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La lotta fra poveri del pubblico impiego

Il decreto legge 101/2013 (il cosiddetto “decreto D’Alia”), relativo alla razionalizzazione della PA è stato convertito ed è ormai legge dello Stato. Di questo complesso e tormentato provvedimento mi interessa qui parlare della vexata quaestio che ruota intorno ai precari nel pubblico impiego. Premesso che a mio parere il Decreto legge 101 è un buon compromesso, probabilmente il migliore possibile oggi ed è dettato da sano buon senso, esso non può che mettere in evidenza un conflitto di fondo che sarà bene chiarire e su cui è necessario farsi un’idea.

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I dipendenti pubblici in Italia sono troppi?

copertina della pubblicazioneQuesta indagine, basandosi sui dati ufficiali italiani confrontati con le analisi ufficiali sul settore del pubblico impiego realizzate in Francia e Gran Bretagna, tende a dimostrare una tesi: che gli impiegati pubblici in Italia non sono troppi, né costano in assoluto troppo, ma che tutto il pubblico impiego soffra di disfunzioni croniche che nessuna riforma è riuscita ad intaccare. Così sono troppo vecchi, meno qualificati, mal distribuiti, pagati in modo troppo difforme e con troppi dirigenti.

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Per ora 4.028 eccedenze nella PA: troppe o troppo poche?

Prima la comunicazione di Patroni Griffi in un incontro a porte chiuse ai sindacati, poi un twitter con la cifra, infine una tabella proposta sul sito istituzionale: cominciano ad uscire i numeri dei dipendenti pubblici in sovrannumero. Sino ad ora, esaminati 9 Ministeri (ma per es. non Giustizia e MIUR), 21 Enti di ricerca e 20 Enti non economici (ma non l’INPS che è il più grande), il Ministro ha annunciato che, su circa 93.000 dipendenti ci sono 4.028 impiegati di troppo (4,3%), mentre si parla di un eccedenza di 48 dirigenti generali e 439 dirigenti di seconda fascia. Come sempre annunci di questo genere suscitano molte reazioni, anche emotive. Noi però siamo gente appassionata, ma che cerca di ragionare a mente fredda e quindi vi propongo un’analisi che parte dai fatti, legge poi le reazioni, spiega le parole e alla fine, ma solo alla fine propone una provvisoria e personale valutazione.

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Lavoro pubblico e riforma costituzionale: l'errore del centralismo

Il recente disegno di legge di riforma del titolo V della Costituzione approvato pochi giorni fa in Consiglio dei Ministri, per altro apprezzabile nel suo obiettivo di ordinare una materia che la precedente riforma del 2001 aveva lasciato con enormi buchi, prevede il ritorno allo Stato della potestà legislativa esclusiva per quanto riguarda il lavoro pubblico. Introduce infatti la “disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni” nel punto g) dell'art 117 della Costituzione che elenca le aree di potestà esclusiva dello Stato. In parole povere né leggi regionali né norme o statuti degli enti locali avranno più possibilità di regolare temi quali assunzioni, valutazione, stabilizzazioni, ecc. Io credo che sia una scelta profondamente sbagliata sia nei suoi presupposti teorici sia nei suoi effetti pratici. Cercherò di argomentare questa convinzione…..

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Chi ha paura dei numeri nella PA che cambia?

Gli impiegati pubblici italiani sono più o meno della media europea? Ci sono più uffici pubblici a Catania o a Venezia? Tutti i dipendenti delle amministrazioni hanno Internet? E lo usano? E per far che? Come sempre se cercate risposte difficilmente potrete basarvi su numeri certi e spesso le opinioni, e ahimè anche le decisioni, si basano così sulle impressioni piuttosto che sui fatti.Ora è il momento di fare chiarezza, anche a costo di dover dare l’addio a convinzioni di comodo. Parte infatti in questi giorni il Censimento dell’Industria e dei Servizi, realizzato dall’ISTAT, che coinvolge le istituzioni pubbliche attraverso una rilevazione esclusivamente on line.

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Come si lavora nella PA? Merito, incentivi e valutazione i punti dolenti

Il dato emerge da un’indagine sul benessere organizzativo nelle amministrazioni condotta da FORUM PA attraverso un questionario on line e presentata oggi. Il problema più grave nel lavoro pubblico è, secondo gli intervistati, quello del merito e dell’equità. Solo il 6% dei rispondenti pensa che nella propria organizzazione il merito sia il principale criterio per gli avanzamenti di carriera, contro un 63% secondo cui questo non avviene mai e un 31% che lo definirebbe episodico.

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  • Cod. C.20
  • 17/05/2012
  • 09:00 - 11:00

Lavoro pubblico e stato delle riforme (in memoria di Ubaldo Poti)

  • Cod. lab.139
  • 18/05/2012
  • 13:00 - 14:30
  • Padiglione 8
  • Stand 06A

DFP risponde. Pubblico impiego: reclutamento e organizzazione

  • Cod. C.24
  • 16/05/2012
  • 14:00 - 16:30

Pari opportunità e contrasto delle discriminazioni come fattori di benessere nelle P.A.

Bilancio di genere, conciliazione dei tempi di lavoro e personali, lotta alle discriminazioni

Lavoro pubblico: ecco l’accordo tra Patroni Griffi e i sindacati

I protagonisti di questo breve editoriale sono un documento di pre-intesa sulla riforma del pubblico impiego ancora ufficioso, ma pubblicato in grande evidenza sui siti dei principali sindacati del pubblico impiego, un duro giudizio giornalistico sullo stesso accordo che lo accusa di essere una “controriforma”, due lettere al Corriere della Sera di segno diametralmente opposto, la prima del Ministro che difende l’accordo dicendo che “ Non intendiamo procedere a una riforma epocale e tantomeno a una controriforma. Piuttosto vorremmo proseguire un percorso già iniziato” e la seconda dell’ex-Ministro Brunetta che parla invece di “resa alla cattiva burocrazia” , e infine una piazza per discuterne e capirci di più, che sarà il prossimo FORUM PA che si apre tra una settimana a Roma e vedrà molti appuntamenti per vederci più chiaro.

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