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Nin fa male ch'è piccate, nin fa bene ch'è spricate - #Chieti #volontariato

“Non fare del male perché è peccato, non fare del bene perché è sprecato”. Così si dice a Chieti ..e gli abitanti della città abruzzese sembrano prenderlo alla lettera (almeno stando ai dati di ICity-rate 2012). Grazie ai suoi 4 abitanti ogni 1000 che svolgono attività di volontariato, Chieti guadagna infatti la 97^ posizione nella classifica per l'indicatore "Volontari per 1000 abitanti". Ma i teatini sono in buona, per non dire ottima, compagnia lungo tutta la Penisola. Continuiamo con le "Pillole di ICity-Lab", la rubrica in cui proviamo a verificare modi di dire e luoghi comuni delle città italiane, utilizzando la piattaforma www.icitylab.it.

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Intelligenza in Genere - la rubrica delle WISTER

Intelligenza in Genere è la Rubrica del gruppo WISTER su forumpa.it.
Il gruppo WISTER - Women for Intelligent and Smart TERritories è nato quasi per caso, lo scorso autunno, per la necessità comunemente avvertita di condividere idee, progetti, eventi e proposte. Attualmente conta  oltre 200 donne di tutte le estrazioni, di tutte le regioni, con diverse competenze ed età. "E si chiama così - ci spiega Flavia Marzano, tra le fondatrici del Gruppo - perché siamo partite dalla certezza che un territorio non può essere smart se non è inclusivo". Le WISTER con cadenza bisettimanale e con alcuni speciali, ci portano a FORUM PA 2013, dove la riflessione comune (el'azione) trova un momento di aggregazione in un workshop dedicato e riogorosamente "nato dal gruppo".

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Placemaking blog series: The benefits of aging in place

Sometimes it’s hard to define what makes a great place, but you know it when you experience it. Great places lure people in with activities, people watching, shopping or just the experience of being around others and feeling a sense of connection. Does this only happen at organic farmers markets or outdoor cafes? Hardly. Placemaking doesn’t just occur in affluent communities or vacation hotspots. Chicago’s 26th street in Little Village, 18th Street in Pilsen, or the Glenwood Market in Rogers Park are evidence that the power of a vibrant public place transcends geographic and demographic boundaries.

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I vantaggi di invecchiare sul posto

A volte è difficile definire in cosa consiste un “buon luogo,” ma se ci imbattiamo in uno di essi, lo riconosciamo. Un buon luogo attrae le persone con attività, incontri, la possibilità di fare acquisti o anche solo di stare in mezzo alla gente e sentirsi in contatto con gli altri. Questo può accadere soltanto ai mercatini biologici o nei caffè all’aperto? Non necessariamente. Il “placemaking,” la creazione di spazi pubblici a misura d’uomo, non è riservato solo alle comunità benestanti o alle zone turistiche. A Chicago, la 26esima strada nel Little Village, la 18esima strada a Pilsen o il Glenwood Market a Rogers Park sono esempi di come il richiamo di spazi pubblici vivaci oltrepassi i confini geografici e demografici.

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Città Smart e città verde: una relazione possibile

Quando parliamo di “città verde” possiamo riferirci alla percezione che se ne ricava sorvolandola con un aereo, grazie ad un’equa distribuzione tra parti grigie (costruito) e parti vegetali (campagna urbana, aree fluviali, spazi verdi pubblici e privati). Partendo da questa semplificazione possiamo poi introdurre diversi concetti: “città ecosistemica”, cioè una città in cui è valutata in termini di ricchezza la biodiversità animale e vegetale presente nel territorio urbano; “città ospitale”, intesa come città a misura d'uomo (su questo criterio gli interrogativi e i parametri di valutazione sono molto diversi e partono da punti di vista molto distanti); “cittadinanza con il verde”, cioè la possibilità di vivere con la necessaria presenza di uno spazio aperto capace di suscitare la memoria di un luogo fertile, agreste, felice. Ma per essere smart una città dev'essere necessariamente verde? Ecco il quesito di fondo. 

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Smart mobility: il Position Paper di Finmeccanica

Finmeccanica mette a disposizione un Position Paper con le riflessioni emerse dai lavori del laboratorio “Smart Mobility: muoversi meglio per vivere meglio” che si è tenuto a SMART City Exhibition il 30 ottobre scorso. Questi gli spunti di riflessione emersi: la strategia nazionale per le piattaforme ITS (Intelligent Transport Systems); gli open data per la smart mobility; il ruolo degli stakeholder della filiera della mobilità; gli investimenti per la smart mobility.

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La mobilità nell'era della "condivisione"

L’avvento di internet e la conseguente economia della conoscenza non hanno bisogno di luoghi definiti o specifici, come accadeva nell’epoca precedente. La produzione può avvenire in qualsiasi luogo sia dotato delle infrastrutture minime di connessione; conseguentemente la mobilità si sta gradatamente trasformando. L’automobile tradizionale, e in generale l’accesso alla mobilità di ogni tipologia di utenza, subirà radicali trasformazioni anche dal punto di vista sociologico, muovendosi gradualmente verso un’economia di “condivisione”.

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Un'altra idea sulla città (pubblica) intelligente

Ho seguito, con interesse ma non senza qualche perplessità, buona parte della tre giorni di Smart City Exhibition, a Bologna. Era quella stessa perplessità che in generale provo quando il termine città viene additivato con specificazioni varie: smart in questo caso, sostenibile, ecologica, a impatto zero e così via, in tante altre occasioni.

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“Innovatore sociale a chi?” Spunti da una mattinata di lavori sulla smart city italiana

A Smart City Exhibition abbiamo dedicato una sessione all’innovazione sociale, in una carrellata di esperienze e riflessioni sul tema, da Udine a Siracusa. Rosario Sapienza, nella sua esperienza di hubber siciliano, raccontava che non è raro incontrare persone che, pur facendo innovazione sociale, sono refrattarie alla definizione. Il rischio per queste realtà è di rimanere ai margini delle reti che, sempre più e su più livelli, si attivano. Non si tratta tanto di categorizzare quanto di aprire la prospettiva dell’innovazione sociale italiana (quella reale) in un momento in cui, dal policy-making alla progettazione sul campo, già non possiamo farne a meno.

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Vauban district, come un quartiere ecologico può essere anche intelligente

Nel 1993 la municipalità di Friburgo, in Germania, acquista dalla Federal Authorities, per venti milioni di euro, il sito dell'ex caserma francese di Vauban e avvia la pianificazione di un distretto tutto basato sulle energie rinnovabili. Il dominio del petrolio è ancora assoluto quando in questo lembo di terra si pensa di dare vita ad un distretto completamente green basato sulla cooperazione e la partecipazione degli abitanti per incontrare i bisogni sociali, culturali, economici ed ecologici del posto. Il Vauban district si sviluppa su 38 ettari ed ospita 5.000 abitanti e 600 lavoratori.

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