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Placemaking blog series: The benefits of aging in place

Sometimes it’s hard to define what makes a great place, but you know it when you experience it. Great places lure people in with activities, people watching, shopping or just the experience of being around others and feeling a sense of connection. Does this only happen at organic farmers markets or outdoor cafes? Hardly. Placemaking doesn’t just occur in affluent communities or vacation hotspots. Chicago’s 26th street in Little Village, 18th Street in Pilsen, or the Glenwood Market in Rogers Park are evidence that the power of a vibrant public place transcends geographic and demographic boundaries.

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I vantaggi di invecchiare sul posto

A volte è difficile definire in cosa consiste un “buon luogo,” ma se ci imbattiamo in uno di essi, lo riconosciamo. Un buon luogo attrae le persone con attività, incontri, la possibilità di fare acquisti o anche solo di stare in mezzo alla gente e sentirsi in contatto con gli altri. Questo può accadere soltanto ai mercatini biologici o nei caffè all’aperto? Non necessariamente. Il “placemaking,” la creazione di spazi pubblici a misura d’uomo, non è riservato solo alle comunità benestanti o alle zone turistiche. A Chicago, la 26esima strada nel Little Village, la 18esima strada a Pilsen o il Glenwood Market a Rogers Park sono esempi di come il richiamo di spazi pubblici vivaci oltrepassi i confini geografici e demografici.

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Città Smart e città verde: una relazione possibile

Quando parliamo di “città verde” possiamo riferirci alla percezione che se ne ricava sorvolandola con un aereo, grazie ad un’equa distribuzione tra parti grigie (costruito) e parti vegetali (campagna urbana, aree fluviali, spazi verdi pubblici e privati). Partendo da questa semplificazione possiamo poi introdurre diversi concetti: “città ecosistemica”, cioè una città in cui è valutata in termini di ricchezza la biodiversità animale e vegetale presente nel territorio urbano; “città ospitale”, intesa come città a misura d'uomo (su questo criterio gli interrogativi e i parametri di valutazione sono molto diversi e partono da punti di vista molto distanti); “cittadinanza con il verde”, cioè la possibilità di vivere con la necessaria presenza di uno spazio aperto capace di suscitare la memoria di un luogo fertile, agreste, felice. Ma per essere smart una città dev'essere necessariamente verde? Ecco il quesito di fondo. 

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La mobilità nell'era della "condivisione"

L’avvento di internet e la conseguente economia della conoscenza non hanno bisogno di luoghi definiti o specifici, come accadeva nell’epoca precedente. La produzione può avvenire in qualsiasi luogo sia dotato delle infrastrutture minime di connessione; conseguentemente la mobilità si sta gradatamente trasformando. L’automobile tradizionale, e in generale l’accesso alla mobilità di ogni tipologia di utenza, subirà radicali trasformazioni anche dal punto di vista sociologico, muovendosi gradualmente verso un’economia di “condivisione”.

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Un'altra idea sulla città (pubblica) intelligente

Ho seguito, con interesse ma non senza qualche perplessità, buona parte della tre giorni di Smart City Exhibition, a Bologna. Era quella stessa perplessità che in generale provo quando il termine città viene additivato con specificazioni varie: smart in questo caso, sostenibile, ecologica, a impatto zero e così via, in tante altre occasioni.

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“Innovatore sociale a chi?” Spunti da una mattinata di lavori sulla smart city italiana

A Smart City Exhibition abbiamo dedicato una sessione all’innovazione sociale, in una carrellata di esperienze e riflessioni sul tema, da Udine a Siracusa. Rosario Sapienza, nella sua esperienza di hubber siciliano, raccontava che non è raro incontrare persone che, pur facendo innovazione sociale, sono refrattarie alla definizione. Il rischio per queste realtà è di rimanere ai margini delle reti che, sempre più e su più livelli, si attivano. Non si tratta tanto di categorizzare quanto di aprire la prospettiva dell’innovazione sociale italiana (quella reale) in un momento in cui, dal policy-making alla progettazione sul campo, già non possiamo farne a meno.

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Cosa ci aspetta a Bologna: "spigolature" da Smart City Exhibition

Smart City Exhibition non è una fiera e tanto meno una passerella convegnistica, bensì un luogo di formazione, lavoro e incontro, che raccoglie e mette a confronto per la prima volta in Italia le migliori esperienze internazionali e del nostro paese sul tema delle città intelligenti. Chi ci segue da tempo sa che ci aspettiamo tanto da questa prima edizione di Smart City Exhibition, in programma a Bologna dal 29 al 31 ottobre. Sarà un’occasione straordinaria e completamente gratuita per incontrare idee, persone, progetti e costruire insieme quella definizione della smart city italiana che ancora necessita di concretezza e operatività. Ecco un percorso ragionato all’interno del programma: un’anticipazione di quanto potrete vedere e toccare con mano nella tre giorni bolognese.

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ICity rate: a Bologna premiate le città italiane più smart

ICity Lab - dove la I evoca Innovazione, Inclusione, Interazione, Intelligenza - è una iniziativa di FORUM PA che vuole essere di supporto a tutti coloro che operano ai diversi livelli per migliorare le nostre città, ma è anche uno stimolo a impegnarsi sempre di più nei diversi ambiti che caratterizzano una città intelligente. Per questo motivo, oltre a produrre materiali di lavoro e di ricerca, FORUM PA - in occasione dell'apertura della manifestazione Smart City Exhibition il 29 ottobre a Bologna - presenterà i risultati di ICity Rate, la classifica delle città intelligenti italiane. I capoluoghi di provincia italiani sono stati messi a confronto sulla base di oltre cento indicatori riferiti alle dimensioni della governance della città, dell'economia, della mobilità, dell'ambiente, del capitale sociale e della qualità dei servizi che hanno poi permesso di arrivare alla classifica finale.

Appuntamento alle ore 11 all'interno del convegno inaugurale.

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Smarter Cities...secondo IBM

Il Programma delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani nel suo report “State of the world's city 2011” è stato chiaro: le città ospitano la maggior parte della popolazione mondiale. E il trend è in ascesa, i centri urbani continuano a crescere, consumare e inquinare in proporzione. Intervenire sulle città, riuscire a renderle più efficienti, sicure e produttive vorrebbe dire quindi migliorare la qualità della vita di milioni di persone. Ed è per questo che IBM, sorretta dalla sua visione dello “Smarter Planet”, da più di tre anni sta investendo sul programma “Smarter Cities” in tutto il mondo. In Italia ha già toccato più di cento città, siglando dodici protocolli strategici, avviando diversi progetti di innovazione e consolidando una comunità di circa 40 città in partnership con FORUM PA.

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Vite sempre connesse grazie alla tecnologia: ecco come si delinea lo stile di vita degli smart citizens

Lo sviluppo della società dell'informazione è considerato indispensabile per migliorare il benessere delle popolazioni e la competitività dei territori. Mai come in questi ultimi decenni le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno influenzato la vita quotidiana dei cittadini e ne hanno modificato comportamenti e abitudini. L’attenzione si focalizza sui cambiamenti del tessuto sociale determinati dalla diffusione di queste nuove tecnologie che facilitano la partecipazione e la coesione sociale. È a questi cambiamenti che gli amministratori devono porre la giusta attenzione per riuscire ad attuare una lungimirante azione politica di governo del territorio e delle città.

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