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Il difensore civico comunale e il “famigerato” comma 186 in Finanziaria

Tra i “tagliati” via dal comma 186, art. 2 dell’ultima Finanziaria rientra il difensore civico comunale. Chi era? Perché è stato fatto fuori? Quali sono i costi che pagheremo per questa dipartita? Come nelle migliori famiglie, di fronte alla scomparsa di un buono, troppo tranquillo e mai abbastanza conosciuto parente lontano, ci interroghiamo sull’eredità che ci ha lasciato e sull'opportunità di dare a questo istituto, generato negli anni ’70 dagli ottimi principi della buona amministrazione, una seconda opportunità. Ne parliamo con l’avv. Samuele Animali, Difensore civico Regione Marche e attuale Coordinatore nazionale, in una riflessione sul sistema della difesa civica in Italia e una proposta di riforma in tre punti.

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Finanziaria: comma 176, la soluzione finale

Mentre scrivo, la bagarre intorno alla legge finanziaria è al culmine, tra emendamenti di ogni provenienza che seguono percorsi carsici, apparendo e scomparendo a comando. Mi muovo, quindi, con cautela nella mia reazione all’ennesima prepotenza della “dittatura del rubinetto” che rischia, una volta di più, di tagliare insieme al grasso presunto, il tessuto vivo e connettivo della nostra democrazia.

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Codice delle Autonomie: le prime reazioni

Il 19 novembre scorso il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva un disegno di legge che modifica il Decreto legislativo 267/2000 (Testo unico degli Enti locali) e ridisegna complessivamente il sistema delle autonomie locali, individuando le funzioni amministrative fondamentali che spettano a Comuni, Province e Città metropolitane e semplificando alcuni aspetti dell’ordinamento regionale e locale.

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La figura del Direttore Generale ed il principio di autonomia organizzativa degli enti locali alla luce della riforma della Carta delle Autonomie

Il progetto di accreditamento dei Direttori Generali acquista importanza particolare alla luce dell'imminente riforma della Carta delle Autonomie. Su questo tema, Legautonomie teme che l'approvazione della riforma metta in discussione l'esistenza stessa della figura del direttore generale.Leggi tutto

La stagione degli Enti locali

L’autunno è da sempre la stagione in cui è massimo l’interesse politico e istituzionale verso gli Enti locali: questo autunno ha in più ulteriori e decisivi motivi per alzare il tono del dibattito sul federalismo fiscale e istituzionale. 

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De profundis per un progetto di riforma: finisce l’esperienza dei direttori generali degli Enti locali?

Il testo del codice delle autonomie che è stato approvato ieri in Consiglio dei Ministri prevede, di fatto, la soppressione della figura del Direttore generale degli Enti Locali (figura introdotta dalle Riforme Bassanini nella seconda metà degli anni Novanta) tranne che per le nove città metropolitane[1]. A mio parere si tratta di una controriforma gravemente sbagliata nel merito e nel metodo. Nel merito perché elimina una figura di cerniera tra politica ed amministrazione che è stata un importante strumento di innovazione; nel metodo perché ancora una volta il Governo mortifica così l’autonomia degli Enti locali entrando pesantemente a definirne i modelli organizzativi.

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Il Codice delle Autonomie cancellerà il Direttore Generale dell'Ente Locale? Un commento da Andigel

Nell'ultima (?) bozza del disegno di legge sulla Carta delle Autonomie presentato in Consiglio dei Ministri nel luglio 2009 si dedicano poche righe alla figura del direttore generale affermando che sarà possibile avvalersi di tale ruolo e figura solo nei comuni di città metropolitane.

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Autonomie locali e città metropolitane, si accelera sulla strada delle riforme

Working Together Teamwork Puzzle Concept

by lumaxart

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha incontrato ieri al Viminale i sindaci e i presidenti di Provincia delle nove “Aree Metropolitane” individuate dalla legge 142 del 1990: Roma, Milano, Torino, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari. Le città metropolitane, livello istituzionale previsto anche dalla nostra Costituzione a partire dalla riforma del Titolo V del 2001, hanno incontrato fino ad oggi grandi difficoltà sulla strada della realizzazione concreta e il disegno di legge attuativo non è mai stato varato. Ora sembra che l’obiettivo possa essere finalmente raggiunto in tempi brevi: quello di ieri è stato il primo di una serie di incontri in vista della definizione del “Codice delle Autonomie”, a cui il ministro Maroni vuole giungere entro la fine di settembre. 

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Il Decalogo ANDIGEL per la riforma del Codice delle Autonomie

Nel dibattito sulla riforma del Codice delle Autonomie, l’Associazione dei Direttori Generali ha scelto di non proporre un punto di vista che riguarda la propria funzione e la propria categoria professionale, perchè non è più tempo che chi opera nella PA si preoccupi in primis della propria sopravvivenza: la priorità deve essere la modernizzazione ed il funzionamento del sistema Paese. Per questi motivi ANDIGEL ha proposto un semplice decalogo per il legislatore.

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Il ruolo di soggetti costituenti proprio degli Enti Locali

Il sistema di rappresentanza degli Enti Locali non può più essere impostato su una base organizzativa e dinamica propria del vecchio Stato centralista ed è per questo che Uncem e Legautonomie hanno proposto ad Upi e Anci di formare una Confederazione. Nelle parole di Enrico Borghi questo permetterebbe di costruire una propria impalcatura di carattere culturale dalla quale far discendere nuove modalità organizzative.

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