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E-government, indietro tutta

La presentazione dei risultati dell'Egovernment Report ci da l'occasione per riflettere sull'andamento del processo di digitalizzazione della nostra Pubblica Amministrazione. I risultati complessivi, descritti in circa 180 pagine, purtroppo non fanno che confermare le tendenze già in atto da diversi anni e da noi più volte commentate: la prima fase dell'e-government, inteso quale processo di informatizzazione incentrato prevalentemente sulle strutture e sui processi esistenti, è da considerarsi conclusa con diversi risultati raggiunti, molte aspettative tradite e svariati obiettivi mancati. E in un contesto complessivamente deludente l'Italia non figura essere la prima della classe, tutt'altro.

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Il piano di e-gov 2012 di Brunetta: io l’ho letto!

…E vi assicuro che non è stata un’impresa facile leggere e studiare i cinque documenti che sono stati proposti e che potete comunque scaricare direttamente dall’home page del Ministro Brunetta.
Si tratta di un lavoro imponente: 292 slides tra management summary (12 pagine); presentazione (70 pagine); sintesi (18 pagine); obiettivi dettagliati (188 pagine); quadro sinottico di alcuni progetti (4 pagine).
Basta questo elenco per farci dire che, finalmente, abbiamo un piano: completo, articolato, diviso in quattro grandi aree, in 27 obiettivi, in una settantina di progetti (e per qualche obiettivo manca ancora il dettaglio). Un piano con quadri sinottici, diagrammi di Gantt, fabbisogni necessari, strumenti di governance e di controllo, obiettivi intermedi… Insomma un piano.

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Occasione perduta?

In un recente editoriale lamentavo che la PA digitale fosse ormai da aggiungere alle tante riforme perdute da far cercare a “Chi l’ha visto?”. Immediatamente ho avuto l’indignata reazione di molti che in questi anni ci hanno lavorato e creduto e che magari hanno anche ottenuto, nel loro settore o nel loro territorio, risultati apprezzabili. Per non incorrere in quello che Michele Serra ha magistralmente descritto come “pensiero sbrigativo”, che tanto successo ha ora nella politica, cerco di argomentare meglio il mio ragionamento dividendolo (Bacone insegna) in pars destruens e pars adstruens, insomma in criticità e proposte. Non è un elenco “sbrigativo” io ci ho lavorato un bel po’ di tempo, quindi altrettanto ve ne chiedo. Armatevi di un po’ di pazienza e prima di criticare leggetelo tutto.

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PA digitale, chi l’ha vista?

Cominciamo da un aneddoto: mi sono trovato ieri ad un tavolo con molte delle aziende multinazionali di ICT che operano nel mercato pubblico italiano. Nella chiacchierata (era un tavolo sulla sanità elettronica) l’umor nero era generalizzato: tutte, ma proprio tutte, le aziende lamentavano che il ruolo del public sector italiano è sempre più calante nel panorama internazionale, che le case madri disinvestono dalla PA italiana sia in termini di persone, che di risorse per la ricerca e quindi di innovazione, che il mercato appare sempre più confuso, frammentato in piccole e piccolissime iniziative e lento nelle decisioni.

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3 miliardi di investimenti nell’e-Government, troppi o troppo pochi?

Ieri è stato presentato il rapporto 2008 dell’Assinform che, tradizionalmente, fa il punto sullo stato di salute del settore ICT in Italia.  Bisogna dire che, come ahimè spesso succede in questo periodo, i dati non sono gran che confortanti.

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