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Il coraggio dello switch-off

Articolo del dossier Albo pretorio on line

Dal 1 gennaio di quest’anno la carta sparisce dagli albi pretori: l’unica pubblicità legale valida per gli atti (quelli che erano affissi agli albi pretori dei comuni e delle province) è quella su Internet. La carta non vale più. Un comune che si ostinasse a non inserire in un’apposita sezione del proprio sito ad esempio le pubblicazioni di matrimonio, continuando ad attaccare i fogli in bacheca, metterebbe in seri guai sia gli sposi che i propri funzionari. E’ un esempio, tutto sommato limitato nella portata, ma amplissimo nella diffusione (vale infatti per tutti gli enti pubblici) di quello switch-off dalla carta al digitale che da anni chiediamo.

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E-government, indietro tutta

La presentazione dei risultati dell'Egovernment Report ci da l'occasione per riflettere sull'andamento del processo di digitalizzazione della nostra Pubblica Amministrazione. I risultati complessivi, descritti in circa 180 pagine, purtroppo non fanno che confermare le tendenze già in atto da diversi anni e da noi più volte commentate: la prima fase dell'e-government, inteso quale processo di informatizzazione incentrato prevalentemente sulle strutture e sui processi esistenti, è da considerarsi conclusa con diversi risultati raggiunti, molte aspettative tradite e svariati obiettivi mancati. E in un contesto complessivamente deludente l'Italia non figura essere la prima della classe, tutt'altro.

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La PEC non risolve… ma aiuta! Sempre che sia usata

Certo non segnerà la fine della lotta alla cattiva burocrazia né sarà l’arma finale contro l’immobilismo di molte pubbliche amministrazioni, ma anche uno scettico come me deve convenire che la PEC, se non risolve, aiuta.
Aiuta perché con la PEC, potrò risolvere le incombenze di questa settimana sulla mia scrivania... A patto di avercela.

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Il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale? Io l'ho letto.

 Il Consiglio dei Ministri scorso (quello del 28 gennaio a Reggio Calabria), assieme ai provvedimenti contro la mafia, ha anche dato l’avvio all’esame del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) che deriva dall’esercizio della delega che il Governo aveva ricevuto con la legge 69/09. Ho letto la bozza che circola in rete e devo dire che si tratta di un lavoro serio ed impegnativo. Sarà necessario attendere certamente il testo definitivo ma alcune cose già si possono dire.

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Obama mette online la banca dati dello Stato...e da noi?

La notizia (uscita ieri su Repubblica.it) è di quelle semplici da raccontare: tutto l’archivio federale degli Stati Uniti (una cosetta che vale 32.000 documenti l’anno solo di aggiornamento) sarà online a disposizione di tutti e così, tramite l’Open Government Initiative, lo saranno tutti i documenti delle varie agenzie.

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Ma questo piano di e-government?

Sono passati circa  100 giorni da quando è stato reso noto il piano di e-government di legislatura (e-gov 2012) ed è opportuno chiederci a che punto siamo.

In parte ci può aiutare un sito www.e2012.gov.it, ma solo in parte. Infatti leggendo tra le righe di descrizione e le “faccette”, in massima parte soddisfatte, qualche dubbio ci viene. Il piano come sapete era molto vasto, troppo vasto direi e, in effetti, per alcuni settori chiave non siamo ancora riusciti a vedere il cambio di passo, né, per la verità, siamo riusciti a sapere se, e in che modo sarà finanziato. 

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Occasione perduta?

In un recente editoriale lamentavo che la PA digitale fosse ormai da aggiungere alle tante riforme perdute da far cercare a “Chi l’ha visto?”. Immediatamente ho avuto l’indignata reazione di molti che in questi anni ci hanno lavorato e creduto e che magari hanno anche ottenuto, nel loro settore o nel loro territorio, risultati apprezzabili. Per non incorrere in quello che Michele Serra ha magistralmente descritto come “pensiero sbrigativo”, che tanto successo ha ora nella politica, cerco di argomentare meglio il mio ragionamento dividendolo (Bacone insegna) in pars destruens e pars adstruens, insomma in criticità e proposte. Non è un elenco “sbrigativo” io ci ho lavorato un bel po’ di tempo, quindi altrettanto ve ne chiedo. Armatevi di un po’ di pazienza e prima di criticare leggetelo tutto.

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PA digitale, chi l’ha vista?

Cominciamo da un aneddoto: mi sono trovato ieri ad un tavolo con molte delle aziende multinazionali di ICT che operano nel mercato pubblico italiano. Nella chiacchierata (era un tavolo sulla sanità elettronica) l’umor nero era generalizzato: tutte, ma proprio tutte, le aziende lamentavano che il ruolo del public sector italiano è sempre più calante nel panorama internazionale, che le case madri disinvestono dalla PA italiana sia in termini di persone, che di risorse per la ricerca e quindi di innovazione, che il mercato appare sempre più confuso, frammentato in piccole e piccolissime iniziative e lento nelle decisioni.

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La sfida dell'utente

Il Settimo rapporto CapGemini sull'e-Goverment ha presentato un bilancio sui progressi fatti dai diversi governi in termini di offerta dei servizi on line. Un bilancio che è stato presentato come positivo, mettendo in risalto che seppure molte sfide restano aperte, un certo numero (più che soddisfacente) può dichiararsi senza ombra di dubbio vinto... o se preferite superato.

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