Cerca: Saperi PA, Intervento, Governance, Atti FORUM PA 2008, politiche socio-sanitarie

7 risultati

Risultati

Un modello di sanità in cui la qualità può abbattere i costi e produrre ricchezza

Il sistema sanitario lombardo è nato sulla convinzione che attraverso la qualità si possano abbattere i costi impropri e produrre anche un innalzamento del livello socioeconomico territoriale. Dopo aver proceduto nell’accreditamento dei providers e lavorato per un mantenimento della qualità dei servizi il Piano attuale si occupa dello sviluppo del sistema. L’Assessore Bresciani illustra i quattro vettori dello sviluppo attuale: 1. partecipazione attiva; 2. riorganizzazione del sistema di emergenza e urgenza; 3. spostamento di diagnostica e cura di primo e secondo livello sul territorio; 4.Leggi tutto

Dal 1978 ad oggi. Come cambia il Sistema Sanitario Nazionale.

A 30 anni dalla sua nascita, il Sistema Sanitario Nazionale può essere considerato una delle esperienze più importanti e complesse di welfare nel nostro Paese. Data la sua strutturazione complessa, il SSN è ancora oggi in completa evoluzione e in via di definizione; basti pensare al nuovo assetto istituzionale che ha dato vita al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Leggi tutto

Il SSN: sfide tra passato e futuro

Nel suo intervento, Filippo Palumbo parla delle sfide che il Sistema Sanitario Nazionale ha dovuto sostenere sin dalla sua istituzione nel 1978 e sui cambiamenti registrati. Nel corso degli anni il SSN, anche per il suo carattere universale, ha avviato un processo di uniformazione verticale portando la sanità ad avere un carattere omogeneo ai vari livelli professionali mentre ciò che ancora manca è una uniformazione orizzontale che garantisca l’ accesso ai servizi e un’assistenza equa al cittadino. È proprio da questo ultimo punto che emergono le tante disuguaglianze tra le varie regioni.Leggi tutto

Le condizioni indispensabili per l’integrazione reale

Per parlare di integrazione – spiega Pier Natale Mengozzi – si deve individuare contemporaneamente ciò che va dato sul piano sanitario e ciò che va dato sul piano socio-assistenziale. Se si hanno i LEA ma non si hanno i LIVEAS non si ha l’integrazione. Bisogna quindi in primis cercare di capire quanto vorrebbe dire in termini economici un Fondo sociale nazionale e poi decidere quali sono i diritti sociali e quali quelli sanitari. Una volta stabiliti quali sono i diritti, per tutto ciò che non è diritto va fatta una grande campagna per la compartecipazione dei cittadini alla spesa sociale.

Le azioni e i paradigmi necessari per la costruzione dell’integrazione

Per FIASO l’integrazione deve essere il senso stesso dell’innovazione nelle aziende sanitarie per quanto riguarda la parte territoriale; fare integrazione – spiega Francesco Ripa di Meana – significa ripartire dal fatto che chi governa, chi gestisce e chi paga devono agire in un unico sistema e che l’ elemento di governo deve essere unico. A questo scopo è stato creato un Laboratorio che parte dalla definizione di che cosa è il servizio per poi misurarlo e misurarne l’impatto in termini di qualità e di quantità valutando anche i modi in cui fino ad esso si è proceduto all’integrazione.

Il punto di vista degli infermieri sul processo di integrazione socio-sanitaria.

Sono tre i concetti chiave su cui verte l’intervento di Marcello Bozzi: i bisogni di salute dei cittadini, l’assistenza primaria e la programmazione. Leggi tutto

Catalizzare l’integrazione

Stefano Inglese ha organizzato questo convegno come prosecuzione del lavoro iniziato con la Conferenza sulle Cure Primarie tenutasi a Bologna nel febbraio 2008. La discussione e l’operatività si svolgono su due assi: quello che riguarda l’integrazione istituzionale ai diversi livelli e quello che presta attenzione alla dimensione dell’integrazione professionale e disciplinare. Scopo dell’evento è quello di partire dalla dichiarazione dei dieci principi di Bologna per rilanciare, riaprire e mantenere viva la discussione sui sistemi di assistenza primaria.