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Il riduzionismo normativo e comunicativo che blocca l’innovazione

Tre eventi sugli Open Data degli scorsi giorni, apparentemente slegati tra di loro, mi hanno fatto riflettere sui limiti e le possibilità delle politiche dell'innovazione in Italia. L'immagine che ci viene restituita è quella che conosciamo bene di un paese ricco di energie vitali, con singole eccellenze distribuite a macchia di leopardo, ma che non fa sistema, non ha una visione che lo porta a non reggere i confronti internazionali. Non possiamo continuare a considerare l'innovazione come uno slogan da usare a tempo debito, come la foglia di fico per coprire la vergogna delle nostre inefficienze.

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The day after : parole e pensieri del dopo elezioni

Inutile parlare dei risultati elettorali: il profondo cambiamento culturale, sociologico e politico della geografia del Parlamento è sotto gli occhi di tutti. Ma si sa che, come diceva il mio amato Gaber, “La realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va” e in genere va dove non ci saremmo immaginati. Insomma tutto cambia e il cambiamento, come sempre, ci interroga. Io provo rispondere a questi muti interrogativi buttando giù qualche breve riflessione su quelli che mi sembrano essere alcuni dei pilastri che, pur nella clima rivoluzionario e vagamente giacobino che attraversiamo, non possiamo permetterci di segare se non vogliamo che il tetto della nostra democratica convivenza ci caschi in testa. Come sempre mi limiterò alle cose che rientrano nel novero dei nostri primari interessi, perché di tuttologi ne abbiamo già abbastanza in TV.

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Otto azioni contro lo spread digitale

Venerdì e sabato passati si è svolta a Roma, presso l’Università Roma Tre, la prima tappa degli “Stati generali dell’Innovazione”: un’associazione/movimento nata per iniziativa di molte associazioni, movimenti, aziende e cittadini convinti che le migliori opportunità di crescita per il nostro Paese sono offerte dalla creatività dei giovani, dal riconoscimento del merito, dall’abbattimento del digital divide, dal rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government. FORUM PA è tra i promotori ed io ho aiutato a dirigere il traffico delle decine di interventi che si sono succeduti sul palco, intervallati da momenti di lavoro di gruppo. Il risultato è stato ricco e operativo: otto proposte, due per ciascuno dei grandi temi affrontati, da sottoporre ora al nuovo governo, ai governi locali, alle imprese, alle associazioni nell’ottica di un processo multi-stakeholder. Ecco il documento finale.

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OPEN GOVERNMENT: La strada obbligata per la PA del FUTURO. Ecco il tema di FORUM PA 2012.

Come ogni anno a ottobre facciamo oggi il punto sullo stato dell’innovazione nella PA e nei sistemi territoriali e proponiamo alla vostra attenzione il tema che ci accompagnerà sino al prossimo FORUM PA 2012 (16-19 maggio).
Nello scegliere l’OPEN GOVERNMENT come tema per la prossima edizione, intendiamo coglierne sin da subito lo spirito e farci interpreti della filosofia che porta con sé chiedendo ai nostri lettori di controllarci, commentarci, correggerci, di agire in prima persona suggerendo emendamenti, casi di successo da porre all’attenzione pubblica, di arricchire la riflessione che da oggi ci accompagnerà fino a maggio con ogni tipo di contributo utile.
Sarà il nostro modo di valorizzare l’intelligenza collettiva che anima la nostra comunità.

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Open data? Un esempio così vicino e ancora così lontano

La scorsa settimana vi avevo parlato di una ricerca della McKinsey sull’impatto dell’economia di Internet sullo sviluppo e la crescita. Oggi ci rivolgiamo invece alla più vicina Francia e vi racconto (e vi traduco) la circolare che il primo Ministro Fillon ha inviato per lanciare in tutta la PA francese il programma di Open data. L’esempio ci interessa perché segna una strada che saremmo in grado sin da oggi (oggi, non tra un anno) di applicare anche da noi.

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