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Il riduzionismo normativo e comunicativo che blocca l’innovazione

Tre eventi sugli Open Data degli scorsi giorni, apparentemente slegati tra di loro, mi hanno fatto riflettere sui limiti e le possibilità delle politiche dell'innovazione in Italia. L'immagine che ci viene restituita è quella che conosciamo bene di un paese ricco di energie vitali, con singole eccellenze distribuite a macchia di leopardo, ma che non fa sistema, non ha una visione che lo porta a non reggere i confronti internazionali. Non possiamo continuare a considerare l'innovazione come uno slogan da usare a tempo debito, come la foglia di fico per coprire la vergogna delle nostre inefficienze.

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Otto azioni contro lo spread digitale

Venerdì e sabato passati si è svolta a Roma, presso l’Università Roma Tre, la prima tappa degli “Stati generali dell’Innovazione”: un’associazione/movimento nata per iniziativa di molte associazioni, movimenti, aziende e cittadini convinti che le migliori opportunità di crescita per il nostro Paese sono offerte dalla creatività dei giovani, dal riconoscimento del merito, dall’abbattimento del digital divide, dal rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government. FORUM PA è tra i promotori ed io ho aiutato a dirigere il traffico delle decine di interventi che si sono succeduti sul palco, intervallati da momenti di lavoro di gruppo. Il risultato è stato ricco e operativo: otto proposte, due per ciascuno dei grandi temi affrontati, da sottoporre ora al nuovo governo, ai governi locali, alle imprese, alle associazioni nell’ottica di un processo multi-stakeholder. Ecco il documento finale.

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La tela di Penelope dell’Italia digitale

Nonostante tutto  e nonostante la lettura mattutina dei titoli dei giornali, voglio essere ottimista e quindi, prima di commentare il fatto che nella famosa lettera programma del Governo all’Ue “per lo sviluppo e la crescita” non sia mai nominata la rete, mai nominato Internet, mai accennato all’economia digitale che pure impatta per il 5% del PIL nei Paesi sviluppati e più smart e solo il 2% in Italia; prima di andare a vedere se le indiscrezioni di questa mattina su un ennesimo stanziamento (gli altri sono stati tutti disattesi) sulla banda larga sarà reale o solo annunciato, prima di ogni delusione voglio raccontarvi tre fatti positivi, anzi tre e mezzo.

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OPEN GOVERNMENT: La strada obbligata per la PA del FUTURO. Ecco il tema di FORUM PA 2012.

Come ogni anno a ottobre facciamo oggi il punto sullo stato dell’innovazione nella PA e nei sistemi territoriali e proponiamo alla vostra attenzione il tema che ci accompagnerà sino al prossimo FORUM PA 2012 (16-19 maggio).
Nello scegliere l’OPEN GOVERNMENT come tema per la prossima edizione, intendiamo coglierne sin da subito lo spirito e farci interpreti della filosofia che porta con sé chiedendo ai nostri lettori di controllarci, commentarci, correggerci, di agire in prima persona suggerendo emendamenti, casi di successo da porre all’attenzione pubblica, di arricchire la riflessione che da oggi ci accompagnerà fino a maggio con ogni tipo di contributo utile.
Sarà il nostro modo di valorizzare l’intelligenza collettiva che anima la nostra comunità.

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Open Government e Open Data, la prospettiva e la speranza italiana

La diffusione dell'Open Data in Italia sta riproducendo dinamiche simili a quelle che hanno portato alla nascita della telematica pubblica. Un primo nucleo di sperimentatori, di innovatori, di associazioni e di volontari insieme, spesso, alla lungimiranza di alcuni enti locali, permise allora la realizzazione delle prime reti civiche creando la cultura e la prassi necessaria che poi hanno permesso la nascita e la diffusione della telematica pubblica nella forma che oggi conosciamo. Un analogo processo, seppur dai ritmi più sostenuti, sta finalmente portando anche l'Italia ad allinearsi con le esperienze internazionali volte a rendere accessibili e riutilizzabili i dati raccolti e prodotti dalle pubbliche amministrazioni.

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Riusciremo mai ad andare sulla Luna?

È evidente, purtroppo, l’incapacità dimostrata nel nostro paese nel gestire i progetti complessi che la sfida della modernità ci sottopone. Ne abbiamo parlato recentemente in merito al dibattito  scaturito sulla nostra Protezione Civile: tutto si trasforma in emergenza e viene gestito con procedure straordinarie al di fuori delle prassi amministrative. Ma perché avviene questo? E, soprattutto, allo stato attuale siamo in grado, parafrasando il titolo dell'ultimo  libro di  William D. Eggers[1], di mandare un uomo sulla luna? E cioè di impegnarci su nuovi grandi progetti, di reintrodurre tecnologie complesse (quali la produzione di energia nucleare come in molti, forse inopportunamente, richiedono), di sostenere il dovuto e necessario processo di modernizzazione della pubblica amministrazione, così da renderla sempre più efficiente nei confronti dei bisogni delle imprese e dei cittadini? Probabilmente, no.

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Dematerializzazione nella PA: una favola a rovescio

"C'era una volta un povero lupacchiotto, che portava alla nonna la cena in un fagotto…"
Uno degli zoom tematici che stiamo preparando per FORUM PA 2010 tratterà della “PA senza carta”. Così ho cominciato a ripercorrere la storia infinita della dematerializzazione nella PA e mi è tornata in mente la filastrocca di Gianni Rodari, che proponeva un bouleversement delle favole più note tirandone fuori situazioni esilaranti, ma anche qualche insegnamento.
Cominciamo comunque a raccontare la storia per benino.

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