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Le direttive annuali dei Ministri come strumento di programmazione strategica

Il relatore, dopo aver illustrato il fondamento teorico e normativo della “pianificazione” strategica, vocabolo utilizzato da un recente regolamento (decreto del Presidente della repubblica n.

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Il valore politico della pianificazione strategica

Facendo riferimento alla discussione che ha animato il convegno - di cui Ruffolo propone le sue “non conclusioni” - e mettendo in parallelo l’esperienza della pianificazione italiana di centrosinistra e quella statunitense il Presidente del CER sottolinea come dalla pianificazione strategica non possano essere espunti i fini politici ed etici.

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Amministrazione, rendicontazione contabile e rendicontazione sociale: tre piani che devono dialogare

Nel 1993 l’allora ministro della funzione pubblica Sabino Cassese sottolineava: “l’amministrazione vive senza i conti, i conti senza l’amministrazione”, evidenziando come le amministrazioni progettassero le attività senza tener conto delle risorse, mentre le ragionerie si preoccupavano delle risorse senza poter però padroneggiare realtà amministrative molto diverse, conoscibili solo sul campo. Dopo 15 anni resta ancora lo scollamento tra finalità e costi, risultati e risorse, piani di attività e bilancio.

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Il controllo di gestione e strategico nel Ministero dei Trasporti

Una delle sfide poste dalla Direttiva Prodi del marzo 2007, è quello di applicare i nuovi principi del ciclo integrato, invertendo la fase di programmazione finanziaria rispetto all’individuazione degli obiettivi strategici.Leggi tutto

L’utilità della condivisione dei dati del Rapporto DPS 2006

Tiziana Arista evidenzia la necessità che i dati del Rapporto DPS 2006, pur essendo accessibili a tutti, vengano maggiormente comunicati, soprattutto a coloro che amministrano e governano le Regioni e gli enti territoriali. Le sfasature informative, infatti, sono particolarmente evidenti per chi, in particolare nelle Regioni, ha un ruolo di coordinamento generale e si rapporta sia con le strategie di sviluppo regionale sia con le politiche ordinarie per il Sud.Leggi tutto

I percorsi dei territori e delle politiche per lo sviluppo territoriale: il Rapporto DPS 2006

Il Rapporto DPS, ormai giunto al 9° anno, è formalmente parte dei documenti di programmazione, spiega Paola Casavola. La sua missione specifica consiste nell’informare il Parlamento e i lettori interessati, da un lato, sullo stato dei territori e sul contenuto e avanzamento delle politiche di sviluppo regionale, dall’altro, introduce e spiega in quali direzioni ci si muoverà per lo sviluppo. Il Rapporto ha una struttura abbastanza standardizzata, fornisce dati dettagliati, non relativi esclusivamente a macro-aree, ma anche a livello regionale.

L’attività della Svimez

Il rapporto DPS è diventato uno strumento di lavoro estremamente utile per la ricchezza delle informazioni e la qualità delle analisi che contiene, sostiene Nino Novacco. Esso contribuisce ad aumentare la conoscenza economica del nostro Paese, in particolare arricchisce la dotazione nazionale di dati di carattere territoriale decisivi in un Paese come il nostro in cui sono presenti così profonde differenze territoriali nelle condizioni di sviluppo economico e sociale.Leggi tutto

Presentazione del Rapporto DPS 2006

È importante abbinare una buona programmazione a buoni risultati, afferma Carlo Sappino, perché i risultati rappresentano un linguaggio semplice attraverso il quale la collettività può esercitare un controllo effettivo sull’utilizzo delle risorse pubbliche. È in questa chiave che va letto il rapporto del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo, per la ricchezza dei dati, per le analisi presentate, per il tentativo di ricostruire, tramite un insieme di dati, un filo rosso che consenta di capire come le politiche abbiano impattato su indicatori significativi dello stato di salute dei territori

Il Rapporto DPS 2006 e il Mezzogiorno

Dal Rapporto DPS 2006 emerge chiaramente un problema di sovrapposizione di traguardi, sostiene Massimo Lo Cicero. Molto ancora rimane da spendere del ciclo 2000-2006, in particolare nel Mezzogiorno dove la macchina della distribuzione delle risorse appare più farraginosa, e, contemporaneamente, si pone la difficoltà di impiantare la spesa 2007-2013. Il Mezzogiorno, come evidenzia il Rapporto, è omogeneamente povero e ciò comporta – com’è naturale in una tale situazione di arretratezza - maggiore concentrazione del reddito e opportunismo politico, con conseguente fuga del capitale umano.

Aspetti positivi e negativi del Rapporto DPS 2006

Il Rapporto DPS rappresenta un documento di eccezionale qualità che affronta tematiche complesse, afferma Gianfranco Viesti. In alcuni ambiti, come la territorializzazione della spesa, ha fatto fare notevoli passi in avanti al nostro Paese, collocandolo al primo posto, tra quelli europei, per la capacità di osservare, misurare e valutare quanto è stato realizzato. È pensato per l’utente, che dal sito può scaricare file utili, ed è estremamente trasparente.Leggi tutto