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Enabling city. L'innovazione sociale (spesso) succede dove meno te lo aspetti

“Enabling” con un termine un po' evocativo di manuali di pedagogia può tradursi in italiano con “abilitante”. Ma è un po’ il contrario di quel che sembra, perché l’enabling city è in realtà una città che sa imparare. Dai cittadini e dalle comunità che la abitano, la animano, la migliorano, risolvendo i problemi che la attraversano. Spesso in modi imprevisti e nei luoghi su cui meno si scommetterebbe. “Enabling City” è il progetto di Chiara Camponeschi che si occupa di innovazione sociale nell'ambito della sostenibilità urbana e della governance partecipativa. “Per me – ci spiega Chiara - una città è veramente “enabling” quando lascia spazio alla collaborazione, alla sperimentazione, alla trasparenza. Quando mette cioé a disposizione fondi, infrastrutture e un progetto politico per stimolare l'empowerment di comunità locali che si attivino per contribuire al cambiamento”.

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So Smart, so Sentient, so Social. E’ la nostra città di domani?

L’intelligenza di matrice tecnologica nel modello della smart city è un must, ma non basta. Dentro questo spazio di interconnessioni sottilissime e pervasive, solo apparentemente senza pareti, chi si muove e chi si incontra? Cosa può nascere o morire in una città potenzialmente capace di offrire infinite e personalizzate versioni di se stessa, attraverso un processo instancabile di ricerca e scoperta di dispositivi tech? Che fine fa lo spazio della sfera pubblica, cioè quello spazio di cui una società ha bisogno per ricomporre le differenze che la abitano e la animano? Queste sono le domande che emergono sempre più pressanti da chi, con prospettiva multidisciplinare, studia gli assetti urbani del futuro. Se ne parla ad Amsterdam, da oggi, in una quattro dedicata alle Social Cities of Tomorrow (#socialcities)

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Apps in the City. Quando le apps arrivano in città

La città è per vocazione al centro dell'amministrare 2.0. Così, seguendo il paradigma di una amministrazione partecipata, smart e capace di resilienza le città sviluppano la loro multiforme anima digitale. Cosa succede quando arrivano le Apps? Ne abbiamo parlato in skype video con Paolo Coppola, assessore all'Innovazione di Udine, Lorenzo Marchionni, presidente della fiorentina Lineacomune spa e Elena Rapisardi, esperta Protezione Civile - Emergency management. 

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Emilia Romagna regione a mobilità elettrica

In contemporanea con la settimana Europea della Mobilità Sostenibile, sono state inaugurate a Bologna, Modena e Imola le prime infrastrutture per la ricarica di mezzi di trasporto elettrici. Allo stesso tempo è partito anche il progetto di interoperabilità dei sistemi di ricarica di Enel ed Hera su base regionale, come prevede il protocollo di intesa firmato dalle due aziende e dalla Regione. Si tratta del primo caso in Italia ed è il primo tassello per la realizzazione di una rete di mobilità elettrica che presto darà ai cittadini di Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Imola e Modena la possibilità di ricaricare i mezzi elettrici indifferentemente in una delle 5 città.

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Cassa Depositi e Prestiti: contro la crisi prodotti finanziari diversificati e parternariato pubblico-privato.

Angelo Mariano spiega in breve che la funzione della Cassa Depositi e Prestiti è quella di attingere ai soldi del risparmio postale per tramutarli in prestiti da erogare agli enti locali, che li usano per investimenti pubblici. Il problema della mancanza di risorse a causa del patto di stabilità è avvertito soprattutto dagli enti locali del sud, tanto che dall'anno scorso la Cassa registra una pesante riduzione degli investimenti.

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La città intelligente: Reggio Emilia, città delle persone.

Nel primo intervento Mauro Bonaretti premette che la questione del patto di stabilità pesante e del blocco dei finanziamenti è fondamentale, quando non era invece necessario che le problematiche della finanza pubblica ricadessero sugli enti locali.

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La città intelligente è facile da usare e a misura del cittadino-cliente.

Secondo Mario Marini, senza soldi non si fa innovazione, ma il punto è che non è vero che le risorse economiche non ci siano, il problema è dove i Comuni scelgono di allocarle. E' inoltre necessaria la volontà e lungimiranza di impegnarle su processi che abbiano obiettivi a medio e lungo termine.

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Necessario far emergere l'intelligenza propria di ogni città.

Nel primo intervento Ezio Micelli tocca il tema della città intelligente, nel senso di una intelligenza propria di ogni città, che gli amministratori hanno il compito di far emergere, attraverso un lavoro di scavo e tecnologie ad hoc. Si tratta di un'intelligenza che non si dà da sola, ma attraverso dei percorsi partecipati prima viene messa in luce e poi condivisa, e quindi trasformata in orgoglio e capitale sociale, in un orizzonte di senso collettivo.

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La città intelligente: puntare su tecnologia ed innovazione ma centrate sulle persone.

Paolo Pissarello spiega che il progetto Genova smart city mira a costruire una città appetibile per il domani,  secondo i due principali temi dell'ambiente e del lavoro. Il contributo fondamentale viene da tecnologia ed innovazione, ma mettendo al centro le persone, per cui il progetto passa attraverso istituzioni, imprese, singoli cittadini e le loro associazioni.

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La città è intelligente quando capisce come fare innovazione.

Secondo Giorgio Pighi per fare innovazione è necessario capire come, secondo quanto espresso dal  termine “intelligente” nel suo etimo latino. Questo il lavoro che il suo Comune ha compiuto per costruire un'esperienza culturale come quella del festival della Filosofia,  cercando di capire come raggiungere numeri significativi senza aumentare i costi. Altro profilo approfondito dalla sua amministrazione è quello di non tenere un atteggiamento rivendicativo sulla sicurezza pubblica nei confronti del governo centrale.

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