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Un Tavolo sulla sanità per rispondere alle domande sull'innovazione

Cheers

Foto di marie-ll

Gestire il passaggio dalla carta all’elettronico, predisporre i fattori abilitanti per l’innovazione, gestire in maniera ottimale ed efficiente il processo clinico-assistenziale sul cittadino e fornire, agli organi di governo del sistema sanitario nazionale, elementi qualitativi e quantitativi sui quali poter decidere.
Quattro obiettivi chiave, quattro priorità individuate su cui lavorare insieme, dal basso, per portare il sistema della sanità italiana ad un livello di costo sostenibile, mantenendo, o meglio aumentando, la qualità del servizio.

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Venezia, partecipazione come parola chiave per lo sviluppo

Turiddo Pugliese, Dirigente area Pianificazione Strategica del Comune di Venezia, ci parla delle difficoltà e dei vantaggi riscontrati nel realizzare il piano strategico con una metodologia basata principalmente sulla concertazione e il coinvolgimento dei principali protagonisti della vita economica e sociale dell'area veneziana.

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Un Piano strategico per Venezia

Integrare il processo di programmazione del territorio con un'attività di dialogo con le parti sociali, gli operatori economici, il mondo della cultura e quello associativo, individuando quindi nella concertazione un metodo per lo sviluppo. È la linea che sta promuovendo il Comune di Venezia.

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La pianificazione strategica ed i processi di multilevel governance

Ferdinando Ferrara introduce il dibattito sulla Pianificazione Strategica e la multivelel governance e sottolinea l’importanza che il Dipartimento per lo Sviluppo delle Economie Territoriali attribuisce al Progetto Sfide, un’iniziativa in collaborazione con Forum PA, che ha lo scopo di far emergere e valorizzare le best practice nell’ambito dello sviluppo locale.Leggi tutto

Il passaggio dalla prima ad una seconda generazione dei Piani Strategici

Per Pasquale Persico la prima generazione di Piani Strategici ha fatto maturare la consapevolezza nelle città e nei territori, della necessità di concepirsi come organizzazioni complesse. Obiettivo dell’incontro, inoltre, è quello di valutare se sia possibile passare ad una seconda generazione di Piani Strategici, che faccia parte di una politica economica delle città e delle aree vaste. Il Relatore, quindi, propone ai partecipanti l’ascolto di un concerto per pianoforte, per far comprendere quale può essere il potenziale di un’area.Leggi tutto

Il ruolo della politica nella pianificazione strategica: l’esperienza di Bolzano

Renzo Caramaschi, citando l’esempio di Bolzano, afferma la sua contrarietà a ricorrere ad incarichi esterni quando si intraprende un processo di pianificazione strategica; è necessario, infatti, coinvolgere la struttura interna dell’ente: tutta l’Amministrazione deve partecipare in modo convinto, e la politica deve fare un passo indietro e lasciare che le diverse parti della società civile conferiscano il loro apporto.Leggi tutto

Le caratteristiche della seconda generazione dei Piani Strategici in Italia

Raffaella Florio compie una panoramica sull'evoluzione della pianificazione strategica in Italia, sottolineando come questa, ormai, sia una pratica diffusa ed in continua espansione su tutto il territorio: dal 2000 ad oggi, infatti, oltre trenta città si sono avvicinate alla pianificazione strategica come strumento di governo.Leggi tutto

L’esperienza della prima generazione dei Piani Strategici in Italia

Carlo Alberto Donolo illustra gli aspetti positivi della prima generazione dei Piani Strategici. Innanzitutto, l’adozione di una prospettiva strategica è un forte elemento di novità rispetto alla tradizione amministrativa e politica del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda l’allungamento dell’orizzonte temporale delle scelte collettive. In secondo luogo, i primi Piani, spesso nati dall’iniziativa di singoli comuni, hanno mostrato la tendenza ad allargarsi assumendo il carattere di pianificazione d’area vasta.Leggi tutto

La cooperazione per la definizione di un piano nazionale per il patrimonio forestale

Fausto Martinelli sottolinea la necessità di trovare una condivisione fra gli attori istituzionali per la definizione di un piano forestale. Aggiunge che alla luce dei problemi ambientali non è più rinviabile una presa di coscienza della necessità di agire da parte delle istituzioni. Illustra i dati del patrimonio forestale italiano. Propone la definizione di un nuovo modello sociale per la gestione del patrimonio boschivo. Riporta i dati relativi agli stanziamenti finanziari per la definizione del piano nazionale forestale.

Una cabina di regia per la definizione del Piano Nazionale forestale: la proposta dell’Uncem

Oreste Giurlani sottolinea la necessità della presenza dell’Uncem nella cabina regia per la definizione del piano nazionale di forestazioni. Sostiene che è fondamentale capire come si collega la programmazione regionale a quella nazionale. L’esperienza toscana dimostra, a suo parere, che la gestione delle comunità montane del patrimonio forestale produce semplificazione delle procedure nei confronti dei cittadini.