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Bye bye banche, il prestito arriva dal basso: è il social lending

Avete sicuramente sentito parlare del social lending, ma a molti non avrà detto molto. E' il nuovo fenomeno nato dalla rete e dalla teoria della condivisione che, mettendo radici in un'altra tendenza in atto, quella del crowdfunding, permette un accesso agevolato al credito a coloro che magari se lo sono visto negare dalle banche. Come è possibile? Un sistema di finanziamento tramite il quale i privati fanno prestiti a privati, con tassi vantaggiosi e su piattaforme autorizzate e monitorate dalla Banca d’Italia. L'autrice di quest'articolo "folgorata dal Social Business di Yunus e della sua Grameen Bank, sempre più desiderosa di conoscere le opportunità di questo strumento di "finanza dal basso", è arrivata all’ideazione del progetto Sociallending. Scopriamone di più.

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Massive Open Online Courses: si scrive MOOCs, si legge nuova didattica online

L’Unione Europea si propone di diventare l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, posizionando al centro dei suoi programmi l’istruzione superiore e la formazione permanente. Due punti cardinali di un processo di rinnovamento sociale che appare lungo, complesso, ma organico. Rinnovamento avviato con il processo di Bologna[1] ma che continua con Europe 2020 - la strategia EU per garantire una crescita più sostenibile e inclusiva. È in questo contesto che vedono la luce due dei progetti universitari di elearning più interessanti sul territorio italiano. Stiamo parlando di Federica e di Emma.

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Fluido e agile, il lavoro del futuro al centro del programma di #FPA2015

Parliamo spesso su queste pagine di smart working. In una società dove stanno emergendo nuovi modelli economici, come quello proposto dalla sharing economy e più in generale dai modelli di economia positiva, si può lavorare da remoto senza essere avulsi dall’organizzazione di cui si è parte. Questa soluzione facilita soprattutto le donne, che da sempre si trovano divise tra i tempi di vita e quelli di lavoro. A FORUM PA 2015 due appuntamenti in collaborazione con la rete WISTER per riflettere sui risparmi che le aziende, ma prima ancora le pubbliche amministrazioni, possono cogliere da questo piccolo ma dirompente cambiamento del modello lavorativo.

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OnToMap: un semantic web service per la costruzione di conoscenza territoriale

Vi illustriamo un progetto nato con l’obiettivo di proporre un nuovo approccio al tema della partecipazione dei cittadini alla costruzione della conoscenza territoriale, tramite l’utilizzo di piattaforme web collaborative. Il progetto utilizza un’ontologia del territorio per fornire alle pubbliche amministrazioni uno strumento di supporto alle decisioni politiche, favorendo un rapporto di dialogo trasparente tra cittadini e istituzioni. Sviluppare un’ontologia urbana significa costruire consenso tecnico-scientifico su un glossario che comprende e seleziona le definizioni concettuali esistenti, creando così uno schema dinamico e integrato della rappresentazione spaziale e semantica dei luoghi.

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Wetest, la mobilità pedonale 3.0: lo studio

Una metodologia che si propone di governare la mobilità pedonale attraverso l’uso di nuove tecnologie e lo sviluppo di capitale umano. È il risultato di un progetto interdisciplinare condotto da un team di urbanisti, architetti, tecnici GIS, studenti e ricercatori che si sono riuniti la prima volta nell'agosto 2014 in occasione di “Venice Smart city”. Il workshop internazionale, coordinato da URBEGO in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia, il Comune di Venezia, COWI e BLIP, aveva l’obiettivo di analizzare le pratiche pedonali ottimali in una città storica alla luce della Smart City.

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Smart working, modelli organizzativi innovativi per smart cities

L’attività lavorativa è un elemento cardine della vita delle comunità urbane e dell’organizzazione della città perché incide, in modo significativo, sulla qualità della vita delle persone e delle famiglie e sulle prospettive di sviluppo economico e sociale. Il quesito che si intende affrontare in questa sede è se sia possibile, per gli organi di governo di una città, aprire nuove prospettive di sviluppo a politiche integrate in materia di energia, mobilità, welfare, parità di genere e inclusione sociale attraverso azioni condivise di indirizzo e di sostegno, rivolte alle amministrazioni e alle aziende che operano nel territorio, perché innovino i propri modelli organizzativi del lavoro.

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Governance e Smart City: aspettative del cittadino e rilevazione del bisogno

Quando l'approccio top down incontra la Social Innovation? La gestione integrata di un territorio prende dal cambiamento le proprie chiavi di lettura. Il percorso intrapreso dalla Città di Padova, attraverso gli obiettivi strategici del Settore Pianificazione Urbanistica, ha sviluppato uno sguardo altro rispetto alla vecchia concezione urbanistica, apportando ricadute innovative in termini di programmazione, gestione e organizzazione urbana.

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Pop Hub, la città si riprende i suoi spazi

Vincitore del bando "Smart Cities and Social Innovation", Pop Hub è un progetto di riqualificazione urbana che parte dalla mappatura degli spazi urbani inutilizzati tramite app e piattaforme virtuali apposite, ai fini di riuso e rivitalizzazione urbana e sociale, in contrasto al consumo di suolo e all'abbandono edilizio. In questa sede presentiamo il percorso di formazione e sviluppo del progetto, a partire dall’idea del nucleo fondatore fino alla realizzazione concreta e al suo impatto sul territorio.

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La città Open Source, un modello da Trieste

Ecco un percorso progettuale, coadiuvato dell’istituto universitario ISIA di Firenze, che con un approccio User Center Design ha indagato l’usabilità e l’interazione della città. Attraverso la lente del dialogo (continuo) tra cittadinanza e pubblica amministrazione, si è cercato di migliorare e rendere accessibile la leggibilità e la fruizione dello spazio cittadino. Uno spazio aperto in cui fisico e digitale si fondono, questa è Metatrieste.

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E le città si coprirono di campagna...

L’edificazione spinta degli agglomerati urbani in cui viviamo sembra averci fatto perdere ogni relazione con l’ambiente naturale. L’impermeabilizzazione smodata del suolo urbano ha avuto e sta avendo importanti ricadute su innumerevoli aspetti del vivere in città. Secondo dati WWF in Italia l’urbanizzazione dal 1956 al 2001 è cresciuta del 500%. Tuttavia oggi assistiamo a un fenomeno interessante. Il verde sta lentamente tornando in città, anche in Italia. In alcuni paesi sembra addirittura che le città reclamino con forza il bisogno di stare in contatto con la campagna da cui, di fatto, dipendono intrinsecamente. OrtiAlti procede proprio in questa direzione: un progetto presentato a #SCE2014 che fa immaginare città più inclusive, vivibili e sostenibili.

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