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Autonomia Finanziaria: i Comuni che ce la fanno con le proprie forze

La seconda tappa della nostra collaborazione con openBlog ed openpolis è dedicata alla capacità dei Comuni italiani di "sopravvivere" senza l'aiuto di Stato, Regione e enti pubblici. A questa domanda la redazione openpolis ha cercato di rispondere analizzando i dati sull'autonomia finanziaria dei Comuni su openbilanci.it. Fra i 110 Comuni Capoluogo, Caserta davanti a tutti. Ultime in classifica Trento e L'Aquila. 

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E se per caso il Governo durasse?

Se per caso le agitate acque della nostra politica di bottega concedessero comunque a questo Governo un tempo ancora sufficientemente lungo per portare a casa qualche risultato, cosa vorrei che mettesse in cima alle sue priorità per quanto riguarda il government? Difficile gioco della torre perché le cose da fare subito sarebbero tantissime, ma ci provo indicando cinque sfide che hanno anche la pretesa di suggerire al Governo di essere coraggioso e di uscire dalla vaghezza, perché è tempo per una agenda concreta e realistica, che cambi radicalmente le aspettative e dia fiato alla parte migliore della PA. Cinque sfide quindi, che si possono mettere sul tavolo e vincere nel giro dei diciotto mesi che i più ottimisti indicano come tempo massimo di scadenza dell’attuale esecutivo. Eccole...

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Quale dirigenza pubblica locale per accrescere la produttività del sistema paese

Continua la discussione attorno al tema del rapporto tra politica e dirigenza. Dopo l'editoriale di Carlo Mochi Sismondi, e la risposta della settimana scorsa da parte di Mauro Bonaretti, ecco un bell'intervento di Maria Angela Danzì, Segretario Generale del Comune di Novara che si sofferma sul rapporto tra funzioni di controllo del Governo centrale gestione dell'ente locale.

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Politica e dirigenza, lo spoil system selvaggio non è la soluzione

Continua la discussione attorno al tema del rapporto tra politica e dirigenza. Dopo l'editoriale di Carlo Mochi Sismondi, e la risposta della settimana scorsa da parte di Mauro Bonaretti, ecco questa settimana due altri interessanti interventi. Il primo - che leggete in questa pagina per gentile concessione dell'autore - è un editoriale pubblicato da Alberto Stancanelli su Italia Futura. L'altro, di Maria Angela Danzì, lo potete leggere a questo indirizzo. Buona lettura.

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Sulla dirigenza locale: anziché guardare indietro, il coraggio di alzare l’asticella

Il dibattito proposto da Carlo Mochi Sismondi, sulla necessità di superare le attuali modalità di accesso alla dirigenza, ha acceso una discussione vivace alla quale vorrei contribuire, piantando alcuni paletti e punti fermi e lanciando una proposta operativa, che, senza grandi stravolgimenti degli ordinamenti istituzionali, potrebbe contribuire a produrre immediatamente potenti dinamiche di innovazione all’interno delle amministrazioni pubbliche locali.

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Le città a colori: diversità, disomogeneità, relazioni siano valori non problemi

L'Italia ha un drammatico problema di rapporto debito/PIL. Per uscirne occorre ridurre il debito e tornare a crescere. Per fare questo in modo più rapido possibile e in un quadro di competizione globale, le città rappresentano i nodi decisivi di rete da rafforzare, aiutare, stimolare. Questa volta come editoriale vi voglio regalare un breve saggio sul tema di Mauro Bonaretti, direttore generale di Reggio Emilia e presidente di Andigel che i nostri lettori ben conoscono. Mauro parte dallo stato dell'arte, non certo soddisfacente, del rapporto tra governo centrale e autonomie locali per lanciare un appello che è anche un manifesto culturale: abbandoniamo la visione delle città in bianco e nero e abbracciamo il progetto di una città a colori dove diversità, disomogeneità, relazioni sono valori non problemi.

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Etica (pubblica) per un figlio*

Se il mio figlio piccolo (sedici anni tra pochi giorni) mi desse retta, questa sera, spinto dalle notizie di stampa e dalla visita al sito dei Comuni italiani, gli parlerei di etica pubblica. Comincerei a parlargli delle tasse e gli direi quanto è strano sentire dire oggi, come cosa nuovissima, verità ovvie: ad esempio che chi non paga le tasse deruba il contribuente onesto.  Gli direi anche che se in queste settimane è bastato fare qualche controllo “bandiera”, magari un po’ in forma di spettacolo, nei luoghi dei ricchi per dare a tutto il Paese l’impressione che l’aria che tira è cambiata e non c’è più trippa per i gatti furbi, allora probabilmente abbiamo sprecato tanto tempo e forse potevamo evitare di avere un debito pubblico al 120% del PIL che fa di lui, senza che lo sappia e senza il suo permesso, uno dei cittadini europei più appesantito. Poi commenterei con lui la notizia di oggi: che i sindaci hanno deciso che l’evasione fiscale è una cosa che tocca per prima cosa le autonomie locali e che se la lotta non parte da loro allora è destinata all’insuccesso.

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I soldi per pagare i debiti? Lo Stato se li fa prestare (obbligatoriamente) dagli enti locali

Nel Decreto Legge sulle liberalizzazioni, viene annunciata una boccata d’ossigeno per i creditori delle PA: immediatamente disponibili 5,7 miliardi di euro per estinguere parte dei debiti accumulati dalle amministrazioni pubbliche verso i creditori. Ma da dove spuntano questi soldi? Semplice: da comuni, province e regioni, che dal 29 febbraio prossimo saranno obbligati a versare la propria liquidità di cassa a Banca d’Italia. Ne parliamo con Carlo Rapicavoli, Direttore Generale della Provincia di Treviso che in un recente articolo ha sollevato il problema. 

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Mercato del lavoro regionale e le nuove sfide: istruzione formazione, apprendistato e orientamento.

Far in modo che le politiche per il lavoro siano al centro di quelle per lo sviluppo e rinnovare i servizi dedicati, attraverso una sussidiarietà sia verticale che orizzontale. Queste per Marco Lucchetti le sfide che attendono il nostro paese sul fronte occupazionale. In primo luogo è fondamentale passare ad una gestione territoriale anche al sistema dell'istruzione e della formazione professionale, sulla base del titolo V della riforma Costituzionale, secondo le necessità del mondo produttivo e del mercato del lavoro locale.

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Occasione perduta?

In un recente editoriale lamentavo che la PA digitale fosse ormai da aggiungere alle tante riforme perdute da far cercare a “Chi l’ha visto?”. Immediatamente ho avuto l’indignata reazione di molti che in questi anni ci hanno lavorato e creduto e che magari hanno anche ottenuto, nel loro settore o nel loro territorio, risultati apprezzabili. Per non incorrere in quello che Michele Serra ha magistralmente descritto come “pensiero sbrigativo”, che tanto successo ha ora nella politica, cerco di argomentare meglio il mio ragionamento dividendolo (Bacone insegna) in pars destruens e pars adstruens, insomma in criticità e proposte. Non è un elenco “sbrigativo” io ci ho lavorato un bel po’ di tempo, quindi altrettanto ve ne chiedo. Armatevi di un po’ di pazienza e prima di criticare leggetelo tutto.

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