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Intervento di Enrico Seta

Non possiamo considerare un atto normativo una panacea: il nostro ordinamento soffre di patologie accumulate nel tempo. Il tema degli investimenti nel mondo delle costruzioni va collocato in una visione più ampia, dove il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti possa essere un ambito di crescita e non di spesa, recuperando efficienza. Crescita significa anche bloccare la richiesta continua di spesa pubblica e riorganizzare interi settori. Meno contributi a fondo perduto e più sinergie.

Intervento di Carlo Zini

L’elemento prioritario oltre alla volontà politica per la realizzazione delle infrastrutture, con tutto il dibattito alimentato dalla trasformazione delle città, è necessario di disporre di ingenti investimenti. Oggi investiamo miliardi nella coesione sociale dove non manca la qualità realizzativa, ma il consenso politico e le risorse economiche. È importante quindi assegnare delle priorità alle opere, considerando ovviamente le tensioni locali che vengono generate.

Intervento di Pierfrancesco Maran

EXPO ha consentito di sbloccare gli investimenti. Oltre allo Sblocca Italia e sul come vengono gestiti gli investimenti, dobbiamo porci il problema di quali investimenti vogliamo e possiamo sostenere: Milano porta qualche esempio, per esempio gli interventi di contenimento delle esondazioni. E le nuove opere che va fatte con le opportune valutazioni.

Intervento di Flavio Tosi

A Verona abbiamo assunto un atteggiamento pratico nell’affrontare i problemi: la fiction sulla costruzione dell’autostrada del Sole è attuale ed emblematica. Vanno affrontati e superati i limiti della burocrazia e i limiti culturali se vogliamo dotarci delle infrastrutture neccessarie per compiere un salto di qualità.

Intervento di Gaetano Manfredi

Leggere un’opera 50 anni dopo come l’autostrada del Sole implica riconoscerne l’innovazione tecnologica e le possibilità aperte al Paese sul mercato estero. Oggi quelle competenze non mancano all’Italia ma operano all’esterno, come America Latina e Cina. Quello che abbiamo perso è il valore del tempo nella cornice degli investimenti: l’infrastruttura ha un’interazione dinamica con il contesto e i bisogni a cui risponde.

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Intervento di Paolo Buzzetti

Osserviamo città stravolte da eventi naturali, con grandi responsabilità umane. Riuscivamo a fare cose che ci copiavano in tutto il mondo, quando le immagini del cavalcavia dell’autostrada del Sole esposti al MoMA e i giapponesi che ci osannavano. Oggi andiamo verso un fermo totale, mi fa piacere che il Governo si opponga a un’ottusa austerità, che annulla gli investimenti e aumenta la spesa pubblica. Le conseguenze sono sotto i nostri occhi. Serve un grande piano.

Intervento di Orazio Iacono

Vogliamo dare prova che ossessione e passione sono ben presenti in Italia, ma cala la fiducia per le ragioni che sono state qui presentate. È necessaria un’iniziativa integrata e intermodale, le infrastrutture ci sono. Illustriamo quali sono le prospettive di RFI nel contesto delle infrastrutture e dei trasporti.

Intervento di Ennio Fantastichini

La storia parla di uomini con una grande voglia di ricominciare e lasciarsi la guerra alle spalle. Quando fecero l’autostrada del Sole abitavo a Fiuggi e per andare a Roma era un’impresa. Guardando la serie con mio figlio ho pensato: non dimentichiamo quell’eccellenza e riportiamo ad oggi una grande passione legata anche a una grande ossessione.

Intervento di Vittorio Cogliati Dezza

L’autostrada del Sole ha avuto un impatto di immaginario emotivo così forte perché la rappresentazione di modello di Paese che si stava costruendo e proponendo allora era l’accoppiata FIAT-ENI come asse fondamentale di sviluppo industriale. Che idea vogliamo trasmettere oggi? Un’idea appartenente al ‘900 o guardare alla questione energetica e alla decarbonizzazione?

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Intervento di Eleoonora Andreatta

La RAI ha scelto di ripercorrere una particolare attenzione al periodo che corre tra gli anni 50 e 60, fondamentali per un Paese che usciva dalla Guerra per pensare alla rinascita. Le storie di Mattei, Olivetti e oggi il maestro Manzi. La strada dritta è nell’alveo di questo pensiero, a 50 anni di distanza come per la nascita del SAIE. Non come operazioni di nostalgia, perché non erano anni facili, di grandi energie e di crescita economica ma ostacoli complessi.

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