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Etica (pubblica) per un figlio*

Se il mio figlio piccolo (sedici anni tra pochi giorni) mi desse retta, questa sera, spinto dalle notizie di stampa e dalla visita al sito dei Comuni italiani, gli parlerei di etica pubblica. Comincerei a parlargli delle tasse e gli direi quanto è strano sentire dire oggi, come cosa nuovissima, verità ovvie: ad esempio che chi non paga le tasse deruba il contribuente onesto.  Gli direi anche che se in queste settimane è bastato fare qualche controllo “bandiera”, magari un po’ in forma di spettacolo, nei luoghi dei ricchi per dare a tutto il Paese l’impressione che l’aria che tira è cambiata e non c’è più trippa per i gatti furbi, allora probabilmente abbiamo sprecato tanto tempo e forse potevamo evitare di avere un debito pubblico al 120% del PIL che fa di lui, senza che lo sappia e senza il suo permesso, uno dei cittadini europei più appesantito. Poi commenterei con lui la notizia di oggi: che i sindaci hanno deciso che l’evasione fiscale è una cosa che tocca per prima cosa le autonomie locali e che se la lotta non parte da loro allora è destinata all’insuccesso.

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"Salva Italia", ok, ma "L’Italia sono anch’io"

Forse un filino demagogico, ma certamente semplice e d’immediato impatto, il titolo “Salva Italia” per il decreto economico di questi giorni dimostra una sapienza di marketing che forse non ci saremmo aspettati da “tecnici”, sia pure blasonati. Ma quale Italia vogliamo salvare? I tragici fatti di questi ultimi due giorni, con il rogo “per errore” del Campo Rom a Torino e la “caccia al negro” di Firenze mi hanno profondamente colpito e mi convincono sempre di più che l’Italia che dobbiamo salvare è quella di tutti, italiani e “nuovi italiani”, quella del Talento, della Tecnologia e della Tolleranza (R.Florida 2002) con un grande accento su quest’ultima. L’Italia che vorrei salvare è un’Italia accogliente, un’Italia intorno a cui si stringono tutti i cittadini, nuovi o vecchi che siano, un’Italia che, come ha sottolineato il Presidente Napolitano, accolga come italiani tutti i “nuovi cittadini” che sono nati sul suolo italiano e che dimostrano la volontà di far parte della nostra comunità. Ed è proprio con questo obiettivo che nasce l’iniziativa L’Italia sono anch’io promossa dal Presidente dell’Anci e Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, insieme a molte associazioni del Terzo Settore, che voglio brevemente segnalarvi in questo editoriale.

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