Cerca: Caso, Qualità della vita

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Guerra aperta al degrado urbano: il caso Milano

Ci sono gli ex cinema De Amicis, Splendor, Luce, Maestoso e Adriano, l'ex palazzo Inps di via Toffetti e l'ex Grand hotel Brun, senza contare diverse villette, nell’elenco delle aree ed edifici privati che versano in stato di abbandono stilato dal Comune di Milano e per cui l’amministrazione richiede l’immediato intervento da parte dei proprietari. Gli immobili, distribuiti in tutte le nove zone della città e dalle tipologie più varie, sono stati individuati grazie alla collaborazione delle associazioni di quartiere con l’obiettivo di portarle a nuova vita, nel rispetto del decoro urbano e dell’interesse generale.

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A Roma c’è lo SCEC: lo sconto che cammina al fianco dell’Euro

Contrastare la crisi, trovare soluzioni intelligenti ed alternative alla grande distribuzione e rivitalizzare il commercio di vicinato. A Roma, nel quartiere San Lorenzo, da qualche tempo è cominciata una sperimentazione completamente dal basso ed un “po’ folle”: lo SCEC è una moneta complementare che fa bene all’economia e all’identità locale. L’obiettivo non è dichiarare guerra alle distribuzione organizzata, ma arricchire di significato l’esperienza di abitare una città.

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Copenhagen, Green Tiger di Europa a #SCE2014

La capitale danese è l’esempio concreto che la sostenibilità urbana non è un animale mitologico, utilizzando l’espressione di Peter Hall[1], ma esiste e si può replicare. Un caso urbano più unico che raro, il cui modello eccelle per l’alta qualità di vita, le scelte legate alla mobilità, le politiche energetiche così come per l’architettura che ha ancora un forte valore sociale e si disegna intorno alla vita dei cittadini. Una città che avremo occasione di conoscere direttamente a Bologna durante Smart City Exhibition 2014.

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A Toronto ogni spostamento comincia e termina a piedi

Negli ultimi mesi servizi on-demand e nuove piattaforme (bla bla car, uber, car2go, enjoy…) ci hanno fatto spostare l’attenzione dall’aspetto hardware della viabilità urbana (spazi e luoghi) a quello software (flussi e tempi). Dal Canada sembra venire il messaggio opposto: spingere sulle trasformazioni urbane per garantire ai propri cittadini una mobilità a misura umana. E oggi si raccolgono i frutti della semina di oltre dieci anni fa.

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San Francisco e i Fantastici 3: missione "zero waste"

La città di San Francisco si è data un obiettivo ambizioso: quello di azzerare entro il 2020 la produzione di rifiuti e, pensate un po', lo ha fatto più di 10 anni fa. Oggi è a buon punto per raggiungere il traguardo e a vederla da qui non sembra così complicato. In realtà è tutto frutto di un innovativo waste management iniziato negli anni'80, che ha saputo coniugare politiche, partnership private, cittadinanza attiva e un'ampia campagna di sensibilizzazione e formazione fuori e dentro le aule scolastiche. La sostenibilità non si improvvisa.

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Roma, progetto Scuole Aperte: un ponte tra educazione e territorio

In Italia si stanno diffondendo esperienze di riappropriazione dello spazio scolastico da parte della cittadinanza, organizzata principalmente sotto forma di associazioni di genitori. L’esigenza è quella di costituire vere e proprie scuole di comunità che possano fare da ponte con il territorio. Esperienze di sussidarietà orizzontale, casi pilota che hanno potuto confrontarsi il 22 Marzo 2014 a Roma in occazione del convegno “Scuole aperte, un modello sostenibile” organizzato dai genitori dell’Associazione Scuola Di Donato, con il patrocinio del Comune di Roma, che è stata pioniere tra i primi plessi scolastici a fare della partecipazione diretta e volontaria alla cura degli spazi scolastici e di quartiere il proprio principio guida, promuovendo circoli virtuosi di responsabilizzazione dei cittadini e delle istituzioni. Abbiamo chiesto a Giulia Pietroletti, Assessore all'ambiente, decoro, intercultura e innovazione nella Pubblica Amministrazione nel Municipio Roma V e membro dell’Associazione Scuole Aperte di raccontarci il progetto della scuola Pisacane di Roma, che ha seguito l'esempio della scuola Di Donato.

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L'innovazione sociale al servizio della smart city: uno sguardo al mediterraneo

In Italia grazie alla linea di intervento sostenuta dal MIUR, centinaia di giovani innovatori si sono messi al lavoro su progetti spesso molto articolati e, nonostante le risorse economiche decisamente limitate, si sono poi rilevati di grande interesse. E' l'esempio di City Roaming, un progetto che intervenendo sulla mobilità ha convinto non solo l’amministrazione di Napoli, ma anche importanti aziende come Vodafone, Renault e ABB.

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Notizie da Seoul: parola d’ordine condividere

Pensate se si potesse vivere così: uscire la mattina dalla propria casa, in condivisione, guidare un’auto presa al servizio sharing fino all’ufficio, uno spazio di coworking in cui lavorare in sinergia con i professionisti con i quali si condivide la scrivania e, neanche a dirlo, le proprie competenze e a pranzo? Un pasto condiviso, ovvio. Fantasia? Non per Seoul, che con un Act for Promoting Sharing si candida a diventare la capitale della sharing economy. Per riscoprire l’economia, ma soprattutto le relazioni.

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Torino SMILE detta il passo: ecco il primo piano strategico condiviso italiano

Segna un percorso di trasformazione e ha la dote di poter essere replicato in altre realtà urbane, è il Masterplan di Torino Smart City il primo progetto strategico chiaro e condiviso elaborato da una città italiana.  SMILE racchiude 45 azioni per rendere la città più vivibile, sostenibile e trasparente, ma soprattutto permette di capire dove sta andando la città, di prendere il proprio posto e partecipare al cambiamento. Quali sono questi esempi concreti di idee innovative? Vediamone alcuni e cerchiamo di essere ottimisti: la città ci sorride.

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Chicago non aspetta: a lavoro con i Civic hacker

Chicago ha rapidamente ampliato la propria attività di dati aperti negli ultimi anni e ha visto aumentare per dimensioni e sperimentazioni la propria comunità di civic hacker. Una coincidenza? No, negli USA hanno verificato che le persone se fornite degli strumenti usano le proprie competenze tecniche per contribuire a migliorare le città in cui vivono. Perché non dovrebbero? Non è più solo questione di trasparenza, ma di civic innovation. Aprire e aspettare non basta, siamo alla fase di gioco successiva e l’Italia non se ne è accorta.

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