager, che facilita notevolmente i rapporti tra imprese e PA e al terzo la forte attenzione al territorio.Leggi tutto

Giuseppe De Rita, Le minoranze vitali che spezzano l’inerzia italiana

Please, No Art

by Thomas Hawk

Il Rapporto Censis 2007, descrivendo lo scenario italiano, parla di "poltiglia di massa" e “mucillagine”, insomma di inclinazione all’inerzia in una realtà frammentata, priva di coesione e degradante al peggio. Parla, tuttavia, anche di “minoranze attive”, vitali e trainanti, che possono innescare nuovi processi di sviluppo. Ma quali sono queste minoranze attive? Dove sono oggi le energie vitali in Italia? 

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Il ciclo di Doha e i rischi derivanti dalla sospensione dei negoziati

Stefano Santacroce spiega come l’obiettivo dei round promossi dal WTO sia generalmente quello di ridurre ciò che si frappone ad un libero scambio commerciale, ovvero ridurre le barriere e facilitare gli scambi. Alcune barriere, tuttavia, come nel settore agricolo, derivano da misure a sostegno degli agricoltori o delle produzioni, ad esempio prezzi di ingresso il cui effetto è equivalente ad un dazio. Con i negoziati si discutono le riforme per abbassare il livello generale di protezione negli scambi globali e rendere il mercato meno distorsivo.Leggi tutto

ICT? Meglio prima ripensare l'organizzazione del traffico

Alfredo Bregni parla dei limiti dell’ICT e tenta di dimostrare come prima di applicare le nuove tecnologie sia necessario intraprendere altre misure per risolvere i problemi del traffico. Per il Relatore, un problema serio, non ancora risolto, come quello del traffico spesso richiede una soluzione controintuitiva ed impopolare. Una soluzione controintuitiva e impopolare, tuttavia, rischia di autoescludersi in un mondo che ha troppa fretta per pensare, e rischia di collocarsi al di fuori delle possibilità della politica, che deve proporre e comunicare progetti comprensibili e condivisi.

Il Doha Round: analisi della situazione attuale dei negoziati

Il Round di Doha, iniziato nel 2001, è frutto di quella spinta positiva che il mondo ha voluto darsi dopo gli avvenimenti del 9/11. Dopo 6 anni di negoziati, ci si trova adesso in una fase di stallo dovuta al tema dell’agricoltura.Leggi tutto