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Big Society o Big Government?

"Non c’è bisogno di citare l’Alexis de Tocqueville del viaggio americano per ricordare che in una comunità politica l’associazionismo, il capitale sociale, la trama di coesioni ne costituiscono la precondizione di unitarietà e di democraticità. Non c’è bisogno di citare il Robert Putman del “giocare a bowling da solo”, per ricordare la desertificazione dell’attuale contesto sociale. (...) Tutti fenomeni che indeboliscono l’unitarietà della struttura profonda della comunità politica. E in definitiva la sua democraticità. Come ricostruire il tessuto sociale precondizionante una democrazia?" Questo l'incipit del contributo di Andrea Manzella che ricompone i temi emersi nel convegno "Coesione sociale, Big society e sussidiarietà”, Camera dei deputati, 15 dicembre 2011. Vi proponiamo il testo integrale dell'interessante paper.

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Il vaso di Pandora della Big society e i nuovi modelli di pubblica amministrazione

Quando si parla di Big Society si sa da dove si parte ma non dove si arriva. Proposto in un momento di conclamata crisi economica e sociale e ripreso per aspetti diversi in molti discorsi, il programma di Cameron, a guardarci bene dentro, sembra accendere i riflettori su una crisi profondamente politica. Non fa eccezione l’Italia dei municipi e del mutuo aiuto, dove ad essere fortemente incrinato è proprio il rapporto di rappresentanza tra Stato e società, con il risultato di un inaspettato divario tra governo della cosa pubblica e bisogno sociale. Questa è l’analisi emersa dai lavori in tema di “Coesione sociale, sussidiarietà, Big society”, il 15 dicembre alla Camera dei Deputati, con il contributo di analisti di rilievo e la pregnante sintesi di Giuseppe De Rita.

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Community organizer superstar. Alle origini dell’auto-organizzazione di comunità

Il community organizing è legato alla Chicago industriale degli anni ’30 e al nome del sociologo Saul Alinsky che ne ha fatto un vero e proprio metodo di lotta per le comunità spossessate del diritto al selfrule, quintessenza della democrazia americana. Da allora il community organizing ne ha fatta di strada, arruolando negli anni ‘80 un giovane Barack Obama e arrivando, con le modifiche del caso, nell’Europa odierna della Big Society. Ne parliamo con Mattia Diletti, Ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università La Sapienza di Roma.

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Non solo Big Society. L’ora della sussidiarietà in Italia

Elemento centrale nella declinazione italiana di anglofoni modelli emergenti - dall’open government alla big society alla social innovation - la sussidiarietà ha celebrato lo scorso 18 ottobre i suoi primi 10 anni in Costituzione. Un compleanno importante in un contesto difficilissimo per il nostro Paese. Nel discorso pubblico che fa da sfondo a questa crisi la sussidiarietà è entrata di prepotenza, ma nel Paese reale chi la conosce? E chi la fa? Gregorio Arena, professore di Diritto Amministrativo all’Università di Trento e presidente Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà ci aiuta a scoprire un principio avanguardistico di amministrazione partecipata per la cura dei beni comuni.

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I civic entrepreneurs e l'open government in formato local

Per una strana sindrome delle parole può succedere che un’espressione, proprio quando prende piede, inizi ad aleggiare nei discorsi fino quasi a rarefarsi...con il risultato che, pur usata da tanti, non si capisce bene dove  e come diventi pratica. Mentre l’”open government” comincia a correre il rischio, dalla Gran Bretagna della Big Society arriva un modello che sembra far "atterrare" nei territori questo approccio di governo, sostenendo una figura chiave che per definizione " non è  pubblica né privata né sociale". Parliamo dei civic entrepreneurs, dei “Bill Gates e Steve Jobs della Big society”, di quelli che creano interfacce attraverso cui i cittadini possono partecipare, innovare e co-creare con facilità. Ne ha parlato Nat Wei, UK Government Chief Adviser on Big Society, recentemente a Roma.

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Big Society in costruzione. Da Londra a Roma, istruzioni per l’uso

La Big Society è sbarcata a Roma con  Nat Wei, Consulente capo del Governo di Cameron sul programma Big Society. In un convegno sul tema, la Fondazione Roma ha ospitato la relazione del più giovane tra i Lord della Camera Alta che, con pochi paroloni e molta concretezza, ha spiegato le fasi e gli elementi del Programma del governo inglese per dare forma a questa nuova (eppure antica) visione del vivere comune, in cui la comunità è al centro della produzione, oltre che della fruizione, dei servizi.

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GeneralWellBeing e happiness stats. Nuovi indicatori per la Big society di Cameron

Dal 25 novembre Downing Street aprirà ufficialmente le porte alle statistiche della felicità. A dirigere i lavori il numero 1 della statistica britannica Jil Matheson, a cui il primo Ministro Cameron ha deciso di affidare l’arduo compito di misurare il benessere dei cittadini britannici.

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