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La digitalizzazione della scuola e la responsabilità di riformare un sistema

L’introduzione del digitale nella scuola è in ritardo come un po’ in tutte le amministrazioni del Paese e non è solo un problema legato alle infrastrutture. La scuola è parte della pubblica amministrazione e risente in pieno dell’approccio inefficiente e viziato da una cultura per la quale il pubblico, ciò che è di tutti, è di ‘nessuno’ e rappresenta spesso l’oggetto di interessi non proprio leciti: la mancanza di attenzione all’efficacia delle azioni intraprese, il non fissare e non verificare i risultati da conseguire rende inutile e ‘spreco’ ogni spesa. Gli effetti di questa impostazione ricadono su tutti noi e le nuove generazioni già ne subiscono le pesanti conseguenze.

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Serve un nuovo modello educativo, l'educazione per la vita

È dal 1977 che in Italia non si registra un tasso di disoccupazione giovanile così elevato, oltre il 35 per cento. Il lavoro è finito? Come aveva predetto anni fa l’economista Jeremy Rifkin, c’è sicuramente un lavoro che è finito, quello legato alla carriera e agli scatti di anzianità, all’occupazione unica di tutta una vita. Insieme alle nuove generazioni, a partire dalla scuola, dobbiamo imparare ad essere job creator, il lavoro si crea. Ma come? Da dove cominciamo? Se è vero che i mestieri del futuro non esistono ancora, non bastono le competenze digitali. Serve un nuovo modello educativo e uno strumento per diffonderlo sul territorio, dal basso. Per questo abbiamo lanciato la Rete nazionale delle Palestre dell’Innovazione, per una cultura diffusa dell’educazione per la vita. Servono conoscenze, competenze e valori.

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Occupazione, Inclusione sociale e Istruzione: partenariato e nuovo volto del FSE

I Fondi strutturali e di investimento europei cambiano. L’approccio rivoluzionario tracciato dai Regolamenti per la nuova programmazione 2014-2020 ridefinisce infatti la ragione d’essere degli strumenti di investimento che l’Ue mette a disposizione dei paesi membri per dare attuazione agli orientamenti per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva tracciati dalla strategia Europa 2020.

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La strada verso la smart Europa di EU 2020 è tutta in salita… e il tempo stringe

Il 75% di uomini e donne tra i 20 e i 64 anni attivi nel mondo del lavoro, il 3% del PIL da investire nel settore della ricerca e sviluppo, 20 milioni di persone fuori dal rischio di povertà. Tutto questo entro il 2020. Ce la faremo? Per monitorare il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia Eu2020 è stato sviluppato un set di indicatori specifici, ma il trend non è dei più rosei. Cerchiamo di capire a che punto siamo e quale è la situazione specifica dell’Italia.

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